Giovanni Kappenberger, 68 anni, immerso nell’idiliiaco paesaggio alpino del San Bernardino. (Foto: Hsaskia Cereghetti)

SOS Terra, verso il punto di non ritorno

Per il glaciologo Giovanni Kappenberger «tra 20 anni il Polo Nord non avrà più ghiacci». Una riflessione sul clima dopo la frana a Bondo.   PAOLO D'ANGELO

I ghiacciai stanno sparendo, le montagne si sbriciolano…
Certo, e guardi questo grafico. Indica la concentrazione di parti per milione (ppm) di CO2 sulla Terra da 800mila anni a oggi. Prima d’ora non era mai successo che salisse sopra i 300 ppm. Oggi siamo a oltre 400.

Colpa dell’uomo?
Senza dubbio. I valori registrati negli ultimi 40 anni lo dimostrano. Infatti, la linea della concentrazione di CO2 va in parallelo con quella delle temperature. Ed entrambi schizzano verso l’alto. E siamo solo agli inizi…

In che senso?
A queste temperature il ghiacciaio del Basodino, per fare un esempio, dovrebbe essersi già sciolto. Ora, la situazione è come se avessimo aperto il congelatore di ca-
sa nostra e, prima che si sghiacci, occorre un po’ di tempo.

Non ci troviamo forse in una nuova era più calda, iniziata storicamente nel 1850 alla fine della “piccola era glaciale”? Alcuni studiosi sostengono che la Terra assorba più CO2 rispetto agli anni Cinquanta.
Sì, ma non penso che si riesca a contrastare le emissioni di CO2. Gli oceani sono i maggiori assorbitori di CO2, ma si stanno scaldando. E ciò vuol dire che la capacità di assorbimento diminuisce. No, oggi stiamo assistendo a un aumento della temperatura con una velocità mai vista prima. Per il 2090 si prevede un’impennata a livello globale: nei mesi invernali, per esempio, in India di 3-5 gradi e in Himalaya di 6-10 gradi.

Siamo in troppi sulla Terra?
Diciamo che siamo in tanti. Ma per la Terra cominciamo a essere in troppi. Soprattutto se aumenta il numero di chi ambisce a vivere con i nostri standard di vita occidentali.

Lei cosa prevede?
Abbiamo modelli di previsione che vanno fino al 2100 e gli scenari sono molto preoccupanti.

Fino al 2100? I meteorologi non riescono a prevedere le temperature nemmeno di una settimana…
Ebbene sì. Siamo più sicuri sull’evoluzione della temperatura da qui al 2100 che non sulle previsioni meteo fra tre giorni.

Tecnologia e demografia potrebbero cambiare nel corso dei prossimi decenni e portarci a dei miglioramenti...
Sì, ma attenzione: dobbiamo riuscire a diminuire i gas serra. Che non sono solo causati da veicoli a benzina e da stufe, ma anche dalla carne che mangiamo.

Il consumo di carne aumenta un po’ ovunque, soprattutto in Cina. Ciò significa che...
...che la richiesta globale di carne causa livelli di emissione di CO2 pari, se non oltre, al traffico veicolare. La Cina, è vero, consuma più carne e per far fronte a questa richiesta compra terreni in Brasile e Africa, coltiva la soia e la trasporta in patria. Questi sono meccanismi...

... da “villaggio globale”. È il mercato, nulla di nuovo.
Sì, ma c’è dell’altro. Ad accelerare il fenomeno c’è lo scioglimento del permafrost (terreno ghiacchiato, ndr), e non solo sulle Alpi. In Siberia, per esempio, il permafrost riesce a trattenere il metano nel terreno. Sgelando, il permafrost, permetterebbe la dispersione nell’ambiente del metano,  un gas serra 25 volte più “nocivo” del CO2.

Come può dimostrare ai più scettici che dietro a questo riscaldamento globale c’è l’uomo?
Prendendo come esempio i modelli climatologici degli ultimi 100 anni. Infatti, un aumento di temperatura così importante registrata negli ultimi 30 anni non si era mai visto prima. Senza l’opera dell’uomo la temperatura resterebbe stabile, anzi tenderebbe a diminuire. Un fatto che gli scettici non vogliono accettare, nonostante le prove.

Diciamo che lo scettico è tendenzialmente ottimista, certo che l’uomo poi si adatta.
Se non cambiamo niente, sarà molto dura. Riprendo le parole del mio amico Luca
Mercalli (climatologo italiano, ndr.): «chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all’infinito in un globo finito o è pazzo o è un economista». La follia è che si continua a credere che l’economia sia sana soltanto se continua a crescere. Ma come si fa senza logica ed etica, con questo delirio di onnipotenza?

In Occidente siamo giunti da poco a questa consapevolezza, ma ci ergiamo ancora una volta a maestri, dimenticando che un paese emergente come la Cina, già dagli anni ’70 iniziò ad attuare la politica del figlio unico, considerata un abuso dei diritti umani, ma di fatto anche una norma dai risvolti ecologici.
È vero, ma ora è importante che ognuno di noi faccia qualcosa di utile, dia il suo contributo, nonostante Trump si sia ritirato dai trattati internazionali sull’ambiente e molti politici si pieghino al volere dell’economia.

Ci sono solo svantaggi con il surriscaldamento della Terra così rapido?
Gli aspetti negativi predomineranno su quelli positivi, soprattutto nelle aree dove oggi è già secco, come il Mediterraneo e il Medio Oriente. Lo scenario è inquietante: verranno a mancare l’acqua e il petrolio, che stiamo sprecando con incoscienza. I conflitti si inaspriranno e milioni di persone cercheranno di spostarsi dove il clima sarà umido, nell’Europa centrale e del nord.


Il glaciologo e meteorologo nella sua baita di San Bernardino.

Glaciologo di formazione, nato il 27 ottobre del 1948, Kappenberger è stato uno dei volti più noti della meteorologia della Svizzera italiana. Per 30 anni è stato a servizio dell’Osservatorio di Locarno Monti. Vive a San Bernardino in una baita costruita nel 1946 dal nonno Rodolfo Gansser, da cui ha ereditato la sua grande passione per la montagna e la natura.

Che fare per cambiare rotta?
Bisognerebbe parlare meno e agire di più. Ammetto di essere scettico nei confronti della nostra “società pirotecnica”, che dal dopoguerra ha visto esplodere il consumo di energie fossili. Se riusciamo a ridurre l’emissione di CO2, oggi stesso limiteremmo l’aumento delle temperature a +2 gradi. Se si va oltre, +3 o +4, lo scenario è sconvolgente.

La frana a Bondo è una spia di ciò che può succedere in larga scala?
Sì, Bondo rappresenta un monito per quanto riguarda l’effetto del riscaldamento in alta montagna. E poi c’è stato un evento inatteso, ossia il flusso di detriti che ha raggiunto il villaggio bregagliotto pochissimo dopo la frana, nonostante non ci fossero stati piogge o temporali. Il Cengalo ha perso un po’ di montagna a causa dello scioglimento del permafrost, che fa da collante con la roccia, e del restringimento del piccolo ghiacciaio, che ha fatto mancare l’appoggio di sostegno al terreno. La colata detritica ha travolto le case costruite recentemente, che i vecchi del villaggio non vedevano di buon occhio.

Alla fine ce la faremo?
La natura troverà il suo equilibrio e chi resterà non è detto che riesca ad adattarsi così facilmente. È stato calcolato che tra 15-20 anni l’Oceano Artico resterà senza ghiacci. Ciò stravolgerà l’equilibrio delle correnti marine e atmosferiche con fenomeni meteorologici e atmosferici per ora imprevedibili.

Noi, intanto, continuiamo a consumare. In un recente studio emerge che il saldo ecologico dell’e-commerce è negativo.
Qui manca purtroppo la consapevolezza in ogni nostra azione. I prezzi al ribasso sul commercio online ci spingono a consumare di più; e avere più tempo a disposizione... per consumare ancora di più. Se fossimo un po’ meno consumisti e avessimo un maggiore spirito critico, forse saremmo più liberi e consapevoli.



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