Sulla neve d’estate,
è la stella del freeride

LO SPORT — Tra poche settimane Simone Filippini, 19enne di Breganzona, sarà in Cile per giocarsi una parte dell’accesso al Tour mondiale.  Leggi anche «L'angolo» di Armando Ceroni!

Neve d’estate, fiocchi bianchi che cadono dal cielo in luglio e agosto. Per Simone Filippini è tutto normale. Il 19enne di Breganzona, ex nazionale svizzero di gobbe, ha già le valigie pronte per volare in Cile. Sulle montagne sudamericane, il ticinese, nuova stella dello sci freeride rossocrociato, tra qualche settimana si giocherà una parte delle possibilità di accedere al Tour mondiale. «Il circuito di qualifica comprende una ventina di gare, tra cui alcune toste come quella in Cile».

Si parte da una vetta e si scende lungo il pendio nel modo più tecnico, fluido e acrobatico possibile. È l’essenza dello sci freeride, sport che inneggia alla libertà più assoluta. «Chi ama lo sci non può restare immune di fronte al fascino della neve fresca. Nella consapevolezza che la sicurezza va al primo posto e che la montagna merita rispetto».

Simone, di professione istruttore di freestyle per la federazione ticinese e per l’accademia Eyfa, nonché maestro di sci, ha abbandonato le gobbe da circa un anno. Il suo presente è tutto incentrato sul freeride, sul fuori pista. «Ho deciso di impegnarmi al massimo e dunque anche di viaggiare. Perché uno, per risparmiare soldi e tempo, può anche scegliere di disputare solo le gare più vicine a casa. Io, invece, sono pronto ad andare lontano pur di raggiungere il salto di categoria. A qualificarsi per il Tour mondiale sono solo i migliori 4 europei, e gli aspiranti a quei 4 posti sono più di 200».

Per Simone, la prima gara del circuito di qualifica al Tour mondiale, in Norvegia, si è chiusa con un buon undicesimo posto. Ora arriva il Cile. «In generale è un momento felice per me, vivo a contatto con la montagna, sono riuscito a trasformare la mia passione in un lavoro e, soprattutto, ho scoperto lo sport che più mi si addice. Quest’estate, con l’amico Walter Brughelli, sarò addirittura protagonista di un documentario televisivo proprio incentrato sulla disciplina del freeride».

E a tal proposito, il 19enne di Breganzona non dimentica le sue origini. Per lui, cresciuto sportivamente ad Airolo, tutto era scritto nel destino. «È ad Airolo che mi sono innamorato della neve ed è lì che ci sono le montagne che amo di più. Io ho visto tutta l’Europa sugli sci, ma Airolo resta Airolo, conosco ogni singolo albero, ogni singola roccia, di quelle piste».Patrick Mancini

www.freerideworldtour.com

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Testo: Patrick Mancini

Foto:
Sandro Mahler

Pubblicazione:
lunedì 07.07.2014, ore 00:00


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