SUV compatti
e maxi salotto

Ieri, la scelta ricadeva sulla «station wagon». Oggi, le famiglie prediligono un SUV di medie dimensioni. Tre modelli a confronto.  — Andreas Faust

Mamma, papà e due bambini hanno bisogno di spazio. Ma, mentre in passato la scelta ricadeva spesso sulla station wagon, da alcuni anni le famiglie prediligono un SUV di medie dimensioni. Perché hanno uno spazio di carico che basta e avanza, ma anche perché offrono una buona visuale e la seduta è rialzata. Rinunciando alla trazione integrale – tanto per arrivare ovunque bastano gli pneumatici invernali – e accontentandosi delle motorizzazioni di base, con un budget contenuto si può scegliere tra la Ford Kuga, la Hyundai Tucson appena uscita di fabbrica e la Mitsubishi Outlander riprogettata di recente.



La seconda generazione di Ford Kuga è meno grossolana e rispecchia maggiormente lo standard attuale: griglia ampia, tetto dalla linea lunga e alcuni rilievi nella carrozzeria sono, infatti, gli elementi che la accomunano ad altri modelli dello stesso segmento.




All’esterno
Anche la Tucson di Hyundai ricalca la stessa linea, mentre il suo predecessore aveva una forma piuttosto paffuta. Esteriormente questi primi due modelli assomigliano molto alle station wagon, anche se ne sono la diretta concorrenza. La Mitsubishi Outlander è più alta e, anche senza 4x4, si presenta come un veicolo a trazione integrale di vecchio stampo. E inoltre supera la Ford e la Hyundai, di 17 e 20 centimetri.





All’interno
A bordo della Kuga, sulla console centrale spicca un tastierino gigantesco a fronte di uno schermo minuscolo. Molto grazioso di aspetto, ma difficile da usare a causa dei suoi numerosi tasti. Ma c’è un miglioramento in vista: a metà anno la Kuga sarà rielaborata e gli interni saranno dotati di nuovi materiali. La leva del cambio posizionata in alto è espressione di comodità. Il cruscotto della Tucson ha una ripartizione simile, ma un aspetto più sofisticato. I sedili confortevoli si trovano in posizione rialzata, ma l’esperienza di guida assomiglia molto a quella di una station wagon.
Salire a bordo della Outlander sembra, a confronto, una vera scalata. In compenso, il cruscotto è il più chiaro in assoluto e, grazie alla sua lunghezza, l’abitacolo offre molto spazio per la testa e grande libertà di movimento per le gambe. Con una capacità di carico che va da 591 a 1.754 litri, ottiene ottimi risultati e si piazza in testa alla Tucson (da 513 a 1.503 litri) e la Kuga (da 456 a 1.653 litri).

Equipaggiamento di base
Le differenze sono grandi anche nell’equipaggiamento di base: tutti i modelli sono dotati di un regolatore della velocità, ma la Hyundai dispone di serie del controllo della velocità in discesa e degli utili sensori di parcheggio posteriori. Il climatizzatore automatico è montato di serie solo sulla Outlander. E i sistemi di assistenza alla guida? Solo nelle categorie di equipaggiamento superiori o dietro sovrapprezzo.

Le tre le candidate offrono motorizzazioni di base che comprendono solo la trazione anteriore. Ford utilizza un motore turbo a benzina 1,5 litri.  Il motore Mitsubishi ad aspirazione, 2,0 litri, è il punto debole della Outlander ed è abbinato al cambio a cinque marce. La potente versione turbodiesel 4x4 costa 10mila franchi in più; il prezzo del modello ibrido plug-in, parco nei consumi, sarà più alto ma non è ancora stato fissato. Una curiosità: benché in fase di produzione il motore a benzina sia nettamente meno costoso, la versione più conveniente della Hyundai ha un motore turbodiesel 1,7 litri.

Conclusione
La casa Mitsubishi offre il più gran numero di automobili a poco prezzo. La Ford Kuga vanta una trazione avvincente, ma risulta deficitaria per gli interni. La Tucson della Hyundai è il modello più nuovo e si distingue per il piglio armonioso.

Conversando con il cruscotto


Sono nati per facilitare la vita di noi automobilisti: i più moderni congegni che fanno parte della dotazione di serie di molte auto servono ad aumentare la sicurezza o a rendere meno stressante la guida, ma capita che creino situazioni surreali. Prendiamo il riconoscimento vocale. Una dizione perfetta non basta. Usare con profitto questo sistema richiede soprattutto nervi saldi, consapevoli che comunque non saremo al riparo da improbabili e irritate conversazioni con il cruscotto. Chiedere al navigatore di portarci in un determinato luogo, cambiare radio, comporre un numero di telefono: tutte operazioni che, almeno sulla carta, basta pronunciare come se fossero desideri espressi al genio della lampada. Salvo poi dover scegliere fra una lista infinita di località che suonano in modo analogo o ritrovarsi al telefono col capo anziché con la moglie. Incertezze tecnologiche che alla fine potrebbero scoraggiare l’uso di sistemi utili. Un po’ come quel libretto con le istruzioni spesso cinque centimetri che abbiamo guardato con diffidenza e subito dimenticato nel portaoggetti. 

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