Supereroi a quattro zampe

Cani d’utilità Senza di loro, alcune attività umane sarebbero difficili, se non impossibili. Alcuni sono formati per essere rapidissimi, altri tolleranti e pazienti, altri a vedere ostacoli. Quando non stanno lavorando, tornano a essere i giocosi, pigri e dispettosi cani che tutti conosciamo.

Dimenticate fiaschetto al collo e tuffi nella neve. Il San Bernardo di oggi ha tutt’altre mansioni. A esser sinceri, nemmeno in passato aveva il compito di salvare delle vite, aiutava i viandanti ad attraversare il passo di cui porta il nome, facendo da apripista nella neve insieme ai canonici. Nel 2015, i cagnoloni svizzeri recitano in spot televisivi e lavorano come cani da terapia o compagnia. «Ogni cucciolo – ci spiega Claudio Rossetti, alla guida della Fondazione Barry (vedi riquadro pag. 18) – viene valutato dal veterinario e dai responsabili dell’addestramento. In base al carattere si sceglie quale sarà l’attività più adatta». Il cucciolo di cui si prende cura il neo-direttore ad esempio, farà il papà, per garantire la continuità della storica razza svizzera. Cheyenne invece, 4 anni e 48 chili, è bravissima nell’ascoltare e ricevere attenzioni per questo è specializzata nelle visite presso le scuole. «È dimostrato che la presenza di un cane in un gruppo, che sia una classe di ragazzi o un team di manager, ha il potere di creare un ambiente più disteso». Ne abbiamo la prova seguendo Rossetti e Cheyenne durante una visita a una classe di quinta elementare a Losone. Mentre lui racconta la storia dei cagnoloni, dei canonici e della Fondazione, Cheyenne fa la sua parte aggirandosi tra i banchi e sconfigge i timori di chi non ama i cani. Sorpassare le paure, risolvere problemi di timidezza e apprezzare le passeggiate sono solo alcuni dei compiti dei San Bernardo della Fondazione Barry. «Il nostro obiettivo è salvaguardare e promuovere questa razza storica. È un cane troppo pesante per il soccorso e per questo sono addestrati per altre attività che ben si addicono alla loro bontà e pazienza» sottolinea Rossetti.

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Agili e rapidi
Per la ricerca si usano cani più leggeri, agili e scattanti, come quelli dell’X – Alpine Rescue Team (ART). 16 ricercatori a 4 zampe – detentori di brevetti nazionali e internazionali – e 13 conduttori, formano un performante gruppo di ricerca a cui si appoggiano le autorità in caso di catastrofe. Tra di loro ci sono anche i primi «crossdog» della Svizzera: Thor, condotto da Floriano Beffa, e Tien Shan, di Désirée Mallè, in grado di cercare dispersi, vivi e non. «Molte persone ritengono erroneamente che il cane da ricerca sia in grado di segnalare chiaramente anche cadaveri o resti umani – spiega l’istruttrice Mallè. – In realtà, anche cani molto preparati sul vivo, senza una specifica preparazione, non sono affidabili sulle altre due tipologie». Tutti i cani hanno un fiuto eccezionale ma senza formazione non sarebbero in grado di fare questo «mestiere». I volontari dell’ART si esercitano ogni domenica, anche scambiandosi i cani: «La nostra filosofia è rendere i cani più sicuri e indipendenti possibile» puntualizza. L’allenamento consiste ad esempio nel ricercare mediante l’olfatto una persona nascosta, compito che svolgono con esplosivo entusiasmo. Appena la trovano, segnalano abbaiando la posizione. Per mantenersi in forma smagliante, fanno moltissimo movimento ed esercizi, come degli sportivi d’élite. «Devono poter resistere in condizioni difficili e saltuariamente svolgere sessioni di ricerca molto lunghe, per questo ci rechiamo anche all’estero e seguiamo delle formazioni specifiche». Un hobby impegnativo ma Roberto Mossi, veterinario e volontario ART, ribadisce: «Ai cani piace enormemente fare questo «Ai cani piace enormemente questo tipo di lavoro. Alcuni lo fanno perché vogliono gratificare il padrone, altri perché per loro è un’attività divertentissima, dipende dalle razze e dal carattere del singolo». Sorridendo Mallè aggiunge: «Tien Shan quando trova la persona è talmente felice che si auto-gratifica rotolandosi sulla schiena».



Precisi e incisivi
Lo svago è una parte fondamentale di ogni addestramento e compensa la fase di lavoro. «La Polizia Cantonale Ticinese si avvale di cani-poliziotto fin dagli anni ’60, ma i metodi di educazione sono cambiati radicalmente. Il nuovo sistema si basa sul gioco, su stimoli positivi e rispetto dell’animale». Il sgtmc Carlo Gianinazzi, del nucleo di condotta del Reparto Interventi Speciali, ci introduce tra i conduttori, mentre è in corso un’esercitazione di difesa. «Per questo tipo di lavoro, si cerca di stimolare il naturale istinto predatorio». Il gioco è sempre intercalato all’esecuzione di ordini precisi e le sessioni sono brevi e variate: «Il cane deve esser quasi deluso di terminare la sua esercitazione, così si mantiene alta la sua voglia di continuare». A capo del Gruppo cinofilo c’è il sergente maggiore Claudia Pagani, a sua volta istruttrice e conduttrice di un segugio bavarese. Il reparto cantonale conta 8 cani specializzati in difesa, in ricerca di sostanze stupefacenti o nella ricerca di persone su molecole individuali. «Quest’ultima capacità ci ha permesso ad esempio di ritrovare persone scomparse o rintracciare ed arrestare fuggitivi facendo annusare al segugio anche solo una porta scassinata» spiega Gianinazzi.  Un potere che ha dell’incredibile, i cani seguono le molecole rilasciate nell’aria dalle persone. Chiaramente, più è tempestivo l’intervento, più sarà alta la probabilità di successo. I cani da ricerca stupefacenti sono sempre molto sollecitati nella lotta contro questo tipo di criminalità, come del resto i «colleghi» impiegati nella difesa. Ogni anno l’unità cinofila partecipa all’incirca a 200 interventi ed è di picchetto 24 ore su 24.

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Cheyenne, San Bernardo della Fondazione Barry, in visita presso una classe di quinta elementare a Losone.

Cinque dei tredici conduttori dell’X - Alpine Rescue Team (ART), gruppo volontario che collabora con le autorità per la ricerca di dispersi, insieme ai loro performanti cani da soccorso.

I Border Collie dell’ART aspettano impazienti il loro turno d’addestramento.

Claudia Biasca-Casartelli insieme ai suoi cani: una ex e una - forse - futura guida.

L’addestramento dei cani-poliziotto è breve e sempre intercalato con il gioco.

L’addestramento dei cani-poliziotto è breve e sempre intercalato con il gioco.

Fedeli ma non possessivi
I cani della polizia trascorrono ogni istante con i propri padroni: infanzia, lavoro, svago e pensione. Per i cani guida è un’altra storia. Vivono la loro infanzia in una famiglia affidataria (in Ticino sono una decina) e, a un anno e mezzo circa, si trasferiscono presso un centro di formazione. Ad Allschwil si trova la scuola dove vengono preparati dagli esperti, prima di potersi recare presso la persona che richiede il loro sostegno. «Quando i miei figli erano piccoli, abbiamo ospitato due cuccioli di labrador destinati a diventare cani guida – racconta Rossetti. – Siamo anche stati a far loro visita una volta addestrati e assegnati. Non ci hanno quasi riconosciuti, stavano lavorando. È un’esperienza significativa e insegna che il cane è indipendente e non dovrebbe avere un “padrone”». Capita sovente che al momento in cui non sono più in grado di svolgere il loro lavoro, vengano affidati ad un’altra famiglia per il pensionamento, e il cane si adatta senza problemi. Per Claudia Biasca-Casartelli, presidente dell’Associazione amici del cane guida, non è stato necessario: «Fortunatamente ho chi mi può aiutare e abbiamo potuto tenere Quinny (12 anni) malgrado non sia più in grado di accompagnarmi. Ora abbiamo anche Mira (9 mesi) e spero che possa diventare la mia prossima guida. In tal caso dovrà stare sei mesi lontana da casa». Nel frattempo, per la signora Biasca-Casartelli gli spostamenti quotidiani sono tornati a essere complicati: «Ho dovuto riprendere il bastone e ho riscoperto un mondo pieno di ostacoli: pali, cestini, buche. Con il cane non m’accorgevo nemmeno ci fossero».

Tutti i cani d’utilità svolgono i loro compiti con una dedizione totale. Ma appena hanno concluso l’attività quotidiana corrono, si rotolano e rubano le scarpe. Come il più classico dei supereroi, conducono una vita apparentemente normale. E come dei Superman che si rispettino, una volta indossata la divisa, diventano praticamente invincibili.

Consigli su come gestire, educare e divertire il proprio amico a quattro zampe.



Desirée Mallè è presidente della Federazione cinofila ticinese (FCT) ed è fondatrice, insieme a Floriano Beffa, dell’ X - Alpine Rescue Team.

Anche i cani «da compagnia» dovrebbero essere addestrati?
Tutti coloro che hanno un cane acquistato dopo il 2008, sono obbligati a seguire il corso OPAn (formazione obbligatoria per proprietari di cani). Per il resto, non è un dovere ma un piacere. Il cane ama dover fare dei piccoli lavori e soprattutto dovrebbe amare stare insieme al suo padrone, per questo consiglierei a tutti di fare delle attività insieme che vadano oltre al passeggiare.

Come scegliere l’attività?
Ci si può rivolgere alla società cinofila più vicina o al proprio istruttore OPAn per stabilire l’attività più affine al cane e al padrone. Inoltre si possono fare semplici esercizi per conto proprio, ad esempio ricerche olfattive.

Qual è l’età giusta per iniziare?
Il più presto possibile. È opportuno iniziare fin da cuccioli con brevissime sessioni di lavoro giocoso (della durata di un minuto), assolutamente con metodi non coercitivi. Il momento migliore per farli socializzare con altri cani, animali e situazioni, è nei primi 4–6 mesi di vita.

Il cane ormai è adulto…
Si può lavorare bene anche con un cane adulto, richiederà solo un po’ più di pazienza. In generale bisogna investire del tempo ad abituarlo a stare in tutti gli ambienti, senza forzarlo. Un cane a disagio dà problemi, se dà problemi non lo vogliamo accanto e si crea un circolo vizioso. Meglio avanzare con calma.

Incrocio tra cani a passeggio. Cosa fare?
Se i cani non si conoscono è opportuno tenerli al guinzaglio e incrociarsi a debita distanza, senza intromettersi nell’approccio. Poi valutare con accortezza se è il caso di lasciarli giocare. Alcune persone vedono un problema solo se  c’è una ferita, ma anche incontri «poco piacevoli» o «non sereni», hanno conseguenze negative sui nostri amici pelosi.

Un cane in salute…
Tutti i cani hanno bisogno di attività fisica regolare, di contatto e interazione, di usare le loro risorse (ad esempio il fiuto) e di un’alimentazione regolata in base ai bisogni. Un cane appesantito (e purtroppo sono molti) si muove poco, ha più problemi di salute ed è meno felice.

Un allevamento centenario sul colle del Gran San Bernardo, a cavallo tra Vallese e Valle d’Aosta. Fino a una decina di anni fa, in mano all’ordine dei canonici che ancora si occupano dell’ospitalità d’alta quota. La Fondazione Barry ne ha rilevato l’attività con i cani per salvaguardare e promuovere la razza storica svizzera. La sede ufficiale si trova oggi a Martigny, animata da trenta San Bernardo e quaranta persone che si occupano di allevamento, addestramento e comunicazione.

Il ruolo dei cagnoloni si è adeguato ai tempi. Tra i cani c’è chi si occupa di terapia con bambini, disabili o anziani, chi fa il genitore per garantire la continuità della specie e chi fa spettacolo e recita in spot televisivi (come quello della Rega o di una nota marca di automobili). Qualche tradizionalista è specializzato nelle passeggiate con i gruppi che guida attraverso i boschi di Martigny in estate.

Il 17 e 18 aprile i cagnoloni vallesani saranno in Ticino pronti a ricevere carezze e mostrare con orgoglio ciò che sanno fare, coordinati dai responsabili della Fondazione Barry che compie quest’anno il suo decimo anniversario.

Venerdì in Piazzetta San Carlo a Lugano (13-15).
Sabato al mercato di Bellinzona fino alle 11.30 e, dalle 14 alle 16 in Piazza Grande a Locarno.

Per maggiori informazioni:
www.fondation-barry.ch

Testo: Elisa Pedrazzini
Foto:  Massimo Pedrazzini
Grafico: Simone Fuchs
Pubblicazione:
martedì 07.04.2015, ore 09:00