I ricercatori di FiBL non lavorano solo nei laboratori. Al contrario, anche nei campi o, come Johanna Probst, nelle stalle.

Scienziati a sostegno
della natura: le interviste

Il più grande centro di ricerca al mondo sul «biologico» si trova nel Canton Argovia. Qui si sposano scienze high-tech e agricoltura, suscitando l’interesse persino dei cinesi.

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I cinesi sono maestri dell’imitazione. Quando esiste una tecnologia da scoprire, si recano sul posto, la osservano e la realizzano. «Per loro il bio è una nuova tecnologia», dichiara Urs Niggli, che attende una delegazione di scienziati da Pechino. Vengono in Argovia per imparare, più precisamente, presso l’Istituto di ricerche dell’agricoltura biologica (FiBL) di Frick, di cui Niggli è direttore dal 1990. È il più grande e rinomato al mondo del settore. Lo stretto legame tra teoria e pratica è dimostrato dal fatto che, senza i ricercatori del FiBL, oggi probabilmente da Coop non ci sarebbero in vendita mele bio, ciliegie bio o nemmeno succo d’arancia bio.



Sogni di espansione
Quello che è iniziato nel 1973 in un piccolo garage a Oberwil (BL) è diventato un campus di ricerca di circa 40 ettari con 160 dipendenti, laboratori, una fattoria, un vigneto, serre, campi e frutteti. A tutto ciò si aggiungono un ufficio a Losanna, due succursali in Europa e vari istituti affini in tutto il mondo che FiBL ha aiutato a sviluppare. «Nel 2000 sognavo  di diffondere il nome FiBL nel mondo intero», afferma Niggli, anch’egli luminare della ricerca bio. Il clima politico era favorevole. Il bio stava vivendo un momento d’oro e veniva sempre più incentivato dallo Stato. Tuttavia Niggli abbandonò i propri sogni di espansione, si rese conto che collegarsi in rete e collaborare con istituti, università e organizzazioni di ricerca già esistenti sarebbe stato alla fine più proficuo di un monopolio del FiBL.
E gli altri dove sono?

In Svizzera, oltre al FiBL, anche Agroscope, che appartiene alla Confederazione, si occupa di tematiche legate all’agricoltura bio. Ma non solo. Lo stesso vale per il politecnico e le scuole universitarie professionali. Se si guarda al di là del proprio orticello, in Europa c’è l’International Centre for Research in Organic Food Systems in Danimarca e l’Organic Research Centre, noto anche come «Elm Farm», situato vicicno a Londra. Il suo fondatore, David Astor, alla fine degli anni ʼ70 era stato in visita al FiBL e ne era rimasto talmente entusiasta da prenderlo come esempio e creare nel 1980 un istituto simile. Un altro organismo importante è il Rodale Institute in Pennsylvania, seguito da altre organizzazioni e università americane.

La ricerca, costa
È impossibile citare tutti i centri di ricerca. È chiaro però che nessuno può competere con un «campione del settore» come il FiBL. È uno dei pochi istituti interamente dedicati all’agricoltura bio. Interviene rapidamente in caso di gravi problemi degli agricoltori bio e di domande scottanti da parte dei consumatori, è in grado di far nascere progetti di ricerca dal nulla nell’arco di pochi mesi e anche solo per questo è noto a livello internazionale come un organismo catalizzatore e promotore. «Lo dimostra anche la distribuzione dei fondi per la ricerca dell’UE», afferma Niggli. «Tra tutti gli istituti siamo quelli che ricevono più finanziamenti». Viene da chiedersi: quanto costa la ricerca bio? Il budget annuale dell’istituto di Frick ammonta a circa 19 milioni di franchi (2013), ripartiti su circa 200 progetti. La maggior parte di questo denaro deve essere acquisita sul libero mercato. FiBL riceve per esempio dal Fondo Coop per lo sviluppo sostenibile circa un milione di franchi e mezzo milione da Bio Suisse per vari progetti. La Confederazione contribuisce con un finanziamento di 4,7 milioni.

«

Droni e robot sono il futuro dell’agricoltura biologica.»

Urs Niggli, Direttore di FiBL


Il futuro? Droni e robot
Potenziare la ricerca è importante, e lo dimostra anche il contratto sottoscritto da FiBL e Agroscope. L’obiettivo è unire le forze per maggiori risultati: «Le sfide del futuro sono grandi», fa notare Niggli. «In che modo incrementare i profitti nel rispetto dell’ambiente e degli animali?». Se le differenze di raccolto tra agricoltura biologica e convenzionale negli anni ʼ80 si limitavano ancora al 10%, oggi sono  comprese tra il 20 e il 25%. Piante geneticamente modificate, uso intensivo di fertilizzanti chimici e pesticidi, animali allevati per ottenere le massime prestazioni: tutte queste sono le presunte garanzie per il successo dell’agricoltura convenzionale. «L’altro lato della medaglia», sostiene Niggli, «è il fatto che in tal modo l’ambiente viene inquinato in modo molto massiccio e, una volta che l’ambiente è distrutto, non si può più coltivare nulla». FiBL tuttavia non è nemico del progresso e delle tecnologie. Anzi! Bio non significa gestire l’agricoltura come ai tempi dei nostri nonni, precisa Niggli. Si tratta di un’agricoltura moderna, che in futuro impiegherà droni e satelliti per effettuare analisi aeree del terreno, impianti telecomandati per concimare e irrigare i campi con precisione millimetrica e robot per mungere le mucche al pascolo. Come già detto, il bio è una nuova tecnologia.

Gwendalina Barloggio
Dottoranda/biologa, FiBL

Ricerca attuale:
al momento lavoro a un progetto dell’UE sulla lotta alla nottua del cavolo. Si tratta di un parassita che infesta le crocifere. A tal fine utilizziamo vespe entomofaghe che infestano e uccidono le uova della nottua del cavolo. Si tratta di scoprire in che modo utilizzarle al meglio e come poter attirare altri organismi utili nei campi interessati, magari con l’aiuto di piante specifiche. Il nostro obiettivo è di ridurre l’utilizzo di pesticidi nelle colture di crocifere e altre piante coltivate.

Cosa porta tutto questo al cittadino comune?
L’utilizzo di meno pesticidi porta a un miglioramento della qualità degli alimenti.

Il suo più grande sogno?
Per la produzione di alimenti servono più soluzioni sostenibili. Per questo vorrei convincere altri giovani ricercatori a entrare a far parte del FiBL.


Johanna Probst
Ricercatrice di zoologia, FiBL

Ricerca attuale: lavoro a una pubblicazione che si occupa degli effetti che ha l’asportazione delle corna alle mucche sullo sviluppo del cranio. Da tempo avevamo il sospetto che le mucche senza corna avessero una forma della testa diversa, ma non eravamo sicuri se si trattava di un’illusione ottica. Siamo riusciti a dimostrare che esistono effettive differenze. Il fatto che le corna per le mucche siano un importante organo di comunicazione è già noto. In che modo la forma del cranio influenzi il loro benessere è tuttora oggetto di ricerca.

Cosa porta tutto questo al cittadino comune?
La salute degli animali si riflette anche sul prodotto di origine animale che il consumatore acquista.

Il suo più grande sogno?
 
Che grazie al mio lavoro l’allevamento divenga ancora più rispettoso nei confronti degli animali.



Jacques Fuchs  
Agronomo, ricerca sul compost, FiBL

Ricerca attuale: intendiamo ottimizzare maggiormente l’utilizzo di concimi ottenuti da riciclaggio, ovvero compost e digestato (p.es. provenienti da impianti di biogas). A tal fine analizziamo i concimi bio più adatti a determinate tipologie di terreni e colture, il modo in cui devono essere utilizzati, in quale periodo e in quale quantità. I concimi di buona qualità conferiscono al terreno sostanze nutritive, prezioso materiale organico e microorganismi utili. Tutto questo lo rende fertile, permeabile all’acqua, stabile e garantisce piante sane.

Cosa porta tutto questo al cittadino comune?
Separare e riciclare rifiuti alimentari e da giardino, anziché gettarli, supporta il ciclo naturale dei nutrienti e preserva le risorse.

Il suo più grande sogno?  Che le persone riconoscano il valore del compost e del digestato e separino sistematicamente i rifiuti organici.

Monika Messmer
Biologa agraria, selezione vegetale/controllo varietale, FiBL

Ricerca attuale: stiamo cercando di realizzare in India una moltiplicazione delle sementi per il cotone bio. Là, il 95% delle sementi è modificata geneticamente. Gli agricoltori bio si trovano perciò in una situazione difficile. Al tempo stesso cerchiamo piante più robuste, meglio preparate per affrontare i cambiamenti climatici (grandi siccità e monsoni) e contro parassiti e malattie. Inoltre vogliamo varietà con capsule più grandi per incrementare i raccolti.

Cosa porta tutto questo al cittadino comune?

Può continuare ad acquistare indumenti in cotone bio non geneticamente modificato e privo di pesticidi, per esempio da Coop. In tal modo sostiene inoltre i piccoli agricoltori per i quali il cotone è un’importante coltura e fonte di reddito.

Il suo più grande sogno?
Dare ai contadini gli strumenti necessari per una vita autodeterminata.

Agroscope & Co.

L'agricoltura bio trae profitto in particolare da questi istituti e centri universitari svizzeri.

Il FiBL a Frick (AG) è l'istituto di ricerca leader nel mondo per l'agricoltura ecologica (vedi articolo principale). Coop è partner del FiBL. Il secondo attore principale è Agroscope, il centro di competenza della Confederazione per la ricerca agronomica. È presente in tutta la Svizzera con diverse istituzioni e punta su un'economia agricola e alimentare sostenibile e su un ambiente intatto. Agroscope comprende quattro istituti, tra cui l'Istituto delle scienze della sostenibilità, che coordina anche la ricerca nel campo dell'agricoltura bio.

Vi sono progetti di ricerca bio in atto anche presso i PF di Zurigo e di Losanna, anche se nessuna facoltà si occupa espressamente ed esclusivamente di agricoltura bio. Entrambi i politecnici si sono votati alla sostenibilità nel senso più ampio del termine. A livello didattico e di ricerca, Coop sostiene il World Food System Center del PF di Zurigo.

L'HAFL (Alta scuola delle scienze agronomiche, forestali e alimentari) di Zollikofen (Berna) è l'unica scuola universitaria professionale in Svizzera a offrire un ciclo lungo di studi in agronomia, in cui s'insegnano i fondamenti dell'agricoltura biologica con la possibilità di un'ulteriore qualifica specialistica in agricoltura bio e tutela delle risorse. L'HAFL si occupa anche di ricerca in campo bio.

La ZHAW Wädenswil (Università di scienze applicate di Zurigo) offre presso l'Istituto per l'ambiente e le risorse naturali il corso di laurea in ingegneria ambientale con specializzazione in «agricoltura e orticoltura biologica». Coordina inoltre quattro gruppi di ricerca.


Christian Schader (39 anni) Agronomo,
specialista in analisi della sostenibilità, FiBL
 
Ricerca attuale: il bio può nutrire il mondo? Questa è la domanda a cui cerchiamo di rispondere mediante un progetto di ricerca condotto in Kenya e Ghana al quale partecipano 1700 piccoli agricoltori, metà dei quali produce in modo convenzionale, l'altra metà in modo biologico. Per ciascuno di essi raccogliamo ogni settimana i dati relativi a coltivazione, utilizzo di concimi e pesticidi, rendimenti dei raccolti, tipologia e numero di animali allevati ecc.  Speriamo in tal modo di offrire sia ai contadini che agli organi decisionali del mondo della politica e dell'economia una base per un'agricoltura redditizia. Cosa porta tutto questo al cittadino comune? Le prospettive sostenibili dal punto di vista economico, ecologico e sociale per i piccoli contadini nei paesi in via di sviluppo interessano tutti.
 
Il suo più grande sogno? Migliorare realmente le condizioni di vita delle famiglie dei contadini nei paesi in via di sviluppo.




Claudia Daniel (39 anni)
Entomologa,agronoma, FiBL

 
Ricerca attuale: al momento stiamo testando misure volte alla regolazione sostenibile della drosofila del ciliegio. Questo insetto proveniente dal sud-est asiatico si sta diffondendo rapidamente, infestando tutti i frutti a bacca come ciliegie, uva e prugne. Tra l'altro, proprio nel momento in cui sono maturi e i contadini non possono più fare nulla. I primi successi sono stati registrati con esche a base di aceto di mele e vino rosso, antiparassitari a base di calce e polvere di roccia ed eliminazione di foglie da vigneti/filari di bacche (la drosofila del ciliegio dimora spesso e volentieri nei luoghi umidi all'ombra).
Cosa porta tutto questo al cittadino comune? Se non interveniamo, la produzione svizzera di vino e frutta potrebbe andare distrutta.
 
Il suo più grande sogno? Consentire una produzione rigogliosa ed ecologica di frutta priva di residui.



Testo: René Schulte
Foto: Heiner H. Schmitt

Pubblicazione:
lunedì 31.08.2015, ore 00:00