Storia del coniglio nano Jack

Il coniglio è un animale sociale che ha bisogno del contatto con i suoi simili. La storia di Jack, il più birichino di sette fratelli. — AMELIA VALSECCHI JORIO

«Sono proprio furbo. Anche oggi non mi farò trovare. Sono l’ultimo di sette fratelli, siamo nati in giardino la scorsa primavera. Ed ora mi trovo sotto il cespuglio, nell’angolo più remoto della casa. I miei fratelli sono più calmi, io ero lo scricciolo, il mammone, ma anche il più furbo della nidiata. Per questo, da quando sono uscito dalla tana, un tunnel scavato nel terreno, ho trovato un buco nel recinto e sono scappato il più lontano possibile. Eravamo in sette! Vi rendete conto? Ci contendevamo l’insalata e le carote e anche se il cibo non ci mancava, l’aria aperta, il cielo sereno e l’erba fresca, sì! Per questo sono stato l’unico a volersi avventurare nel parco, lontano dalla mamma e dai limiti del nostro territorio. Oh che bello poter zampettare tra l’erba alta. Salto e mi fermo, corro e mi giro, nessuno m’insegue. Ma tengo sempre d’occhio i gatti del quartiere, resto guardingo. Così, tra una capriola e l’altra scoccano le quattro del pomeriggio. Da ore sono nascosto tra i boschetti lontano da tutti. Ora lo so, tra poco rientreranno i bambini da scuola e mi cercheranno ovunque, perché sono il loro preferito. Il più piccolo, il più birichino, ma anche il più desiderato».

«Quando mi prenderanno tra le mani – sempre con cautela, come gli ha spiegato bene mamma Lorena, resterò immobile e mi lascerò accarezzare abbassando le orecchie. Il mio naso non smetterà di muoversi mentre li annuserò timoroso. Mi porteranno in casa e mi metteranno sul divano. Sanno che se avessi la possibilità di girare per terra potrei sporcare o rosicchiare i cavi. A volte succede, però nessuno ne fa un dramma. Bisognerebbe sapere che un coniglio ama rosicchiare le cose! Poi, di notte, tutto ritornerà alla normalità. Mi prenderanno, mi porteranno nel recinto e mi addormenterò nella mia tana accanto ai miei fratelli sognando l’erba fresca. L’indomani cercherò di nuovo il buco nel recinto». 

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