Carolina Pölzgutter, 10 anni, è uno dei talenti del tennis ticinese. (Foto: Sandro Mahler)

Set, game, match... e gioco

Il Ticino torna a ospitare i campionati svizzeri juniores di tennis. Tra i protagonisti anche Carolina Pölzgutter, talento di Giubiasco. Viaggio dietro le quinte del movimento giovanile. — PATRICK MANCINI

La mia vita? La passo con la racchetta in pugno». Quattro allenamenti sul campo a settimana. Due sedute di corsa e condizione fisica col preparatore atletico. E poi i tornei al weekend, spesso oltre San Gottardo. Carolina Pölzgutter ha solo 10 anni, ma la sua agenda è già densissima. Questa simpatica ragazzina di Giubiasco, campionessa ticinese under 10 nel 2016, sarà tra le protagoniste dei campionati svizzeri juniores di tennis in programma in Ticino dall’8 al 16 luglio. «Ho iniziato a giocare a tre anni. Il tennis è una questione di famiglia. Mamma Giorgia e papà Andreas hanno un passato di un certo livello. E oggi insegnano tennis».

Appuntamento di prestigio
Il meglio del tennis giovanile rossocrociato ritorna nella Svizzera italiana dove, nel lontano 1993, nella stessa competizione e proprio in Ticino, si distinse a suon di vittorie un certo Roger Federer. Carolina abbozza un sorriso. «A volte prima delle gare sono nervosa, agitata.

Carolina riesce a combinare bene impegni scolastici e tennis. E (foto a destra) anche i contatti con gli amici.

Per fortuna che a scuola vado bene. A settembre inizierò le medie e so già che le difficoltà aumenteranno». È semplicissima, Carolina. Ci confida di ascoltare Katy Perry per caricarsi. E, in tutta la sua spontaneità, ogni tanto le spara grosse. «Una volta - ricorda - mi hanno portata a vedere Federer e Wawrinka a Montecarlo. Io la partita l’ho guardata poco. Ero più curiosa di vedere il pubblico». Perché, alla fine, il tennis è e deve restare un gioco. Un gioco che, però, gli svizzeri praticano sempre meno. «Oggi - conferma Riccardo Margaroli, responsabile del settore juniores nella Svizzera italiana - i tesserati in Svizzera sono 49.600, di cui il 21% di età inferiore ai 18 anni. Nell’ultimo decennio c’è stata un’erosione media del 15%». Cosa sta alla base di una simile situazione? Giorgia Carpi, mamma di Carolina, prova a fare due calcoli. «È uno sport costoso. E con la crisi che c’è, può essere che alcune famiglie non riescano a sostenere gli sforzi finanziari necessari. Mia figlia è stata fortunata, visto che ha in casa due maestri di tennis. Ma in una situazione normale bisogna calcolare che ogni lezione costa attorno agli 80 franchi. Se ne vanno diverse centinaia di franchi al mese. In più occorre pagare le iscrizioni ai tornei e le trasferte».

Ecatombe di campi
Ma c’è dell’altro. Margaroli, che tra l’altro è padre di Luca, tennista professionista, lo spiega bene. «Stiamo assistendo a una vera e propria ecatombe di campi da tennis. Solo in Ticino, negli ultimi tempi, ne sono stati chiusi più di dieci, per vari motivi. Inoltre, circa il 70% dei ragazzi molla la presa dopo essersi iscritto all’università. Spesso va avanti solo chi ottiene risultati. Il tennis è uno sport singolo, mentalmente duro, richiede costanza, disciplina. L’effetto Federer? Le statistiche indicano che molti, sulla spinta dei successi di Roger, hanno provato a giocare, facendo qualche lezione. Ma poi hanno smesso». «È diventato un po’ uno sport elitario - aggiunge Giorgia Carpi. - Ed è un peccato.

È importante che per i più giovani il tennis rimanga innanzitutto un gioco.

Alcuni genitori, inoltre, esasperano parecchio i propri figli. Ce ne rendiamo conto spesso quando accompagniamo Carolina ai tornei. Ci sono mamme che sgridano il bimbo perché non è riuscito a colpire la pallina correttamente. Queste cose, a lungo andare, sfiniscono il giovane. Io e mio marito cerchiamo di mettere meno pressione possibile su Carolina. Deve avere anche il tempo per fare altro, per svagarsi. È una bambina e non dobbiamo mai dimenticarlo».

Il grande sogno
Nonostante ciò, i talenti come Carolina conducono un’esistenza, per forza di cose, programmata nei dettagli. Anche nell’alimentazione. «Cerco di fare attenzione a non mangiare troppi dolci - scherza la giovane giubiaschese. - Ogni tanto i miei compagni di scuola mi fanno domande su quello che faccio. Una volta un ragazzo mi ha detto che il tennis faceva schifo e non capiva come facevo a giocarci. Un’altra volta, invece, una mia amica mi ha sussurrato che io sarei diventata una campionessa».

Un’eventualità che, in sostanza, rappresenta il sogno di ogni singolo talento presente ai campionati juniores. Ma come si fa il salto di qualità? Come si passa, in una realtà come la Svizzera italiana, da essere bravi giocatori a potenziali professionisti? Qualche anno fa presso il Centro sportivo di Tenero era stata lanciata un’accademia per selezionare i migliori giovani presenti su suolo ticinese. «Il progetto non è mai decollato veramente - precisa Margaroli. - E a un certo punto è stato abbandonato. Oggi i talenti, attualmente 36 in Ticino, si allenano principalmente nei rispettivi club e ricevono un sostegno finanziario da parte della Federazione. Si tratta di un aiuto diretto alle famiglie per far fronte alle spese. Il funzionamento è simile a quello delle borse di studio. Per questi ragazzi la Federazione organizza anche stage e campi di allenamento, guidati da specialisti del settore. Vengono svolti in gruppo, anche per abbattere i costi». 

La forza mentale
Si lavora tantissimo sugli aspetti psicologici. «Perché le capacità tecniche e fisiche non bastano più - sottolinea Margaroli. - Il tennis è uno sport individuale. Ti serve una concentrazione di ferro, devi essere in grado di estraniarti da tutto, mentre sei in campo. Alcuni ragazzi si rendono conto che la sconfitta dipende da errori personali, da distrazioni. E allora vanno in crisi, crollano a livello di autostima. Anche per questo è cruciale il rapporto con l’allenatore. Il ragazzo che pratica tennis non ha compagni di squadra con cui confidarsi e scaricare le tensioni. È fondamentalmente solo. E se con la propria guida non c’è fee­ling, tutto si complica».

Malgrado i successi di Federer, Wawrinka e altri, il numero di tennisti in Svizzera è in calo.

Carolina vive ancora il tennis come un gioco. Per lei l’aspetto ludico è al primo posto. «Anche per questo - dice - preferisco il doppio al singolo. È più divertente. Perché hai una compagna con cui ridere e scherzare. Quando gioco nel doppio sono più felice. Anche perché non tutti gli sbagli dipendono da me». Per Carolina l’attesa è quasi finita. Presto potrà disputare i campionati svizzeri nel suo Ticino. A casa sua. «Sono emozionata. Chissà quanta gente che conosco verrà a vedermi. Parenti, amici…». E proprio la gestione degli affetti rappresenta un’altra tappa fondamentale nella crescita di un talento tennistico. «Essere il più bravo a livello juniores - conclude Margaroli - non vuole dire essere bravo anche a livello professionistico. Perché dal momento in cui fai un determinato scalino, entri in un mondo totalmente diverso. A mano a mano che si avanza di livello, il giovane avverte il distacco dalla famiglia. Normalissimo, i genitori non ce la fanno a seguire i mille impegni del figlio. Anche gli amici iniziano a mancare. Il ragazzo deve essere forte mentalmente, capace di reggere questa separazione. Si diventa bravi a soffrire. Il professionismo è anche, e soprattutto, questo».


«Credere nei propri obiettivi»

Herni Laaksonen è attualmente il numero tre del tennis svizzero, alle spalle di Federer e Wawrinka. Figlio di madre Finlandese e padre svizzero, è una delle grandi speranze del tennis rossocrociato. L’abbiamo incontrato.

In luglio in Ticino si svolgeranno i campionati svizzeri juniores. Qual è l’importanza di una simile manifestazione?
Si tratta di un evento prestigioso, che permette ai giovani atleti di capire cosa significhi fare competizione a determinati livelli. Un ragazzo deve imparare a gestire le vittorie, ma anche le sconfitte. E questa è l’occasione anche per valutare la propria tecnica. Per rendersi conto di quali sono i punti sui cui migliorare.

Come sta, dal suo punto di vista, il tennis giovanile rossocrociato?
La Svizzera ha sempre avuto ottimi giocatori per quanto riguarda la fascia di età tra i 14 e i 18 anni. Ed è comprensibile. Nel nostro Paese, infatti, ci sono infrastrutture all’avanguardia che permettono ai giovani di fare molta pratica. In altre nazioni questo non è possibile. Anche per ragioni finanziarie. Purtroppo il numero di giovani talenti che si confermano anche da adulti non è molto alto negli ultimi anni.

A tal proposito, in cosa
potrebbe migliorare il tennis giovanile elvetico?

Si dovrebbero intensificare ancora di più le possibilità di riunire i migliori giovani della Svizzera in campi di allenamento comuni. In modo che i talenti possano confrontarsi e fare molta pratica assieme.

Lei è tra i migliori svizzeri. Come si raggiunge questo livello?
Bisogna avere cura di sé stessi anche al di fuori del campo. Ad esempio, seguendo un’alimentazione adeguata. Il talento serve, sì. Ma solo fino a un certo punto. Devi credere fermamente nei tuoi obiettivi. Io, strada facendo, ho cercato di capire i miei pregi e i miei difetti. E mi sono messo in testa che avrei potuto davvero battere ogni avversario.

Dalle cascate più alte al lago più misterioso

A Giubiasco, Bellinzona e Locarno.


A oltre 10 anni di distanza dall’ultima apparizione a Sud delle Alpi (Locarno, 2006), i campionati svizzeri juniores di tennis tornano nella Svizzera italiana. Una grande opportunità per appassionati della racchetta e curiosi. La manifestazione si svolgerà dall’8 al 16 luglio. Tre le località di gioco: Giubiasco, Bellinzona e Locarno. Presenti tutte le categorie tra gli under 12 e gli under 18, sia maschili, sia femminili. Si giocherà sia nel singolo, sia nel doppio. Circa 500, complessivamente, i giovani atleti previsti.

www.tennis-ticino.ch
www.tennis-ticino.ch/campionati_svizzeri_juniores_estivi_2017.aspx

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.


ARTICOLI IN EVIDENZA



Un operatore sociale
con la videocamera

Il documentarista luganese Olmo Cerri ci parla del suo particolarissimo lavoro di ricerca sull’immigrazione italiana in Ticino.


*****

Il figlio di Ivan Graziani
si fa strada

Ecco Sala Giochi, il secondo album di Filippo, 36enne che cerca di seguire le orme del papà. Con discreto successo.

*****





Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?