PIAZZA FONTANA A ROVIO (©FOTOPEDRAZZINI.CH) - Spherical Image - RICOH THETA

Rovio: il buen ritiro
nella natura

Piazza Fontana è nata “per caso” a metà Ottocento. Un’oasi di pace nell’idillio primaverile, con la chiesa dei SS. Vitale e Agata e il signorile palazzo Bagutti. Voci e testimonianze.— ROCCO NOTARANGELO

Rovio è su una terrazza a 500 metri, tra la tavola d’inchiostro del Ceresio e la sagoma minacciosa del Monte Generoso. La raggiungiamo con l’autopostale dopo un’ubriacatura di curve. La fermata è Rovio Paese, in Piazza Fontana, con la chiesa dei SS. Vitale e Agata, le panchine rosse e l’idillio bucolico di forsizie e platani.


PIAZZA FONTANA A ROVIO DA DRONE (©FOTOPEDRAZZINI.CH) - Spherical Image - RICOH THETA


Questo villaggio di 800 anime, che ha dato i natali a tanti personaggi illustri, dalla dinastia di artisti dei Carlone al “Sciur Maestru” Angelo Frigerio, è un’oasi di pace e il buen retiro per chi “stacca la spina” dopo una giornata di lavoro frenetica a Lugano. Come Carlo Silini, giornalista di punta del Corriere del Ticino. «Mi sono trasferito a Rovio, da Maroggia, nel 2001, perché cercavo un luogo dove rifugiarmi nel silenzio, in sintonia con la natura. Mi ha convinto anche la “storia laterale”, che viene dal detto antico “A Rovio e ad Arogno si va soltanto per gran bisogno”, a sottolineare l’alterità, non solo geografica, di questi due borghi isolati, a sé stanti. Infine, con la nascita di mio figlio, Rovio è diventato il mio “nido”, la mia casa».

Un rifugio
Tra i nuovi abitanti c’è anche lo scrittore e regista Flavio Stroppini, nato e cresciuto a Gnosca. «Sono spesso in viaggio in diversi angoli di mondo alla ricerca di storie da raccontare. Desideravo un porto tranquillo, che mi permettesse di digerire e ordinare le immagini, i suoni, gli odori collezionati lontano dal Ticino. L’ho trovato a Rovio, quattro anni fa. Qui a volte mi sembra di ritrovarmi sulla schiena di un animale selvatico, abituato all’uomo ma non addomesticato» confessa con afflato poetico. «C’è il poggio sinuoso che si specchia in pareti scoscese, la tranquillità di un fiumiciattolo nella ferocia di una cascata; e le nebbie improvvise che cancellano tutto e sembra stare su un’isola».
Ma prima di essere il pittoresco nucleo di vicoli e canali sotterranei, Rovio è la sua piazza, Piazza Fontana. Uno scrigno, in cui spicca l’austera chiesa medievale dei SS. Vitale e Agata, con il suo interno di stucchi e affreschi di epoca barocca, il campanile neoclassico con l’orologio e il portichetto del Settecento. Di fronte, il signorile palazzo Bagutti. Una piazza con una storia bizzarra, una piazza nata “per caso”.

Rinaldo Bagutti, classe 1925, davanti al palazzo fatto costurire nel 1867 dal suo antenato Bartolomeo.


«Sì, esiste solo dal 1863. Prima, c’era un avvallamento, in cui scorreva un ruscello, con un ponte tra la chiesa e il paese e una fontana adibita a lavatoio comunale, da cui il nome della piazza» racconta Rinaldo Bagutti, classe 1925, “memoria storica” di Rovio e discendente di una famiglia milanese che arrivò in Ticino nel XV secolo, a causa della peste. «La piazza è nata quasi per necessità, quando a metà Ottocento il mio antenato Bartolomeo Bagutti, scultore in Argentina, ritorna a Rovio e decide di far costruire un palazzo di fronte alla chiesa. Ed è proprio con i materiali di scavo che fa riempire l’infossamento e fa sorgere la piazza. Peccato sia morto per infarto nel 1867, alcuni giorni prima dell’inaugurazione dell’edificio, che ancora oggi è di grande valore estetico» spiega con orgoglio il nostro novantenne. Piazza Fontana è l’ombelico di Rovio. Attorno ad essa la chiesa, il ristorante, la sala multiuso e lo spiazzo in ghiaia per le feste. E a pochi passi il cimitero e il parco giochi.

“Passeggero ferma il piede...”
«Sono due dettagli storico-culturali che mi colpiscono”, precisa Carlo Silini, “l’orologio del campanile con la bocca del leone sulle 12, come se i suoi denti volessero fermare il tempo; e la scritta “Passeggero ferma il piede, inchina Maria e troverai mercede”, sulla cappelletta Gesiö, del XVII secolo, vicino alla fermata del bus, che io interpreto laicamente come un invito: “sei nella storia di questo villaggio, fai una sosta!”.
Per Stroppini, invece, Piazza Fontana è un po’ la sua Itaca, un ancoraggio soprattutto esistenziale: «Mi accoglie dopo i “maremossi” dei viaggi. Scendo dall’autopostale e prima d’incamminarmi verso casa mi siedo su una panchina e fumo una sigaretta. Raro che ci sia qualcuno. In quel momento è come se mi riappriopriassi di qualcosa. Mette tranquillità, mi stimola ad osservare cosa è cambiato nella natura durante la mia assenza. Ecco, la piazza è come un orologio, mi rimette con i piedi ben saldi a terra».

Lo scrittore Flavio Stroppini


Insomma, una piazza che brilla di luce e bellezza. Purtroppo, poco animata di gente, letargica. «Eppure, fino agli anni Settanta non era così», afferma con stizza e nostalgia Rinaldo Bagutti. «Allora era vissuta, perché c’era la latteria, la macelleria, la posta, la banca, l’asilo-scuola. E il baccano dei ragazzi che giocavano a pallone. In quegli anni, poi, gestivo io il ristorante Salone sulla piazza, aperto nel 1911 da mio nonno Carlo. Avevo la televisione e tutti i roviesi venivano nel locale per seguire lo sci, il tour de France e il giro d’Italia. Oggi è sparito tutto, è un cimitero, a parte la chiesa e il ristorante».


Fritz Gysin, 71 anni, ingegnere in pensione, residente a Rovio dal 1987, mette in rilievo che «la piazza è viva di gente solo poche volte all’anno: per le processioni religiose di febbraio e luglio, per la “sagra della costina” di fine luglio, che riunisce tutto il paese a ballare e mangiare, e per il 1° agosto. Nella bella stagione, a parte i turisti, noto il rito di alcune signore che si ritrovano al crepuscolo su un panchina a confabulare».

Il viavai delle auto
Che cosa manca a questa piazza, come valorizzarla? «Come per qualsiasi piaz-
za, è necessario immetterci vita, persone che colonizzano lo spazio, facendolo diventare luogo d’incontro», auspica Flavio Stroppini. La questione più controversa, però, è il traffico. Piazza Fontana è tagliata in due dalla strada e, quindi, dalle auto che vanno e vengono da Melano e da Arogno. « È un viavai che crea insicurezza, soprattutto per bambini e anziani» afferma con preoccupazione Carlo Silini. «Anche a me, e non solo per deformazione professionale, disturba il traffico», dice Fritz Gysin. «Una ventina di anni fa è stata ventilata l’ipotesi di una circonvallazione. Sarebbe stata la morte della piazza, perché a Rovio la macchina è indispensabile, e non va demonizzata. Per me, la soluzione ragionevole è ridurre la velocità a 20 o a 30 all’ora, in modo da far convivere gli automobilisti con i passanti e i frequentatori della piazza». Infine, da Rinaldo Bagutti, a cui disturba soprattutto l’asfalto e il brecciolino, una proposta di arredo urbano: «pavimentare tutta la piazza di sampietrini, così diventa esteticamente omogenea e acquista un’atmosfera rustica». Che cosa ne pensano i politici?  

PIAZZA FONTANA A ROVIO (©FOTOPEDRAZZINI.CH) - Spherical Image - RICOH THETA

Visita il sito internet di Massimo Pedrazzini

Il fotografo che ha realizzato le foto panoramiche per Cooperazione.

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