Sudafrica, sotto il
tropico del Capricorno

Un melting pot di culture e una vita notturna vivace regnano a Città del Capo. Negli immediati dintorni, una natura ricca e paesaggi mozzafiato.


Panoramica aerea sopra Città del Capo con vista sulla Table Mountain.

Sir Francis Drake, il grande navigatore, lo sentenziò senza se e senza ma: «Il Capo più bello che mai vedemmo nell’intera circonferenza terrestre è il Western Cape». Aveva navigato nelle acque di tutto il mondo e quando, nel 1580, approdò nella Table Bay non ebbe dubbi. Difficile dargli torto anche cinquecento anni dopo.

Il Capo è un luogo di maestoso splendore e di incredibili contrasti, con l’epicentro nella «Città Madre», Città del Capo, appoggiata contro l’imponente Table Mountain. Nel corso dei secoli gli hanno affibbiato svariati nomi. Per i soldati portoghesi, i primi che provarono sulla propria pelle l’insidiosità delle coste di Cape Point, era Cabo Tormentoso. Per coloro che invece ci entrarono solcando le acque più calme della False Bay, era il Capo di Buona Speranza. Quando l’insediamento che vi si stabilì iniziò a rifornire d’acqua, carne e ortaggi le flotte dirette a Oriente, venne ribattezzata

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Edifici restaurati e molo del Waterfront, quartiere diventato alla moda.

Cabine multicolori sulla spiaggia di Simon’s Town, a Sud della capitale sudafricana.

Gli edifici colorati del quartiere Bo Kaap, abitato prevalentemente dalla comunità malese musulmana.

Il museo di District Six, il quartiere che venne evacuato negli anni Sessanta.


Taverna dei Mari. Per i sudafricani di oggi è semplicemente «il Capo», un nick name che ne sottolinea tanto il suo stato di Città Madre quanto la sua unicità. Unicità verificabile con alcuni flash che evidenziano l’originalità di una città che sorge sull’estrema punta meridionale dell’Africa, immediatamente a Sud del Tropico del Capricorno. Il primo lo si può scattare al Victoria & Albert Waterfront: se qualche anno fa era un luogo degradato e pericoloso, oggi è una delle maggiori attrazioni turistiche dell’Africa Australe, con decine di ristoranti sul mare, un mercato, il Two Oceans Aquarium, orchestrine e gruppi di gospel che intrattengono i visitatori. E una stupenda panoramica sulla città. Un sito unico perché, a differenza di altri luoghi  nel resto del mondo dove si è cercato di rivitalizzare i vecchi porti, questo continua a essere funzionante e le acque dei dock Duncan e Ben Schoeman sono solcate da grandi navi moderne.   

Un quartiere ricco di storia     
Il secondo flash è garantito dal Bo Kaap, il pittoresco quartiere musulmano ai piedi di Signal Hill, con le sue ottocentesche pareti ridipinte con colori pastello particolarmente coreografici. Era lo storico quartiere residenziale dei discendenti degli schiavi asiatici e dei prigionieri politici deportati dagli olandesi. Oggi qui ha la sua sede il più vecchio tra i musei cittadini, piccolo ma interessante, che ai visitatori offre una panoramica sulla vita di una prospera famiglia musulmana del XIX secolo.


Natura e vita notturna
La terza istantanea non può che essere la salita alla Table Mountain. Due le opzioni: la funivia, che parte da Tafelberg Road, o a piedi, seguendo un lungo sentiero. Quest’ultima è senz’altro l’ipotesi consigliata, anche se bisogna tenere in considerazione che da queste parti il tempo può cambiare repentinamente. Una partenza in pieno sole non garantisce le stesse condizioni all’arrivo, dove si possono facilmente trovare nebbie e forti venti (talmente intensi che talvolta per sicurezza si stoppano le corse della funivia). È quindi opportuno salire gli oltre mille metri di dislivello, che dividono il mare dalla vetta, con una guida esperta della zona e Jack, quello a cui ci siamo affidati, ci ha anche fatto un rapido corso sulla locale nomeclatura metereologica: «Il Cape Doctor è il vento mattutino che spira da Sud-est, e pulisce la valle. Invece la Table Cloth è lo strato di nubi che, come fosse una tovaglia,  copre la cima della Table Mountain».
Prima di lasciare Città del Capo bisogna vivere, almeno una volta, la sua nightlife. L’epicentro è in Long Street, una delle vie principali che collegano la zona del Waterfront con il centro della città. È qui che hanno la residenza la maggior parte dei ristoranti, molti dei quali dopo cena si trasformano in location per vibranti concerti, e dei locali notturni. È qui che il melting pot sudafricano regala il meglio di se stesso, esplodendo nell’esaltazione delle diversità per creare reinterpretazioni di espressioni, tradizioni e usanze.

Avvistare le balene «giuste»
Ma nessuno spettacolo in cartellone nei locali di Città del Capo è in grado di competere con quello offerto dalle balene che volteggiano nelle acque prospicienti la città. Incuranti delle loro dimensioni, che possono raggiungere  una lunghezza di 18 m per un peso di circa 60 tonnellate, questi straordinari mammiferi si librano tra le onde come fossero libellule.  Il maggior concentramento avviene nella zona costiera di Walker Bay, nei pressi della cittadina di Hermanus. Città del Capo dista meno di 90 minuti, 120 km. Qui si danno appuntamento ogni anno migliaia di balene australi, che in inglese vengono chiamate southern right whales, balene «giuste». Un nome regalato loro dai balenieri a causa di una mole che le rendeva particolarmente lente nei movimenti  e quindi più facili da arpionare. Per questo motivo, oltre alla grande quantità di olio che se ne poteva ricavare, erano considerate le balene «giuste» da cacciare e, fin dai primi anni del ʼ900, divennero una specie a rischio d’estinzione al punto da richiedere una legge per la loro protezione già nel 1935. Oggi ne sopravvivono non più di 4.000 esemplari, e buona parte di loro affronta il lungo viaggio fino alle coste sudafricane, al solo scopo di accoppiarsi e partorire, trasformando questo tratto d’oceano in una sorta di gigantesca alcova. Per i periodi di maggior affluenza la città si è dotata di un whale crier, uno «strillone» che annuncia l’avvicinamento delle balene soffiando con forza dentro a un corno per richiamare l’attenzione dei turisti. Per ammirare da vicino le loro evoluzioni amorose ci sono apposite crociere, ma la location più romantica (e discreta) è una delle panchine del lungomare di Hermanus. Basta avere un po’ di pazienza...


  • Adderley

Si trova nella parte meridionale della città ed è il quartiere con la maggior concentrazione di musei, edifici storici e chiese. Su questa storica via si affaccia anche l’imponente cattedrale di San Giorgio Martire.


  • District Six Museum

City Bowl, 25 A Buitenkant St, tel. +27 (0)21 4667200

È il museo dedicato alla storia dell’apartheid e agli abitanti dello scomparso quartiere di District Six dal quale partì, agli inizi del Novecento, il progressivo processo di rimozione ed emarginazione della popolazione di colore della città. Foto, registrazioni e testimonianze scritte consentono di ricostruire la mappa del District Six attraverso le storie di chi ha visto demolire la propria casa senza poter fare nulla per impedirlo. Il personale è composto da tutti ex-residenti del quartiere.


  • Kirstenbosch tree canopy walkway


È una passerella rialzata che si snoda nel verde di Città del Capo e che consente ai visitatori di osservare la vegetazione come potrebbe fare un uccello in volo. La «passeggiata» si muove tra e sulle cime degli alberi del Giardino Botanico Nazionale Kirstenbosch, toccando terra solo in due punti. 

  • Old Biscuit Mill

Nella zona di Woodstock, è uno spazio dedicato alla creatività di giovani designer in campi diversi come ceramica, vetro, fotografia, moda, interior design e cucina.

  • Waterkant Village

Un tempo quartiere degli schiavi e dei mercati, con testimonianze di architettura malese e boutique etniche, ha un alta densità di ristoranti alla moda.


  • Pan African Market

City Bowl 76 Long St,
tel. +27 (0)21.4264478

Vero e proprio microcosmo del continente africano, offre una straordinaria collezione di prodotti artistici e artigianali, un caffè economico e un negozio di musica di tre piani.







  • Green Dolphin

V&A Pierhead, +27(0)21.4217471
Qui potete incontrare musicisti del calibro di Sylvia Mdunyelwa, Dave Ledbetter e Gavin Minter e consumare una buona cena.

  • Africa Cafè

108 Shortmarket Street,
tel. +27 (0)21.4220221
Nel menu ci sono 15-20 piatti da altrettanti Paesi africani. La bellezza dell’arredamento e la simpatia del personale hanno pochi eguali.



  • Balene a Hermanus

Escursioni per safari fotografici alle balene con Hermanus Whale Cruises. Il mare, quasi sempre mosso, potrebbe creare problemi ai deboli di stomaco.

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Testo: Claudio Agostoni
Foto: Bruno Zanzottera
Pubblicazione:
sabato 09.01.2016, ore 00:00


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