La natura lancia la sfida al cemento

I giovani dai 20 ai 40 anni amano vivere nei centri urbani, ma coltivano l’ispirazione di una vita bucolica. Non sorprende perciò che il verde si stia diffondendo in città nelle forme più svariate. — Mélanie Haab

Cédric Ribeiro vive in due universi paralleli: in uno, gli amici, il lavoro di contabile, il dopolavoro e le serate in compagnia, nell’altro, le galline, le oche e le anatre.



Il 25enne ginevrino è un cittadino doc, ma si è appassionato da bambino agli animali di bassa corte, durante le vacanze a casa del nonno in Portogallo. Sei anni fa, durante una passeggiata, è capitato per caso in una fattoria a Carouge, vicino a Ginevra, e si è fatto spiegare i segreti del mestiere. Dato che il suo compleanno cadeva poco dopo, i membri dell’associazione Basse-cour carougeoise gli hanno regalato un manuale di buone pratiche per l’allevamento di galline.
Cédric Ribeiro rappresenta perfettamente il paradosso della sua generazione: i 20-44enni rappresentano il 41% della popolazione urbana. La metà di loro è single, secondo le statistiche condotte sulle città svizzere. Persone giunte negli agglomerati urbani in cerca di lavoro e che non si immaginano di poterli abbandonare.«Vi vedo due spiegazioni», indica Vincent Kaufmann, professore di sociologia urbana al Politecnico federale di Losanna. «Da un lato, il miglioramento degli spazi urbani e della loro offerta invoglia ad abitare in città. D’altra parte, quando si decide di trasferirsi, attorno ai 30 anni, si è spesso in due e la scelta è perciò frutto di un compromesso».

«

Tre piante e un alveare bastano per dare l’illusione dei campi»

Vincent Kaufmann, sociologo


Giovani legati all’ecologia
La generazione dei 20-44enni è cresciuta nel pieno del dibattito sull’ecologia. È particolarmente legata allo sviluppo sostenibile, anche se non ha avuto contatto con la terra quanto la generazione precedente. Il contenuto dei loro piatti è bio, l’arredamento più rustico, le vacanze le trascorre in agriturismo. «Sono nato in città ma ho bisogno di questa pace alla sera», confessa Cédric Ribeiro, che possiede circa 150 animali, tra polli, anatre e oche. I suoi amici, increduli per la sua passione,  si nutrono delle sue uova per tutto l’anno e non esitano a dargli una mano.«Dedico il mio tempo libero a girare per esposizioni in tutta Europa e incontrare altri allevatori per scambiare patrimoni genetici. I miei polli di razza Orpington hanno già vinto molti concorsi». Bisogna dire che li vizia davvero per preservare questa specie minacciata: nel periodo della riproduzione, ricevono, oltre a chicchi di frumento e mais, carote da lui grattugiate con premura e insalata del supermercato. La sua passione gli costa circa 15mila franchi all’anno. Ha percorso 1400 chilometri per andare a prendere la sua prima protetta a Bergerac, in Francia.

Il sogno del verde
Se la passione di Cédric Ribeiro gli riempie le giornate, per altri l’esigenza di circondarsi di verde spesso si risolve con una fila di vasi di fiori sul balcone. «Tre piante e un alveare bastano per mantenere l’illusione dei campi», afferma il sociologo Vincent Kaufmann. Molti si spingono più in là (vedi i nostri ritratti) e condividono le proprie invenzioni in rete.
Qualsiasi iniziativa è positiva. «I balconi verdi, oltre ad attirare gli sguardi, fanno abbassare la temperatura di una città e permettono di contrastare la canicola», fa notare Natacha Litzistorf, direttrice dell’associazione Equiterre, che fornisce consulenza alle collettività pubbliche.
Un balcone fiorito è sufficiente per nutrire un sogno di verde? Sembrerebbe di sì. Il laboratorio di sociologia urbana del Politecnico federale di Losanna ha appena pubblicato uno studio su Ginevra e Zurigo in cui emerge che i cittadini sono contenti di abitare in città e non vanno in cerca di verde fuori dal centro. Lo stesso studio ha fornito, invece, il risultato opposto per Parigi e Roma. Va detto che in Svizzera, il 74% della popolazione è urbana e le zone verdi rappresentano il 7,5% delle città. «Le nostre città sono più piccole e meno densamente popolate. Vi si trova una grande diversità su piccola scala», sottolinea Vincent Kaufmann.

Gli agglomerati urbani rivestono quindi un ruolo fondamentale e devono rispondere alle aspirazioni dei propri abitanti, secondo Natacha Litzistorf di Equiterre. «Occorre che propongano spazi pubblici di qualità, che integrino l’inerbimento nei concorsi di architettura e nei piani di edificabilità». Equiterre organizza orti urbani nei quartieri, al tempo stesso partecipativi, formativi e intergenerazionali, per reintegrare il verde in città e lottare contro la fuga degli abitanti verso la campagna, a distanza di un secolo dall’esodo rurale. «Le persone vogliono mettere le mani in pasta, creare da sole, toccare la terra».

Cittadini felici
Numerose tesi di laurea monitorizzano queste iniziative. I risultati sono edificanti: migliore conoscenza del contenuto del proprio piatto, meno sprechi alimentari quando si coltivano gli ortaggi da sé, creazione di un legame sociale, scoperta del ciclo vegetativo delle piante e del suo legame con le condizioni atmosferiche. Vincent Kaufmann vede queste iniziative di buon occhio: «Non è il capriccio di borghesi bohémien. Si avverte l’esigenza di investire in rapporto alla terra, nel tentativo di ritrovare l’autenticità della campagna». Lo testimonia la lista d’attesa degli orti familiari che non accenna a diminuire. E l’età media si è abbassata.


Cédric Ribeiro con i suoi esemplari di Orpington nella città di Ginevra.

Vacanze in campagna
Il bisogno di campagna si esprime anche nella scelta della destinazione delle vacanze. Così, i soggiorni in agriturismo in Svizzera hanno registrato l’anno scorso una crescita dell’affluenza pari al 10%. E a fine febbraio si è registrato già il 20% di prenotazioni in più rispetto al 2015, secondo le cifre dell’associazione Agriturismo Svizzera. «La gente cerca la tranquillità, la natura, i prodotti locali, un ambiente sano», constata il suo direttore, Andreas Allenspach. Il ritratto tipo di questi vacanzieri? «Cittadini, di formazione universitaria, che desiderano staccare la spina dalla vita quotidiana, con o senza la famiglia».
Lo stesso dicasi per quanto riguarda l’iniziativa «Swiss Tavolata», che invita gli abitanti delle città a mangiare a casa dei contadini. «Abbiamo iniziato 18 mesi fa e stiamo assistendo a un costante aumento dei visitatori», dichiara soddisfatta Anna-Barbara Eisle-Rothenhäusler, responsabile delle pubbliche relazioni di «Swiss Tavolata». Tra le 100 e le 150 persone si recano ogni mese in una delle quaranta strutture attualmente iscritte in Svizzera (cinque indirizzi anche in Ticino). «Pongono tante domande sugli animali e apprezzano il fatto di mangiare prodotti della fattoria». Di recente vengono proposti anche brunch, che stanno registrando un vero e proprio boom. Il pubblico è composto da trentenni o persone di età superiore, alla ricerca di autenticità.

La seconda vita dei polli
Ma ritorniamo al nostro allevatore di galline e polli. Una gallina vive in genere fino a 10-12 anni. Quando le protette di Cédric Ribeiro raggiungono i quattro anni di età, non partecipano più ai concorsi avicoli. A quel punto lui le affida a persone che desiderano creare un pollaio a casa propria. «Non riesco a far fronte alla domanda», osserva il giovane. E quando la volpe non fa una carneficina (record di 20 animali uccisi in una notte), il contabile ginevrino ha un altro asso nella manica per limitare la popolazione: «La mia specialità è le coq au vin (il galletto al vino). Del resto, nessuno vuole un gallo che canta in giardino».


Nel fotomontaggio: Cédric Ribeiro ha due passioni, le due ruote e le galline.

Vacanze in campagna
Il bisogno di campagna si esprime anche nella scelta della destinazione delle vacanze. Così, i soggiorni in agriturismo in Svizzera hanno registrato l’anno scorso una crescita dell’affluenza pari al 10%. E a fine febbraio si è registrato già il 20% di prenotazioni in più rispetto al 2015, secondo le cifre dell’associazione Agriturismo Svizzera. «La gente cerca la tranquillità, la natura, i prodotti locali, un ambiente sano», constata il suo direttore, Andreas Allenspach. Il ritratto tipo di questi vacanzieri? «Cittadini, di formazione universitaria, che desiderano staccare la spina dalla vita quotidiana, con o senza la famiglia».
Lo stesso dicasi per quanto riguarda l’iniziativa «Swiss Tavolata», che invita gli abitanti delle città a mangiare a casa dei contadini. «Abbiamo iniziato 18 mesi fa e stiamo assistendo a un costante aumento dei visitatori», dichiara soddisfatta Anna-Barbara Eisle-Rothenhäusler, responsabile delle pubbliche relazioni di «Swiss Tavolata». Tra le 100 e le 150 persone si recano ogni mese in una delle quaranta strutture attualmente iscritte in Svizzera (cinque indirizzi anche in Ticino). «Pongono tante domande sugli animali e apprezzano il fatto di mangiare prodotti della fattoria». Di recente vengono proposti anche brunch, che stanno registrando un vero e proprio boom. Il pubblico è composto da trentenni o persone di età superiore, alla ricerca di autenticità.

La seconda vita dei polli
Ma ritorniamo al nostro allevatore di galline e polli. Una gallina vive in genere fino a 10-12 anni. Quando le protette di Cédric Ribeiro raggiungono i quattro anni di età, non partecipano più ai concorsi avicoli. A quel punto lui le affida a persone che desiderano creare un pollaio a casa propria. «Non riesco a far fronte alla domanda», osserva il giovane. E quando la volpe non fa una carneficina (record di 20 animali uccisi in una notte), il contabile ginevrino ha un altro asso nella manica per limitare la popolazione: «La mia specialità è le coq au vin (il galletto al vino). Del resto, nessuno vuole un gallo che canta in giardino».

Miele dai tetti di Zurigo

Insieme al marito, l’apicoltrice Anna Hochreutener gestisce circa 100 arnie nel cuore di Zurigo.


L’entusiasmo che Anna Hoch-reutener prova per i suoi amici ronzanti si tocca quasi con mano. Insieme al marito, Tom Scheuer, si prende cura di un centinaio di popolazioni di api. «Ogni colonia comprende da 30 a 50mila api», dichiara con orgoglio l’apicoltrice. A conti fatti, Anna Hochreutener è la «regina» di circa 3 - 5 milioni di «fornitori di miele». Il tutto nel cuore di Zurigo. Sui tetti piani inutilizzati, disseminati per tutta la città sulla Limmat.
«So che può sembrare un po’ bizzarro, ma all’inizio abbiamo scoperto tramite ricerche che la città è il luogo ideale per le nostre api. Non solo la varietà di fiori risultava molto più vasta data la presenza di tante persone e di numerosi balconi nel centro della città, ma anche l’utilizzo di pesticidi era quasi pari a zero».
I primi passi in questo settore Anna Hochreutener li ha mossi già 11 anni fa. «È stato in Inghilterra, a causa dell’attività di mio padre vi abbiamo vissuto per alcuni anni. Insieme abbiamo frequentato un corso di apicoltura e di seguito possedevamo tre popolazioni di api».
Tre anni fa, Anna Hochreutener e il marito, hanno fondato la propria impresa. Oltre alla vendita del miele di propria produzione, la coppia propone anche corsi e visite guidate. l Andreas Eugster


Anna Hochreutener, apicoltrice cittadina di Zurigo.

Un container di pesci in città

La storia di due ginevrine, Fanny Bernard e Julie Conti, appena trentenni, che desiderano installare, nel cuore della città di Calvino, un container di acquaponica.

L’idea, nata solo un anno fa, è sul punto di concretizzarsi: due vasche da 900 litri accoglieranno i pesci, mentre sul tetto verrà installata una serra con piante. Il principio: gli escrementi dei pesci nutrono le piante, che a loro volta depurano l’acqua. Contano su una produzione di 60 chili di pesce e 120 chili di ortaggi per stagione. «Siamo vere cittadine, ma oggi l’ecologia non è più soltanto una moda. Bisogna essere coerenti», spiega Julie Conti, che lavora nella comunicazione. «Desideriamo mostrare nuove soluzioni per consumare a chilometro zero e brulichiamo di progetti», aggiunge Fanny Bernard, attiva nel mondo delle start-up. Tutti hanno dato il loro contributo: amici, famiglia, ma anche makers (comunità Internet di aiuto su tutti gli argomenti ecologici). Il sostegno si materializza sotto forma di crowdfunding, di materiale e di tempo. «Fanny è una professionista della chiacchiera», dice sorridendo Julie Conti –, è andata a bussare a tutte le porte».
Il container è in fase di montaggio e prossimamente sarà installato nel quartiere delle Grottes. Gli interessati all’iniziativa, confluiti nell’associazione «Exodes Urbains», hanno vinto il concorso «Impact Hub Geneva Pulse», che premia i progetti a impatto positivo sull’ambiente. Questo riconoscimento le offre visibilità, oltre a uno spazio di lavoro e di scambio. «Ci piacerebbe moltiplicare le iniziative cittadine, presentare l’acquaponica e altri progetti nelle scuole e nei festival di ecologia», sognano le due amiche.


Julie Conti (a sinistra) e Fanny Bernard ci mettono anima e corpo nel loro progetto agricolo in città.

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