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Claudia Crivelli
ha scritto il 07.08.2017


Siamo persone migliori di come appariamo

Lo penso spesso, quando incontro qualcuno in uno spazio privilegiato come quello della terapia.

Non capita in molti altri ambiti, ai nostri tempi, di potersi permettere il lusso di parlare con piena attenzione per un’intera ora con una persona soltanto, senza distrazioni, intrusioni, sguardi di sbieco al telefono poggiato sul tavolo. Il nostro tempo è per tanti versi un buon tempo: siamo lontani dalle guerre e dalla miseria, ma ci affliggono altri mali: abbiamo perso la pace interiore, la calma, e anche la gravità. Dare un’occhiata ai media e ai social significa condannarsi alla discesa in un girone infernale: c’è di tutto, un’esposizione impudica di storie e volti: volti perlopiù sorridenti, sguaiati, esibiti nella loro perfezione artefatta. Che diversità rispetto ai visi nelle fotografie di un tempo: occhi seri, pose composte, espressioni gravi. Persone che sembrano migliori di come ci vediamo noi, con una storia più misteriosa, faticosa e anche più interessante delle nostre. Eppure, l’essere umano è sempre quello, e a guardarlo da vicino emergono le stesse fatiche, le stesse gioie, le lotte e i grandi temi dei nostri antenati. A seguire le nostre anime senza la lente distorcente di quanto noi stessi ci affanniamo a mostrare, siamo persone valide, serie, con grandi amori e grandi valori. Soltanto che poi un po’ tutti scivoliamo su bucce di banane, sorridiamo in modo ebete di fronte all’obiettivo di un telefonino e poi postiamo le nostre facce mentre addentiamo una costina: gesto cannibalico che renderebbe odiosa anche la persona più simpatica della terra! Ci impappiniamo davanti alla telecamera delle televisioni e ai microfoni delle radio locali che ci piombano addosso con l’abbagliante promessa di in un minuto di popolarità, e anche la persona più interessante e intelligente ne esce sempre con l’aria un po’ stropicciata, a differenza di quei mostri di perfezione estetica e linguistica degli intervistatori, persone preparate e create a tavolino per avere una competenza professionale e dunque soltanto ingannevolmente uguale a noi là fuori, nella strada. Insomma, a vederci da fuori sembriamo un po’ tutti dei farluconi (il termine non esiste, è un’estrapolazione dal dialetto, ma rende l’idea). Dovremmo riprenderci il tempo, riprenderci la calma e soprattutto riprenderci la verità. Capire che valiamo, che abbiamo un valore intrinseco in quanto esseri umani, e che è inappropriato e inopportuno che ci danniamo l’anima per apparire ciò che non siamo. Possiamo fare a meno di riempirci di tatuaggi e orpelli vari: non siamo star dello spettacolo, e se lo fossimo non sarebbe poi questa gran cosa…non è una gran vita, essere sempre sotto i riflettori. Le luci dell’esposizione mediatica distorcono, falsano, usurano. Meglio tenersene il più possibile alla larga, esimersi dalla vanità dell’apparire, e stare seri quando le telecamere dovessero per disgrazia inquadrarci. Proseguiamo nelle nostre vite a passo svelto, un po’ schivi, un po’ indaffarati in cose davvero interessanti, senza preoccuparci troppo del clamore di ciò che va di moda, che è “sulla bocca di tutti”, che è per sua natura irrimediabilmente volgare e svilente. Siamo persone migliori di come ci mostriamo.



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