Ricominciare

I lavoratori più anziani non sono da rottamare. Valorizzare la competenza e l’esperienza di lavoro qualifica le specificità. — ANDREAS GROTE

Il Consiglio nazionale si è recentemente espresso a favore di un innalzamento dell’età pensionabile. Ma come si presenta il mondo del lavoro per i lavoratori più anziani? Spesso viene detto loro che sono troppo cari, troppo poco flessibili e troppo poco giovani. Christine Bucher, sorride. A 50 anni ha cambiato orientamento professionale, passando da un’attività commerciale a una molto creativa. È tornata tra i banchi di scuola per diventare una grafica. «Ad un certo punto sentivo la creatività che voleva uscire dal mio corpo. Mi sono buttata, e ora sono felice», racconta Bucher (vedi ritratto). E così ha trasformato la sua passione in una nuova professione. Cambiare non è stato semplice, ma ci è riuscita. «Ero spinta da una sorta di fuoco, che mi ha aiutato a cambiare», confida ripensando al passato.


Ma che un lavoratore non più giovane cambi posto volontariamente perché in cerca di nuove sfide o è stato licenziato, stando alle statistiche ufficiali, riesce comunque a trovare un nuovo impiego. Il numero di disoccupati tra gli over 50 è inferiore rispetto ai giovani. L’unica differenza: un giovane in cerca di lavoro impiega in media solo tre mesi a trovare una nuova occupazione. Una persona meno giovane circa sei mesi.

Un pezzo di identità
Il motivo: «La perdita del lavoro incide maggiormente e più a lungo sulle persone più anziane», dichiara lo psicologo del lavoro Toni Nadig del centro di consulenza e outplacement, con sede a Zurigo, Dr. Nadig + Partner. Chi ha lavorato per venti anni e oltre nella stessa azienda, dopo il licenziamento o le dimissioni volontarie perde un pezzo di identità. A tutto ciò si aggiunge la rabbia nei confronti dell’ex-datore di lavoro.

Inoltre, le persone meno giovani devono imparare da zero come proporsi sul mercato del lavoro odierno. Alcuni disoccupati non hanno aggiornato il proprio curriculum professionale, né redatto una lettera di candidatura per tantissimo tempo. Il consulente del lavoro Nadig consiglia pertanto di chiedere aiuto a professionisti, in modo da accelerare il processo. Perché più la disoccupazione dura a lungo, più risulta opprimente. Inoltre, il consulente aiuta la persona disoccupata a superare psicologicamente il problema del licenziamento e ad acquisire consapevolezza delle proprie competenze e attitudini, a comunicarle, a offrirsi attivamente e a candidarsi in modo corretto. «Non procuriamo un nuovo lavoro, ma rendiamo la persona in cerca di lavoro in grado di operare in autonomia, solo questo assicura il successo».

Dopo il licenziamento vi sono aziende che pagano i servizi del consulente privato di outplacement. In alternativa, è d’aiuto il consulente dell’Ufficio regionale di collocamento (URC). «Negli URC sono stati apportati miglioramenti notevoli, concernenti la qualità e la competenza dei consulenti», fa notare Nadig, che organizza workshop, corsi e training per persone in cerca di lavoro.

Un altro lavoro
In una prima fase, la persona in cerca di impiego definisce insieme al consulente il proprio profilo personale: cosa mi aspetto dal nuovo lavoro, come dev’essere il mio futuro professionale, quali sono le mie aspirazioni e le mie esigenze. Spesso le prospettive sono cambiate rispetto a trent’anni fa, quando era all’inizio della sua carriera.
Mansioni, orario di lavoro, luogo di lavoro e retribuzione rivestono tra l’altro un ruolo fondamentale. Infine: cosa ho da offrire al nuovo datore di lavoro? Qui i più «anziani» sono avvantaggiati: data l’esperienza professionale, i numerosi contatti nel settore e la competenza sociale, hanno una marcia in più rispetto ai giovani. «È esattamente questo che bisogna sottolineare in una candidatura, non scusarsi per l’età», afferma Nadig.

Se le competenze sono giuste, le aziende sono anche disposte a spendere qualcosa in più. La maggior parte delle persone in cerca di lavoro rimane all’incirca nella stessa fascia retributiva precedente, mentre circa il 10% ottiene di più. Una persona su tre deve tuttavia fare i conti con un reddito inferiore nel nuovo posto di lavoro, ad esempio perché nel corso degli anni, nel precedente impiego, non ha pensato ad aggiornarsi o perché nel mondo digitale il suo lavoro ha cambiato forma, oppure, per ragioni economiche, è stato trasferito all’estero….

Il lavoro nascoto
Per trovare il lavoro giusto non basta leggere gli annunci sul giornale, con i quali si cercano soprattutto giovani, spiega Nadig.
Di conseguenza, il profilo dei posti di lavoro richiesti negli annunci corrisponde solo raramente a ciò che un lavoratore più anziano può offrire e a ciò che sta cercando. I lavoratori meno giovani trovano un nuovo lavoro soprattutto all’interno del proprio ambiente. Solo una persona su tre si ricolloca rispondendo a un annuncio. Superiori sono invece le opportunità sul mercato del lavoro nascosto, ovvero profili professionali che non sono stati occupati e assegnati, o che l’azienda crea ex-novo dopo aver valutato le qualifiche del candidato. Trovare tali opportunità è più impegnativo, ma anche più rapido,  poiché la concorrenza è minore. In questo caso è importante crearsi una rete personale. Il passaparola, le telefonate a colleghi, gli ex-collaboratori, il vecchio datore di lavoro, i clienti o i committenti aiutano a individuare le aziende a cui serve una figura con un determinato profilo. In questo modo si ottiene anche il nominativo dei responsabili decisionali cui rivolgersi. «Chiedere informazioni telefonicamente è sempre meglio, dato che si può dare una prima buona impressione e sapere se vi sono opportunità concrete», afferma Nadig. Al contrario, le candidature spontanee non richieste non vengono prese in considerazione.
«Impostare il proprio profilo nei portali di offerte di lavoro in Internet (vedi link) è una soluzione altrettanto valida. Oggi i responsabili del personale e i dirigenti li consultano spesso». Anche presso le fiere è possibile stringere contatti con Le aziende.

Attività indipendente
Invece, il passaggio alla libera professione dovrebbe essere ponderato attentamente. Senza riserve finanziarie, solo raramente si ha successo e occorre essere onesti con se stessi», conclude Nadig. Altrimenti, qualsiasi nuovo rifiuto potrebbe alimentare la convinzione che sul mercato del lavoro non esistano più opportunità per noi.

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