L’automobile che guida da sé è ormai lì dietro l’angolo.

Sensori e software nell’auto

I sistemi d’assistenza aumentano confort e sicurezza. Ma non sostuiscono l’attenzione del conducente. — Martin Winkel

Il traffico del mattino è intenso come sempre, ma comunque scorrevole su tutte le corsie. Poi all’improvviso davanti si accendono delle luci rosse: se il conducente se ne accorge troppo tardi, la situazione può farsi pericolosa in pochi istanti. Eppure, senza nemmeno sfiorare i freni, la sua vettura inizia a rallentare, adattando la velocità di marcia a quella del veicolo antistante in assoluta autonomia – tutto merito dei moderni sistemi di assistenza alla guida installati a bordo: grazie alla regolazione automatica della distanza e alla frenata d’emergenza assistita, è possibile evitare le situazioni critiche di cui sopra. Tali sistemi si basano su telecamere e sensori che monitorano l’andamento del traffico a 360° e, in caso di pericolo, allertano il conducente o reagiscono autonomamente.

Tecnologia in miniatura
La tecnologia di supporto al conducente non è giunta nelle auto solo con l’avvento dei computer: il servosterzo e il servofreno, ad esempio, contribuiscono da lungo tempo allo stesso scopo. Tuttavia, solo la tecnologia digitale e la miniaturizzazione dei componenti hanno reso possibile la creazione di sistemi di assistenza complessi in grado di analizzare i segnali stradali e riconoscere in modo sicuro le sagome di pedoni e ciclisti, oppure di segnalare l’eventuale superamento involontario della linea centrale o l’approssimarsi di una vettura da dietro sulla corsia accanto. Nel frattempo, l’inter­con­nes­sione si è evoluta al punto che le auto in coda possono addirittura procedere fino a una determinata velocità in completa autonomia; il che si traduce in meno stress, ma anche in risparmio di carburante.

Verso l’«autonomobile»
Oggi questi benefit non sono più prerogativa esclusiva delle autovetture di fascia alta; basti pensare all’attuale generazione della Volkswagen Passat, divenuta ormai emblema della progressiva diffusione dei sistemi di assistenza alla guida. Tuttavia, il fatto che i sistemi di assistenza offrano supporto al conducente, non autorizza quest’ultimo ad abbassare la propria soglia di attenzione – perché nemmeno questa tecnologia è infallibile. Il corretto funzionamento dei sensori integrati nella carrozzeria, ad esempio, può essere pregiudicato dalla presenza di ghiaccio o neve durante la stagione invernale. Una previsione della guida del futuro l’aveva già formulata qualche anno fa Ulrich Hackenberg, oggi membro del board di Audi per lo sviluppo tecnico, durante una conferenza stampa dell’importatore svizzero Amag: «Non guideremo più le auto, ma saremo guidati da loro». Queste parole, che suonavano come fantascienza, corrispondono quasi all’attuale stato della tecnica. E non sono solo i concept a guida autonoma come la Mercedes F 015 a non richiedere la presenza di un conducente: anche il colosso di Internet Google ha già testato le proprie city car autoguidanti nella normale circolazione stradale. L’anno scorso inoltre, alla gara finale del DTM di Hockenheim, Audi ha dimostrato la straordinaria validità del pilotaggio computerizzato. Ma non è tutto: a gennaio Ulrich Hackenberg e il suo team hanno festeggiato negli Usa il positivo risultato del test drive su lunga distanza di un prototipo sperimentale, che ha coperto le 560 miglia dalla Silicon Valley a Las Vegas con grande disinvoltura – e senza interventi del conducente.

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