Angelo Scolari (59 anni), maestro a Brione Verzasca.

Signor maestro

Il ruolo del maestro, un tempo figura di spicco nei paesi insieme al parroco e al medico, è cambiato radicalmente. Ne parliamo con un insegnante di valle vicino alla pensione e con una giovane maestra di città. — PATRICK MANCINI

Fare il maestro di scuola elementare nel 2016? È una sfida tosta. E va ben al di là dei luoghi comuni che ritraggono il ruolo dell’insegnante come decaduto, rispetto a un passato idilliaco in cui era messo sullo stesso piano del medico e del parroco del paese. A confermarlo è chi lavora al fronte. Da una parte il «veterano», Angelo Scolari (59 anni), maestro a Brione Verzasca con una carriera di quasi quattro decenni alle spalle. Dall’altra la «neofita», Alexandra Lanini (29 anni), docente a Cureglia, al secondo anno di insegnamento. «Oggi il maestro gioca costantemente d’anticipo – dice Angelo –. Deve essere bravo a prevedere e a intuire ogni dettaglio. E ha a che fare con bimbi che a sei anni sanno già usare il tablet…».


L’album dei ricordi
Ma non c’è nostalgia nelle parole del maestro di Brione. Anzi. Lui è uno di quelli che ha ancora l’entusiasmo dell’esordiente. «È inutile piangersi addosso perché i tempi sono cambiati – dice –. La società evolve e non possiamo pensare che la scuola stia ferma. Ho iniziato a insegnare nel 1978, a Sonogno. Prendendo il posto della mia ex maestra. Quando sono arrivato tra i banchi mi sono reso conto che quella sembrava ancora la quinta elementare che io stesso avevo concluso poco più di dieci anni prima. Sarebbe una cosa impensabile al giorno d’oggi. Ora le cose cambiano in fretta». Dall’album dei ricordi di Angelo trapelano altri aneddoti curiosi. «Gli allievi all’epoca erano silenziosi, diligenti. Gli davi qualcosa da fare e lavoravano per due ore senza alzare la testa. Adesso in classe c’è sempre un brusio di fondo. Ma perché sono anche cambiate le modalità di insegnamento. I ragazzi lavorano spesso in gruppi. Il docente a volte chiede loro di parlare sottovoce. Ma come si fa a pretenderlo, effettivamente? Il bambino di oggi non ha più il culto del silenzio».


Il rapporto con le famiglie
E qui si inserisce Alexandra Lanini, che durante l’imminente anno scolastico sarà chiamata a guidare una quinta. «Ho scelto di fare questo mestiere perché mi è sempre piaciuto gestire un gruppo. Penso che il ruolo del maestro oggi sia soprattutto quello del motivatore. Sono i bambini che imparano, non io che insegno. Siamo in un’epoca in cui i ragazzi sono bombardati da mille stimoli esterni. Alcuni arrivano in prima elementare che sanno già leggere e scrivere. E allora lì bisogna essere bravi a differenziare i programmi, a valorizzare le singole competenze». Ma è soprattutto il rapporto con le famiglie che sta cambiando.

Alexandra Lanini, maestra a Cureglia, è pronta per l’inizio del nuovo anno scolastico.


«Prima – ricorda Angelo – la famiglia consegnava il bambino all’istituzione scolastica, nella speranza che tutto andasse bene. Avevamo la riunione annuale con i genitori, ma al di là di questo, i contatti erano sporadici. Adesso l’attività scolastica richiede una partecipazione più diretta e concreta da parte delle famiglie. Ad esempio, da qualche anno a questa parte il giudizio intermedio è consegnato all’allievo tramite un colloquio obbligatorio con i genitori». E che dire poi delle famiglie monoparentali? O di quelle legate a un’altra religione, che non è quella cristiana? «È ovvio – conferma Angelo – che se stai preparando un lavoretto per ricorrenze quali la festa della mamma o del papà, il Natale o la Pasqua, e sai che nella tua classe ci sono bambini che vivono in contesti particolari, devi usare un certo tatto. Sono situazioni che si presentano sempre più frequentemente».


Un lavoro a isole
«Purtroppo tante persone – riprende Alexandra – continuano a pensare che il lavoro del docente si limiti a quanto svolto in classe. Si crede che noi siamo solo quelli che hanno un sacco di vacanze: è un mito che va avanti da sempre e che, personalmente, mi fa stare male. Il nostro lavoro è fatto a isole. Non c’è solo quella del lavoro in classe. C’è quella della programmazione, quella delle correzioni, quella delle riunioni con il corpo docente. E anche quella legata al rapporto con i genitori». Ancora una volta emerge uno degli aspetti che sta mettendo a dura prova il docente. Lo spiega bene Angelo: «Premetto che io sono un maestro fortunato da questo punto di vista. Però sento di colleghi che arrivano anche a confronti piuttosto difficili da gestire, con scelte, proposte e progetti non sempre compresi e condivisi dai genitori. In alcuni contesti, i genitori interpretano la scuola come una specie di servisol, in cui ognuno prende ciò che vuole e rifiuta quello che non gli aggrada. Ci sono situazioni in cui i genitori vorrebbero scegliere in prima persona le discipline per i figli. In questo momento, l’unica eccezione è legata alla frequenza dell’ora di religione cattolica».


Ma non è tutto. Anche il capitolo vacanze è messo sovente sotto pressione. «Il calendario scolastico – sottolinea Angelo – è vincolante. Eppure in varie sedi ci sono famiglie che, per diversi motivi, presentano richieste per ottenere giorni di vacanza al di fuori delle settimane prestabilite. Pur sapendo che, di principio, queste concessioni non possono essere accordate. È un problema irrisolto. Al momento è il direttore di sede che analizza le richieste dei genitori. Ogni caso è specifico e viene applicata la regola del buonsenso».


Le pressioni del terzo millennio
Proprio a questo livello, il maestro oggi è confrontato con situazioni inimmaginabili anche solo venti anni fa. «Ci sono genitori che sono legati molto al loro vissuto scolastico – aggiunge Alexandra –. E allora come docente devi essere in grado di far capire loro che i metodi sono cambiati. Nel lavoro in classe oggi si parte molto dalle suggestioni dei bambini, il metodo cattedratico è sparito». «La società in generale – evidenzia Angelo – adesso tende a delegare tanto alla scuola.


«Il lavoro del docente non si limita a quanto svolto in classe» dice Alexandra Lanini.


E il maestro è molto più “stressato”. Quando nei miei primi anni di insegnamento si organizzava una settimana bianca o verde, notavo in generale meno apprensione da parte delle famiglie. Tutto sembrava più facilmente realizzabile. Se prima si dava magari per scontato che le cose andassero bene in ogni caso, attualmente, la cura di ogni dettaglio, anche a livello di sicurezza, è diventata cruciale. Sono gli stessi genitori a esigere ancora più garanzie». Per non parlare delle questioni legate alle nuove tecnologie. «Oggi – ribadisce Angelo – diversi bambini hanno già tablet e cellulari. Prima di un’uscita, devi mettere le cose bene in chiaro sul loro eventuale impiego. E anche quando scatti una fotografia, prima di divulgarla, ti devi assicurare che tutti i genitori sia­no d’accordo. Con Facebook una fotografia diventa virale in pochi minuti». «L’impressione – conclude Alexandra – è che, nell’era dei social network, un maestro faccia in fretta a finire nell’occhio del ciclone. Una volta il mondo non era così mediatizzato. E i recenti casi giudiziari, in cui sono stati coinvolti maestri, di certo non aiutano. Anzi, alimentano pericolosi pregiudizi».

«Le classi saranno sempre più eterogenee»

Il maestro è una persona formata, che possiede un buon bagaglio culturale, curiosa e aperta. Ma non solo.

Il maestro di scuola elementare sembra non avere più lo stesso peso di una volta a livello sociale. Perché?
In effetti c’è stato un calo di prestigio a un certo punto, nel passato. I valori di riferimento della società sono cambiati. Una volta erano l’ascolto, la collaborazione, il rispetto del prossimo. Ed erano bene impersonificati dal docente, e da altre figure istituzionali. Oggi i valori sono legati al successo e alla carriera. E sono definiti dal modello socio-economico. Bisogna anche dire che il numero degli iscritti al Dipartimento Formazione e Apprendimento, che forma i docenti, dimostrano come negli ultimi anni si stia assistendo a una ripresa. C’è, insomma, chi ha ancora il desiderio di fare il maestro.

Quali caratteristiche deve avere, oggi, un buon docente di scuola elementare?
Deve essere una persona formata, che possiede un buon bagaglio culturale, curiosa e aperta. Ma deve anche essere in grado di percepire le peculiarità dei propri allievi. Il percorso formativo va costrui­to partendo anche dalle caratteristiche dei singoli bambini.

Oggi le famiglie pretendono sempre di più dai docenti. Cosa ne pensa?
La scuola è un’istituzione e deve rimanere tale. Non deve essere considerata un servizio. Le decisioni inerenti l’insegnamento spettano alla scuola e la famiglia deve adeguarsi. I genitori possono pretendere spiegazioni, per poi condividere quanto stabilito e agire, di conseguenza, a favore del bambino.

Guardando al futuro, quali sono le sfide principali che il maestro dovrà affrontare?
Il nuovo piano di studio della scuola dell’obbligo e la riforma «La scuola che verrà» propongono nuovi approcci didattici e pedagogici. Le classi saranno sempre più eterogenee, sia per l’integrazione di bambini provenienti da altre culture, sia per quelli che hanno qualità cognitive particolari. La differenziazione pedagogica avrà sempre più peso. Ma sarà importante creare le condizioni affinché essa possa essere svolta con successo, puntando ad esempio su gruppi di lavoro a effettivi ridotti e generalizzando la figura del docente d’appoggio.

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