Simona Salmina ama ballare in abiti dal gusto un po’ retrò.

Simona Salmina: «La musica mi accompagna sempre»

INCONTRO —  Dopo dieci anni vissuti intensamente in Italia a recitare, torna in Ticino cercando di ricrearsi una vita. Tra studio, lavoro e tanto, tanto ballo.

Una fenice dalle ali rosse, che rinasce dalle fiamme e sembra scintillare sulla spalla destra. Si sa, i tatuaggi raccontano la vita di una persona, «scritta», letteralmente, sulla pelle. Ed è così anche per Simona Salmina. «La fenice – racconta – che rinasce dalle sue ceneri mi ricorda di lottare, sempre. Come lei, sono risorta e devo perciò vivere la nuova vita che sono riuscita a ricostruire. Non è stato facile lasciare tutto quello che avevo creato, tutte le relazioni, di lavoro e personali, sviluppate durante il mio soggiorno in Italia, ma sono riuscita a prendere la forza per decidere di tornare in Ticino». Ma andiamo con ordine.

Inseguendo la magia del teatro
Come rivela il suo cognome, Simona è ticinese DOC. «I Salmina sono di Intragna e della Val Verzasca», sorride. «Da sempre volevo che il teatro fosse il mio mestiere. Alla fine del liceo, ho provato a entrare alla scuola Dimitri, ma non mi hanno presa: ai provini ero troppo emozionata. Oltre al teatro, mi è sempre piaciuto insegnare, quindi mi sono detta che poteva essere interessante studiare psicomotricità, quella disciplina che si serve del gioco spontaneo guidato per sciogliere piccoli blocchi della crescita, qualche inciampo sociale… Ho scelto di studiare a Bologna perché mi dava la possibilità di conciliare la mia formazione professionale e di inseguire un sogno. Oltre alla scuola di teatro, ho seguito anche corsi di canto corale, di danza rinascimentale, medievale, perfino di pizzica…». Curiosa, appassionata, desiderosa di imparare, Simona entra sempre più in un mondo che sente suo, quello del teatro. Alla fine del corso di recitazione vuole che diventi il suo mestiere. Partecipa a tre provini, a Parma, Bologna e Roma. «Ho accettato di lavorare a Roma, con una compagnia teatrale per bambini, perché metteva insieme le mie passioni. Ci sono rimasta alcuni anni, recitando e facendo l’assistente per insegnare teatro nelle scuole». Per mantenersi Simona lavora negli studi di doppiaggio, fa la comparsa all’opera, fa tantissime cose nell’ambito teatrale e artistico. Nel frattempo incontra tutto il sottobosco del mondo del teatro, con lavori non pagati, provini equivoci, personaggi strani. Dopo dieci anni in Italia, decide di rientrare in Ticino. «Oltre alle cose belle, ci sono anche quelle brutte. Un giorno, finalmente, sono diventata consapevole che la vita non era come la volevo, che non era quella la felicità. Appena tornata in Svizzera: sorpresa! La mia laurea in psicomotricità non vale: il bachelor conseguito a Bologna non viene più riconosciuto, perché nel frattempo è cambiato l’organo che stabilisce l’equipollenza dei titoli». Inutile la battaglia contro il muro di gomma della burocrazia. Ma Simona «la fenice» non si dispera e riparte, anzi rinasce.

«

Ho sempre adorato lo stile retrò»

Simona Salmina

A 31 anni (anzi, «venti undicenne», dice lei) è al secondo anno del corso di lingua e letteratura italiana all’Usi. Intanto, lavora con le colonie estive, accompagna i ragazzi della Pro Infirmis e assiste un giovane handicappato. Anche quest’anno, terrà il corso per apprendisti clown a Minusio, per bambini da 4 anni. «Ho lavorato con i dottori dell’associazione Magicaburla, stile Patch Adams – spiega Simona con slancio – perché adoro il clown: rappresenta la parte più interna di noi. Il naso rosso da clown, la maschera più piccola al mondo, è anche la maschera che smaschera. Se togliamo tutti gli strati, resta quello più interno: il bambino che è in noi, senza filtri, l’Es, direbbero gli psicologi. Energia pura!».
La forza di Simona non viene soltanto dall’interno, ma dal potere della musica. «La musica non ha mai smesso di accompagnarmi e di emozionarmi. Ho suonato il flauto traverso per 8 anni. Ho sempre adorato lo stile retrò e soprattutto gli Anni ʼ50: le acconciature, i vestiti, la musica. E i balli: adoro ballare il boogie woogie, quello con le gonne che si alzano. Con un gruppo di amici e di amiche, seguiamo i festival, le serate Anni ʼ50 e swing nel Nord Italia. In Ticino, grazie ai corsi di boogie a Lugano, gli appassionati sono molti di più di quanto sembra. Un grosso evento del settore è il festival di Senigallia, seguito da migliaia di persone, dove si balla anche in spiaggia. Ci sono sì gli anziani, ma anche le ragazzine che hanno l’occasione di ascoltare e ballare una musica diversa dal tun-tun-tun che va in discoteca. Adoro vestirmi e prepararmi per il ballo: nell’armadio ho montagne di abiti dagli Anni ʼ20 ai ʼ50. C’è il piacere, la gioia di ballare. E anche di essere guardata, di essere apprezzata. Un po’ lo stesso piacere che si prova a stare sul palcoscenico, con il legno sotto i piedi, a sentire gli applausi». Simona non sa se la vita la porterà ancora sul palco. Nella sua rinascita, ha imparato a vivere il tempo presente. «Ho creato la scatola della felicità, una scatolina di latta dove ripongo biglietti con pensieri, ricordi, piccoli avvenimenti felici della giornata. Anche se è stata una giornata pessima, è importante fermarsi per trovare un momento felice».

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.

TESTO: Giovanni Valerio

FOTO: Massimo Pedrazzini


Pubblicazione:
lunedì 10.08.2015, ore 00:00


Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?