Gabriele Moghini giocherà da juniores anche a Wimbledon.

Stagione cruciale
per Gabriele Moghini

TENNIS — Per il giovane tennista ticinese, nel 2014 si deciderà il suo destino tennistico.

La mano che cerca di mantenere ferma la racchetta, il sudore che gronda dalla fronte, il tempo che sembra non passare mai. Siamo a gennaio 2014 e a Traralgon, a 200 chilometri da Melbourne, fa un caldo boia. È qui che per la prima volta il ticinese Gabriele Moghini, classe 1996, si confronta con la crème del tennis mondiale. E con l’estate arriveranno Wimbledon e gli US Open. Slam, per ora, in formato juniores, ma che per Gabriele potrebbero rappresentare l’anticamera al professionismo.

«Questa per me è una stagione cruciale – ammette il talento di Pregassona –. Sto entrando in un ambiente di mostri sacri, cerco di prendere le misure». Cresciuto nel Tennis club Cadro, e adottato in seguito dal Lugano, Gabriele è un giovane che ottiene risultati egregi. A un certo punto della sua carriera si è ritrovato primo in Svizzera tra gli under 12. Attualmente è ancora il numero uno tra i rossocrociati under 18 che partecipano al circuito dell’International Tennis Federation.

«La mia vita è improntata sul sacrificio. Quando non faccio sport, frequento il liceo all’Elvetico di Lugano. Sto sempre con la valigia in mano e studio in auto o in aereo, durante le trasferte. Tra tornei ed esami, di tempo libero me ne resta poco. Agli amici sono più le volte che devo dire di no. Non rimpiango nulla però. Il tennis mi dà tanto. E mi ha aiutato a essere organizzato nella mia quotidianità».

Forte nel servizio e nel rovescio, Gabriele non nasconde i suoi limiti. «Devo migliorare nel diritto e sotto rete. A certi livelli questi dettagli non puoi sottovalutarli». Per il giovane ticinese, ogni torneo rappresenta l’occasione per fare punti e per costruirsi una certa immagine. «Il risultato numerico conta per le classifiche. Però è anche importante guadagnarsi il rispetto degli avversari. Può sembrare banale dirlo, ma la forza mentale dell’atleta diventa una marcia in più. Stiamo parlando di uno sport individuale, dove è il singolo sportivo a decidere tutto, nel bene e nel male».

Dal punto di vista del risultato, il battesimo australiano non è stato eccezionale per Gabriele. «Dopo quell’esperienza, ho comunque ripreso a macinare punti e gioco in altri tornei». Tra poche settimane, tuttavia, arriva un nuovo test di fuoco. A Wimbledon. «Per me giocare in quel contesto è davvero stimolante. Se chiudo gli occhi, immagino di vincere proprio quel torneo. Non tra gli juniores però. Bensì tra i grandi».

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Testo: Patrick Mancini
Foto:
Sandro Mahler

Pubblicazione:
lunedì 19.05.2014, ore 16:00


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