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Stabio: il nuovo progetto

Piazza Maggiore Tra due chiese e due bar, è l’agorà più bella del Mendrisiotto. Un tempo cuore pulsante del borgo, oggi è quasi dimenticata, ai margini. Un progetto architettonico intende valorizzarla. Testimonianze, voci e memoria. — ROCCO NOTARANGELO

È la piazza più bella del Mendrisiotto, con il campanile e la collina del Castello che svettano sui capannoni industriali e i centri commerciali ormai padroni del territorio. È piazza Maggiore a Stabio, dal nome forse un po’ enfatico, altisonante. Seduti ai tavolini del Cine-Bar, nel tepore ottobrino, osserviamo questo fondale di teatro con in primo piano la chiesa dei santi Giacomo e Cristoforo e la cappella della Confraternita di S. Maria di Caravaggio, divise da un viottolo.

La chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo e la cappella della Confraternita di S. Maria di Caravaggio.

E alle spalle, il costone roccioso della collina, dominata dal palazzo che ospita il Museo della civiltà contadina.

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La Chiesa parrocchiale è un piccolo gioiello architettonico che incuriosisce e intriga per la navata a tre campane e sei cappelle laterali, risalenti al XVI secolo, statue e affreschi di grande pregio. Su tutti spicca il gruppo scultoreo del 1663, che si trova nella Cappella del Crocifisso, con il Cristo morto (versione Pietà) e la Madonna e la Maddalena ai suoi piedi. L’opera arrivò a Stabio in modo rocambolesco. «Venne trasferita nel 1810 da un convento di Como a causa dei provvedimenti sulla demolizione delle chiese ordinati da Napoleone. E da due secoli è rimasto qui» racconta Lino Della Casa (foto a lato), classe 1939 e memoria storica del borgo. Anche l’adiacente cappella della Beata Vergine del Suffragio, con la sobria facciata barocca, contiene alcune perle artistiche, come le due tele del 1760 dedicate alla Madonna di Caravaggio (attenzione: non il grande pittore ma il Comune vicino Milano). E poi, sempre in tema di icone religiose, su un edificio privato in piazza campeggia un coloratissimo affresco della Madonna con Bambino, dipinto da Antonio Rinaldi a metà Ottocento e da poco restaurato.

Amarcord stabiese
Che dire, l’offerta culturale di piazza Maggiore è notevole, ma oggi questo spazio pubblico è ridotto a due chiese e due bar, in un’atmosfera quasi letargica. È il leitmotiv delle testimonianze raccolte, quasi una geremiade. «Fino agli anni Settanta era il cuore pulsante del borgo» racconta con rammarico Lino Della Casa. «C’era la scuola elementare e media, il cinema, una pasticceria, una macelleria. Era un crocevia. Poi, quando tutto si è spostato sul piano, la piazza è diventata un luogo anonimo, marginale. Che si anima solo la domenica per la messa e d’estate per certe manifestazioni culturali».



Anche uno stabiese doc come Guido Robbiani, 70 anni, cresciuto in piazza, cliente fisso del Cine-Bar, condivide questo giudizio e si lascia andare all’amarcord: «I miei ricordi più belli risalgono agli anni Sessanta. Punto di incontro della gente erano gli scalini della chiesa. Lì si scherzava e si discuteva di tutto: calcio, ciclismo, fatti veri e inventati sul contrabbando. Una commedia all’aperto, con attori improvvisati, e un senso di comunità. E poi mi viene in mente con piacere quando da ragazzi, dopo una bella nevicata, si scendeva dal Castello in piazza con gli slittini e chi non riusciva a frenare finiva nel negozio di alimentari… Oggi? È una piazza senza vita. Ci sono una manciata di anziani come me che si incontra al bar per giocare a jass».


Il progetto Epicentro
Chiara Verga (foto a destra), da 22 anni dietro il bancone del Cine-Bar, conferma le parole un po’ nostalgiche e rassegnate di Robbiani: «È vero, a parte i due bar, in piazza non ci sono altri negozi e la gente non la frequenta più. Preferisce i centri commerciali». Questa «bettola» deve il suo nome al glorioso cinema della piazza, che chiuse i battenti nel 1971. «Stabio è un paese particolare», afferma sibillina la barista. «Qui è ancora vivo il retaggio degli incidenti tra conservatori e liberali del 1876, che provocò tre morti. I famosi “fatti su Stabio”».
Il declino, la perdita di centralità di piazza Maggiore è davvero ineluttabile, imposto dal destino? Non tutti sono fatalisti. A cominciare dal Comune di Stabio, che due anni fa ha indetto un concorso per «riqualificare» questo anfiteatro naturale, per farlo diventare «luogo ideale per l’organizzazione di manifestazioni pubbliche, quali concerti, teatri, cinema all’aperto…». L’architetto Aldo Celoria, di Balerna, che ha vinto con il «progetto Epicentro», sottolinea la la priorità di restituire la piazza ai pedoni, con delle panchine, meno posteggi, traffico limitato e zona 20. E di valorizzarla attraverso due interventi incisivi: «il primo riguarda la pavimentazione: vogliamo eliminare l’asfalto e collocare sanpietrini di porfido grigio di varie sfumature, posti in forma ellittica. La seconda misura prevede la costruzione di un piccolo anfiteatro con un palco e una gradinata sotto la collina, per ospitare manifestazioni e spettacoli. E quando il palco non viene utilizzato, accogliere uno specchio d’acqua che simbolicamente evoca anche le terme di Stabio».

Pedoni vs traffico
Il progetto di Aldo Celoria è stato presentato un anno fa alla popolazione. «L’impressione che ho avuto – confessa l’architetto di Balerna – è che sia stato accolto e apprezzato, perché è da tempo che i cittadini di Stabio aspettano di godersi una piazza bella e a misura di pedone».

L’arch. Aldo Celoria vincitore del concorso sulla nuova piazza Maggiore.

Non mancano naturalmente distinguo e critiche, anche propositive. Lino Della Casa, per esempio, sostiene che «il progetto Epicentro, pur riducendo i posteggi autorizzati e la velocità delle automobili, non risolve il problema numero uno, quello del traffico. Il mio sogno è piazza Maggiore riservata solo ai pedoni, ma con un adeguato e confortevole parcheggio nelle vicinanze». «Noooo, la pedonalizzazione sarebbe la morte per eutanasia della piazza» afferma senza compromessi Chiara Verga. «Di più, temo che anche la limitazione dei posteggi possa frenare l’afflusso della gente». E allora, che fare? «Secondo me, per riuscire a far riconciliare gli stabiesi con la loro agorà, non basta solo renderla più bella, con i sanpietrini e il palco-anfiteatro, bisogna anche e soprattutto offrire un cartellone di attività culturali ricco e stimolante durante la bella stagione», conclude la barista.


Ma quanti anni si dovrà attendere per ammirare la nuova piazza Maggiore? La tempistica prevista dal Consiglio comunale promette ottimismo: progettazione definitiva nel 2017 e inizio dei lavori nel 2018.

Visita il sito internet di Massimo Pedrazzini

Il fotografo che ha realizzato le foto panoramiche per Cooperazione.

​​Visita il sito internet di Massimo Pedrazzini​

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