Stefano Bollani: omaggio a Napoli

È uno dei migliori pianisti jazz italiani, ma non solo. Stefano Bollani è un virtuoso che non perde mai il contatto con l’emozione e l’ironia.  — DIEGO PERUGINI

E ama saltabeccare fra stili e generi con fantasia, spaziando dal jazz nordico alla tradizione brasiliana, dalle canzoni anni Quaranta al pop leggero. Ecco perché il suo pubblico è così ampio e variegato, capace di unire esperti conoscitori e semplici appassionati della buona musica.

La sua ultima avventura, Napoli Trip (Decca), è uno sguardo a 360 gradi sulla metropoli partenopea, senza concessioni al pittoresco o al folklore. Ci sono brani inediti, collaborazioni eclettiche (dal norvegese Jan Bang al «locale» Daniele Sepe), sprazzi visionari e scarne rivisitazioni di classici storici. Da Vicoli a Il Valzer del cocciolone fino a Putesse essere allero, in ricordo di Pino Daniele. Quindi O’ sole mio e Caravan Petrol per piano solo e la conclusiva (e brevissima) Reginella, impreziosita dal mandolino di Hamilton de Holanda. Un lavoro di classe, per palati fini.

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