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Serena Maisto: «La mia carriera?
Un albero con tanti rami»

L'ARTISTA - Ha un lavoro sicuro, ma da un giorno all’altro decide di mollare tutto e dedicarsi alla pittura. Il successo sembra darle ragione.

«

Mi concentro sul presente. Passato e futuro non esistono»

Serena Maisto, artista

Quei capelli corti col ciuffo ribelle e quelle braccia segnate dai tatuaggi dicono già tante cose di lei. Serena Maisto, classe 1982, è una ragazza dall’animo tormentato ma capace, al tempo stesso, di sconvolgere la sua vita in un batter d’occhio. È capitato quando ha abbandonato un posto sicuro in televisione per seguire il richiamo della pittura. Nel suo atélier di Massagno si sperimentano vie innovative: su tela, alluminio, acciaio o plexiglass. «Questo è il mio quartier generale – dice –. Peccato che non sia bene isolato. D’estate fa un caldo boia e d’inverno si congela». 

Una ragazza controcorrente
Spontanea, schietta, controcorrente. In soli tre anni l’artista, che vive solitaria in una vallata sospesa tra i boschi di Dino, diventa imprenditrice di se stessa. Oggi sono parecchie le personalità (tra cui Laura Pausini) ad avere in casa una sua creazione. «Lavoro spesso su commissione. Mi chiamano, vado in casa altrui e cerco un’idea che si adatti a quell’ambiente». Il successo di Serena sta anche nella sua tecnica. Con le bacchette di una vecchia batteria intinte nei secchi di pittura, e con il colore che dall’alto piove dolcemente sulle varie superfici. «È una sorta di pittura in azione, un procedimento talmente particolare che mi chiamano sempre più spesso per rappresentazioni pubbliche. Veri e propri show. Mi mettono la musica in sottofondo e io creo». Già, creare. La parola d’ordine per Serena, che nel suo atélier cerca di percorrere anche nuove strade. Lo dimostra la singolare composizione in acciaio nascosta in un angolo. «È una grande lampada da giardino. Raffinata ed elegante. Quasi di lusso». Come tutti gli artisti che si rispettino, anche Serena ha le sue stranezze e le sue contraddizioni. «Di mostre ne faccio poche. Sono timida. Anche se poi appena mi danno in mano il microfono nessuno mi ferma più. La realtà forse è che sono ambiziosa. Sogno i grandi spazi».
  
La forza del caso
Storia singolare, quella di Serena. Che inizia come più casualmente non potrebbe il giorno in cui, una decina di anni fa, sua madre Antonietta le propone di realizzare cinque quadri per il fisioterapista amico di famiglia. «Lavoravo nell’ambito del montaggio in televisione. Fino a quel momento io non avevo mai dipinto. Avevo frequentato un anno di corsi in una scuola d’arte, certo. Ma nient’altro. E per questo mi incavolai molto con mia madre. Per lei era automatico che una ragazza passata da una simile scuola fosse capace di fare un quadro. Litigammo tutto il giorno, ma ormai era rimasta in parola col fisioterapista. E allora mi buttati a capofitto in quei cinque quadri. Stizzita, arrabbiata». Un po’ titubante, Serena porta i quadri al fisioterapista. «Rimase a bocca aperta. E disse subito che avrebbe voluto pagarmi. Me ne commissionò altri, per amici e conoscenti. Per me fu un colpo di scena. Impensabile fino a pochi giorni prima. La mia carriera la vedo come un grande albero, con tante ramificazioni. E penso che sia stata proprio mia mamma a piantare quel seme. D’altra parte siamo legate da un fatto incredibile. Siamo nate a 30 anni di distanza, lo stesso giorno e alla stessa ora».  Per un decennio l’arte sarà solo un hobby per Serena. Fino alla svolta radicale. «Da una parte non mi identificavo più nel modo di interpretare il lavoro della società moderna. Volevo essere padrona del mio tempo. Dall’altra sentivo il richiamo dell’arte, volevo esprimermi, lasciarmi trascinare da questo vortice». Detto e fatto, Serena molla il suo impiego in tivù e volta pagina. «All’inizio ho avuto una forte crisi. Non sapevo come gestirmi, mi ritrovavo a dovermi costruire le settimane. In seguito ho cominciato a carburare, confortata anche dal successo delle mie opere. Tutto questo mi è costato parecchio, sono stata pure costretta a vendere la moto, il mio grande amore, per avere meno spese. Ho dovuto investire molto».      

Pubbliche relazioni e solitudine
Adesso la giornata di Serena inizia presto. Alle 6:30 è già in palestra. «Così parto già a mille all’ora». Poi c’è la colazione al bar. «Il mio lavoro si basa per il 60% sulle pubbliche relazioni. E al bar, così come alle cene o agli aperitivi, maturano un sacco di contatti. Il resto lo fa il passaparola. Quando si sparge la voce che lavori con passione è anche più facile trovare sponsor e sostenitori». Nel resto del tempo, Serena fa la spola tra l’atélier di Massagno e la sua casetta di Dino. «Abito in un posto magnifico, immerso nella natura. La solitudine mi dà energia, mi aiuta a fare maturare le idee. Chiaro, ci sono anche i momenti di buio profondo. Tanti, tantissimi. Sia artistici, sia esistenziali. Perché, visto il mio stile di vita, è anche difficile per me avere una relazione sentimentale stabile. Quando sto male tendo a chiudermi, a isolarmi. Dopo un periodo di regressione, risorgo e mi concentro al massimo sul presente. Perché c’è solo quello in realtà, il passato e il futuro non esistono. È tutto ciclico ed emotivamente forte».

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Testo: Patrick Mancini
Foto: Annick Romanski
Pubblicazione:
lunedì 05.10.2015, ore 01:00


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