«La mia folle corsa tra fango e filo spinato»

Spartan Race: è la nuova sfida sportiva di Gabriele Vetro, 28enne bellinzonese proveniente dal «natural body building».
di PATRICK MANCINI          

Fango, filo spinato, muri da scavalcare portando pesi enormi sulle spalle. È la Spartan Race, gara a ostacoli che spinge il corpo al limite dello stremo. Ne sa qualcosa Gabriele Vetro, 28enne bellinzonese, reduce da un brillante nono posto al Crossodromo di Malpensa, a Milano. «È stata la mia prima gara vera e propria, sono risultato il migliore svizzero, su migliaia di partecipanti». Nel prossimo fine settimana, Gabriele sarà invece in scena a Morzine, in Francia. Poi forse sarà la volta di Taranto, magari di Barcellona.
«Voglio fare più punti possibili sui circuiti europei, per poi arrivare a disputare gare del campionato del mondo». Personal trainer di professione, il 28enne si è fatto le ossa nel sollevamento pesi e nel natural body building. «Quello pulito, senza doping – puntualizza –. Nel 2012 sono pure arrivato quarto ai campionati svizzeri».
A un certo punto, il desiderio di andare oltre. «Sono sempre stato attratto dalle cose estreme, volevo dimostrare che le nozioni imparate in palestra avrei potuto applicarle anche all’esterno». Sprint, super, beast. La Spartan Race conta tre varianti, a seconda del numero di chilometri da percorrere e degli ostacoli sul tragitto. «Piano piano sto mettendo in piedi un team ticinese, anche le donne sono bene accette. Già a Milano sono venuti con me altri quattro ragazzi. Uno è pure svenuto, per un calo di zuccheri. Cose che capitano, quando il fisico non è ancora abituato».

Rossocrociati bravi a metà

Sono combattuto. Tirato di qua e di là,senza certezze e punti di appoggio. Chiudo gli occhi e vedo una Svizzera in crescita che avrebbe ampiamente meritato di andare avanti a giocarsi l’Europeo. Una squadra capace di tenere il campo con personalità. Di giocarsela alla pari contro qualsiasi avversario. Di commettere anche degli errori, senza però mai precipitare nel vortice del patatrac. Capace anche di reagire nei momenti difficili e di capovolgere la dinamica di una partita complicata, come negli ottavi di finale al cospetto della Polonia. Poi riapro gli occhi e mi ritrovo da tutt’altra parte ,dove c’è la realtà nuda e cruda dell’eliminazione. Fuori da imbattuta, ma pur sempre fuori, come capita ormai da una vita, fatta di cose a metà. Bravi,ma non troppo. Convinti, ma non abbastanza. Desiderosi di agganciare finalmente i quarti di finale di un grande torneo, ma sempre in balìa di una brezza che le squadre di maggior spessore nemmeno sentono. Ma non la Svizzera,che appena si alza il venticello delle difficoltà, si intristisce. E non è una questione di sfortuna. La differenza tra coloro che vincono e quelli che no è un sottile filo che quando è di colore rossocrociato si spezza. E allora ho voglia di richiudere gli occhi. Di sognare un futuro diverso. Non più in mezzo al guado dove stanno gli eterni incompiuti. No. Lungo la via della solidità definitiva. 

 

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
lunedì 27.06.2016, ore 00:00


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