Sara Betti con i suoi due cavalli con cui offre terapia a Rancate. (Foto: Annick Romanski)

«I cavalli mi sono
sempre piaciuti»

Durante un soggiorno a Losanna, Sara Betti scopre la possibilità di abbinare la sua passione per i cavalli alla sua professione. — Raffaela Brignoni

Avere una passione e seguirla costi quel che costi. Anche se significa andare a Losanna regolarmente, a volte per una sola ora di stage. È quello che ha fatto e che rifarebbe anche oggi Sara Betti. La trentaduenne sottocenerina, grazie a questo sacrificio, oggi ha in tasca il diploma di terapeuta in Tac (terapia a cavallo, ndr), un titolo più unico che raro in Ticino. «I cavalli mi sono sempre piaciuti. Sarà una cosa di famiglia: già mia nonna e mio padre andavano a cavallo e io ho iniziato a 11 anni. Ma non avrei mai pensato di farne un’attività» spiega la terapeuta. Già ragazzina sapeva che avrebbe lavorato in ambito sociale. Studia alla propedeutica e alla scuola specializzata in cure infermieristiche di Lugano e inizia a lavorare all’ospedale universitario di Losanna. Ed è proprio lì che viene a conoscenza della formazione in terapia con i cavalli. Sembra un’attività cucita su misura: abbina le competenze professionali acquisite in ambito infermieristico alla sua passione per i cavalli. Ma il ciclo di studi è già iniziato e Sara deve aspettare il prossimo round: tre lunghi anni di attesa.

Nel frattempo Sara torna a vivere in Ticino, conosce quello che diventerà suo marito e lavora all’ospedale a Mendrisio. Con un chiodo fisso nella mente: la formazione come terapeuta all’Alta scuola di lavoro sociale e sanità di Losanna e quindi nel 2010 non perde il treno per la prossima iscrizione ai corsi. Per Sara iniziano tre anni divisi tra il lavoro e gli affetti in Ticino e la formazione in Svizzera romanda.

«

Quando sono a cavallo mi sento libera.»


Una terapia poco conosciuta
Ottenuto il diploma, non è facile per Sara affermarsi in Ticino. «Qui, la terapia con il cavallo è ancora una realtà piuttosto sconosciuta, diversamente dalla Svizzera romanda» puntualizza Sara. Eppure si tratta di una terapia che inizia a diffondersi un po’ ovunque. Non solo in caso di problemi motori, ma anche per malati di tumore o per ragazzi che presentano disturbi psichici e comportamentali. «La terapia con il cavallo – spiega Sara – prende in considerazione l’individuo nella sua totalità, prendendo a carico disturbi sia di tipo fisico che psicologico, affettivo o comportamentale. In questo tipo di terapia, si dà la priorità alla relazione con l’animale. Si inizia facendo conoscenza con il cavallo: il paziente lo spazzola, lo accarezza. Si tratta di un momento di scambio privilegiato, che io stessa ho sempre adorato sin da bambina. In seguito si svolge o un lavoro a terra con il cavallo, con percorsi e giochi. A volte propongo piccole passeggiate qui nei dintorni. Il lato positivo di una terapia come questa è che si svolge all’aperto, e quindi per molti pazienti che devono già trascorrere parecchio tempo in ospedale  o in istituto, presenta un notevole valore aggiunto rispetto a una terapia in uno studio, per esempio. È una terapia molto efficace per ragazzi irruenti con disturbi comportamentali che a volte hanno bisogno di ricevere e di seguire delle regole. Perché con un cavallo non si può fare tutto quello che si vuole. È un animale molto sensibile ma ispira anche rispetto».
E quando parla dei suoi due cavalli e del suo lavoro, si accende l’entusiasmo nello sguardo di Sara. «Il bello della mia attività come terapeuta, è che si vive intensamente il momento presente proprio grazie al cavallo: non si è stressati, ed è come se il tempo si dilatasse. E quindi anche il paziente è portato a vivere nel “qui ed ora”. All’ospedale invece il ritmo di lavoro è serrato – spiega l’infermiera –. Quello che più mi piace è la relazione con il paziente. Non si tratta solo di somministrare pillole, ma soprattutto di uno scambio con la persona».

E lo scambio, come infermiera e come terapeuta, può avvenire sia in situazioni in cui il paziente è sulla via della guarigione, sia quando purtroppo, per il malato non c’è più speranza. Durante la formazione, Sara ha accompagnato una diciannovenne afflitta da un tumore al cervello in fase terminale. «Ha seguito la terapia con il cavallo fino alla fine. Era già in carrozzina, ma apprezzava enormemente i momenti in compagnia del cavallo. In terapia, il cavallo svolge anche questa duplice funzione: da un lato aiuta a superare momenti difficili nella vita, dall’altro accompagna nel percorso verso la morte. In questo senso è come il Caronte dantesco» precisa Sara, che proprio a questo aspetto ha dedicato il suo lavoro di diploma.

Oltre agli studi e al lavoro, la vita di Sara si è piacevolmente complicata con l’arrivo poco più di un anno fa del figlioletto Noah a cui sta già instillando l’amore per gli animali. Infatti, il piccolo ha già avuto modo di fare qualche uscita a cavallo. «L’ho portato con me un paio di volte. Mi sono emozionata quando ho visto la manina di Noah che stava accarezzando il cavallo, mentre io lo stavo preparando» sorride Sara. E tra i mille impegni l’infermiera-terapeuta e giovane mamma, si ritaglia sempre un po’ di tempo per cavalcare. «Quando sono a cavallo dimentico il resto e mi sento davvero libera!».

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