Matteo Beltrami: «La capoeira è una disciplina per tutti».

Sport e società

È nata in Brasile ed è un misto tra danza e arti marziali. Da pochi mesi esiste anche un’ associazione ticinese di capoeira.

Leggi la rubrica sportiva di Armando Ceroni.

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Ha una grande valenza sociale, stimola l’aggregazione, lo spirito di gruppo. Ma è anche una disciplina sportiva a tutti gli effetti. La capoeira, un misto tra danza e arti marziali, ideata nell’epoca coloniale dagli schiavi africani sottomessi ai portoghesi in Brasile, si fa strada anche nella Svizzera italiana, dove pochi mesi fa è stata costituita l’Associazione sportiva capoeira Ticino. «C’è stata una fusione tra tutte le associazioni che già esistevano – spiega il responsabile Matteo Beltrami, 32 anni –. Adesso, avendo un’associazione unica, possiamo veicolare un messaggio comune in tutto il cantone e fare capire che la capoeira è davvero una disciplina per tutti».

Matteo, di professione educatore di strada, è un vero e proprio pioniere della capoeira in Ticino. Da diversi anni cerca di trasmettere alla gente i suoi aspetti educativi. «È uno strumento di integrazione, pedagogico, basato sull’allegria, sul dialogo corporeo, sul rispetto del pros-simo. Si tratta di un’arte marziale in cui non c’è aggressività». Il contesto storico e culturale in cui nasce la capoeira è tutto da approfondire. «Ha le sembianze di una danza tribale, questo permetteva agli schiavi di esercitarsi nella lotta, senza fare insospettire i loro padroni. C’è un forte desiderio di libertà alla base della disciplina».

Ci si muove a ritmo di tamburi e berimbau, con i corpi che sembrano diventare di gomma. Matteo elenca i passi base; dalla «ginga» alla «rollé», dall’«esquiva lateral» alla «cocorinha». «In Ticino per adesso sono circa un’ottantina le persone che praticano la capoeira. Quattro i punti di ritrovo: a Bellinzona, a Tenero, a Lugano e a Ponte Tresa. Il discorso è soprattutto sociale, anche se non perdiamo di vista il lato sportivo. Nella primavera del 2014 ci piacerebbe partecipare a una grande competizione in programma a Roma e nel giro di due anni vorremmo organizzare una gara anche in Ticino. Sarebbe una “prima”, visto che finora ci siamo cimentati solo con esibizioni». Matteo, tuttavia, non vuole dare troppo peso all’aspetto agonistico. «Perché la competizione è importante, certo. Ma il divertimento lo è ancora di più. E in questo senso la capoeira permette a ogni singolo atleta di lavorare su se stesso e, contemporaneamente, al servizio del gruppo. Il sorriso rappresenta la più normale delle conseguenze».

capoeiraticino.ch

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
lunedì 18.11.2013, ore 12:22


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