I ruderi dell’alpe di Cetto, in Val di Muggio, teatro, a inizio ’900, di una controversa storia di fantasmi.

Presenze mai provate

Di storie sui fantasmi è ricco anche il Ticino. Per il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze sono tutte illusioni.

In Fantasmi nostri. Varesotto, Verbano, Ossola, Ticino (Macchione Editore, 2003), del recentemente scomparso Roberto Corbella, risulta che sarebbero apparsi davanti a una vecchia miniera nei pressi di Miglieglia, forme umanoidi, maleodoranti e gelatinose al tatto, che avrebbero aggredito i passanti. Cronache che lo storico ha inserito fra gli anni ’30 e ’50, come ha spiegato lui stesso in un’intervista concessa nel 2011 a Cooperazione (n° 52). La leggenda degli spiriti di Cetto, invece, «appartiene alla tradizione orale dell’alta Valle di Muggio», ci conferma Silvia Crivelli Ghirlanda, curatrice del Museo etnografico di Cabbio. La storia è stata recentemente riscoperta grazie al ritrovamento di un documento manoscritto riassunto e analizzato da Aldo Abächerli in un lungo articolo pubblicato nel 2003 nella rivista Fogli della Biblioteca Salita dei Frati di Lugano . La vicenda narra dei chiassosi fantasmi del cascinale dell’alpe di Cetto, che nel 1904 indussero la famiglia Codoni, che l’occupava, a trovare un altro luogo dove passare la notte. Misteriosi e violenti colpi sentiti dalla famiglia e da Don Giuseppe Spinelli, l’allora parroco di Cabbio (e il probabile autore del manoscritto), fecero clamore sulla stampa ticinese, attirando numerosi curiosi. Decisi a sfatare le dicerie che si stavano diffondendo, sia il procuratore pubblico Carlo Stoppa, sia il polemista Emilio Bossi, penna della Gazzetta Ticinese, giornale di tendenza liberale incline alla critica verso gli ambienti ecclesiastici, passarono del tempo all’alpe. Fu Bossi a individuare nella tredicenne Maria, figlia dei Codoni, l’autrice dei rumori. Nonostante l’intervento delle autorità, che prima fecero chiudere il cascinale e poi trattennero Maria, i colpi non cessarono. La vicenda iniziò però a perdere l’interesse della stampa e dell’opinione pubblica. Nel 1905, le strane manifestazioni cessarono. In passato, il Museo etnografico della Valle di Muggio ha organizzato escursioni guidate con tappa alle rovine dell’alpe. Oggi, secondo Silvia Crivelli Ghirlanda, «se i ruderi fanno paura non è per i fantasmi», ma perché «accedervi è sempre più pericoloso».
«Negli ultimi dieci anni, in Ticino e nelle province italiane vicine, siamo venuti a conoscenza di una decina di avvistamenti di fantasmi. In nessuno di questi casi è stata accertata la loro presenza. In generale, dove era possibile compiere verifiche, siamo sempre riusciti a chiarire i fatti o trovare spiegazioni alternative», afferma Ivo Silvestro, coordinatore del gruppo ticinese del Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze (CICAP), associazione scientifica ed educativa fondata da Piero Angela nel 1989. Le spiegazioni più comuni? Al di là dei casi che si rivelano messe in scena belle e buone, talvolta coreografate con trucchi di prestigio, ha un ruolo preminente la pareidolia, processo psichico che induce a percepire figure note in oggetti e macchie dalla forma casuale. «A quanti di noi è capitato di riconoscere animali o oggetti osservando le nuvole? Lo stesso può succedere guardando foto in cui appaiono silhouette, effigi o macchie di umidità sui muri, alle quali si attribuiscono i significati più disparati». A spiegarcelo è Silvano Fuso, chimico-fisico, divulgatore scientifico, socio effettivo CICAP e segretario di CICAP Liguria. «Molti “cacciatori di fantasmi” – continua l’esperto – usano termocamere che producono immagini rilevando differenze di temperatura. Queste persone identificano nelle loro immagini entità disincarnate, ma generalmente non si preoccupano di verificare quale sia l’origine delle differenze di temperatura, che possono dipendere da varie cause quali tubi del riscaldamento, passanti nei muri, correnti d’aria calda o altro». Anche comunissimi apparecchi fotografici possono trarci in inganno. Lo dimostra un esperimento facile, da fare nel proprio salotto, come spiega Ivo Silvestro: «Se premiamo il pulsante di un telecomando verso l’obiettivo di uno smartphone, sullo schermo lo vedremo illuminarsi leggermente, perché il sensore è sensibile anche alla luce infrarossa, invisibile all’occhio umano».
Lo studio di fenomeni spiritici è nato nel XIX secolo, ma, come sottolinea Fuso, «fino ad oggi, nessun sedicente medium ha mai dimostrato di avere le capacità  dichiarate. Una parte di queste persone, vittime di autoillusioni, agisce in buona fede. Il resto sono truffatori». Lui stesso ha partecipato come ospite a varie sedute spiritiche ed è riuscito a cogliere «sensitivi» con le mani nel sacco. Le esperienze e le osservazioni raccolte sono state descritte da Fuso in articoli disponibili sul portale del Comitato. D’altronde, come ha detto lo stesso Angela, «bisogna avere sempre una mente aperta, ma non così aperta che il cervello caschi per terra». Buon Halloween a tutti.


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