Nicolas Schrämli: «È uno sport un po' caro».

Solo, a 130 all’ora

L’engadinese Nicolas Schrämli è uno dei pochi in Svizzera a praticare il monobob, l’anticamera del bob a due e a quattro.

La mia prima volta? Ero teso, nervoso. Ma non avevo paura». Emozioni di un ragazzo engadinese di 16 anni, scopertosi talento nel giro di pochi mesi. Lui è Nicolas Schrämli, giovane rivelazione del Bob club della Svizzera italiana. Uno dei pochi a praticare la disciplina del monobob, in Svizzera e nel mondo. «È una variante emergente del bob classico - spiega Nicolas –, nata soprattutto per reclutare i giovani. Ma si sta diffondendo anche tra gli adulti, e un giorno potrebbe diventare sport olimpico».

Siamo ai bordi della storica pista di San Moritz-Celerina, in Engadina. È qui che tre anni fa è stato lanciato il monobob, come alternativa per chi vuole praticare la disciplina del bob in modo individuale. Proprio a San Moritz, il prossimo 2 marzo, si svolgeranno per la prima volta i campionati svizzeri di monobob. «E io ci sarò – puntualizza Nicolas –. Finora ho partecipato solo ad alcune gare. Ma i risultati sono stati buoni». Chi lo allena dice che Nicolas ha classe da vendere. Mamma Tiziana, che in parte ha origini poschiavine, spiega: «Mio figlio è un tipo molto tranquillo, equilibrato, ha i nervi a posto. L’ideale per chi fa bob».

Per Nicolas, apprendista informatico, nato e cresciuto a Samedan, il monobob è solo un trampolino di lancio. «Punto al bob a 2 o al bob a 4, l’idea di fare parte di un team mi esalta. Mi piacerebbe raggiungere un buon livello internazionale». Il giovane engadinese, tuttavia, vede nel monobob già uno sport completo. «Ci vuole tanta forza, soprattutto nella fase di partenza, quando devi spingere il veicolo per prendere velocità. Anche per questo mi tengo in forma in palestra. Quando sei a bordo, sai di essere da solo, a 130 chilometri all’ora, senza la possibilità di poterti fermare. Non puoi condividere questa adrenalina con nessuno. Le dinamiche, inoltre, sono differenti rispetto al bob tradizionale. Qui le responsabilità sono tutte del singolo atleta, non esiste alcuna suddivisione dei ruoli».

La neve inizia a cadere dal cielo. Tira un’aria fredda sull’Engadina. Ma Nicolas è impassibile. Concentratissimo sulla discesa d’allenamento che sta per affrontare. «È uno sport un po’ caro purtroppo – . Ma è normale, vanno calcolati l’alta qualità della pista, la manutenzione e il trasporto dei bob, la sicurezza. Certe sensazioni, poi, non hanno prezzo…».


www.facebook.com/bobclubsvizzeraitaliana

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
venerdì 21.02.2014, ore 10:09


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