La casa automobilistica giapponese ha rivoluzionato la «ricetta» della Legacy.

Rivoluzione in casa Subaru: arriva l'integrale Levorg

Subaru riduce le dimensioni del suo veicolo a trazione integrale di classe media e gli cambia anche il nome. — Andreas Faust

Immaginate di acquistare il vostro yogurt preferito e di trovarlo completamente cambiato: la consistenza è compatta e non più cremosa, la ricetta è nuova e la confezione si è talmente trasformata che non la riconoscete più nel reparto frigorifero. Ad alcuni fedelissimi clienti di Subaru potrebbe succedere la stessa cosa in occasione di una prossima visita dal loro concessionario. La casa automobilistica giapponese ha rivoluzionato infatti la «ricetta» della Legacy. Finora questa station wagon a cinque posti aveva un impatto piuttosto americano: un po’ stravagante, alta e ampollosa, e forse anche troppo grande. Il nuovo modello è più corto di dieci centimetri; è più piccolo, più compatto e più leggero, e si distingue dal predecessore per il design più muscoloso. E poi non si chiama più Legacy, bensì Levorg.




Ingredienti invariati
Numerosi ingredienti resteranno però invariati, come il motore boxer, per esempio. Inizialmente sarà in vendita solo la versione con 1,6 litri, dotata però di turbocompressore. Il motore ruggisce sotto il cofano piatto quasi senza produrre vibrazioni e per erogare la sua potenza si avvale della trasmissione automatica a variazione continua. Chi vuole può usare anche il cambio manuale, il sistema di controllo elettronico risponde come se avesse un cambio a sei marce. Ma non sarebbe affatto necessario poiché, rispetto ad altri modelli con trasmissione a variazione continua, lenti e rumorosi, la Levorg risponde in modo eccellente: docile e silenzioso. E, naturalmente, con i vantaggi della trazione integrale. Una Subaru con due modalità di guida (Intelligent/Sport) e le stesse caratteristiche scattanti del passato, ma senza le vecchie abitudini di consumo. In media dovrebbero bastare 6,9 litri.

L’allestimento interno
Per quanto riguarda la linea degli interni, invece, Subaru non intende rifarsi al look del passato, spesso più monotono del necessario. Le superfici sono gradevoli al tatto e la lavorazione è migliorata, mentre gli accessori sono innumerevoli: la dotazione di base comprende airbag per le ginocchia, sensore per la pioggia, luci automatiche, regolatore di velocità e uno sbrinatore per spazzole tergicristallo; dal pacchetto di accessori Swiss in su, si aggiungono l’assistente cambio di corsia, fari abbaglianti, traffico laterale, e angolo morto, nonché l’accesso senza chiave (keyless access). Dietro i sedili posteriori a ribaltamento frazionato si possono alloggiare bagagli per un volume fra 522 e 1446 litri: non è tantissimo, ma può bastare. Comunque, da nessuna parte si paga così poco per un’auto di queste dimensioni, con la trazione integrale e un equipaggiamento così ricco. E quindi va bene così, il cambio di nome è giustificato!

Le foto poco simpatiche
Ora che abbiamo sempre a portata di mano una macchina fotografica, integrata nello smart­pho­ne o nel tablet, e l’autoscatto è tornato di gran moda (solo che lo chiamiamo «selfie»), c’è ancora un flash che continua ad irritarci. Sarà perché ci coglie sempre impreparati, distratti, o sarà perché lo vediamo davanti a noi o nello specchietto proprio nel momento meno opportuno. Croce di ogni automobilista, sempre pronto a sorprenderci senza mai farci piacere, il flash del radar arricchisce fotografie di cui volentieri faremmo a meno. Fissi o mobili, laser o al semaforo, sono lì a sorvegliare cantieri, tratti giudicati pericolosi, incroci, strade di quartiere. Il loro scopo dichiarato è aumentare la sicurezza sulle strade. Una funzione comprensibile, ma difficile da digerire per il conducente colto in fallo. Ogni lezione, in questa materia, serve almeno ad aumentare la nostra conoscenza: il radar, lo abbiamo capito, non teme pioggia o oscurità, è instancabile, lavora anche nei giorni di festa e non fa distinzioni. Ricordiamocelo ogni volta che ci mettiamo al volante pensando «tanto oggi non mi becca».

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