Quando i genitori lavorano:
Tra famiglia e istituzioni

Come affrontare l’organizzazione della cura dei figli se entrambi i genitori lavorano? Baby-sitter, famiglie diurne easili nido le soluzioni. A ognuno la sua scelta in base alle proprie necessità. Incontriamo Marco Galli, Capo Ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani (UFAG) Amelia Valsecchi Iorio

Se prima degli anni ʼ90 la madre attiva professionalmente era una figura quasi sconosciuta, oggi, il numero di donne che ha ripreso a lavorare dopo la maternità è cresciuto considerevolmente. Si pensi soltanto che in Ticino nell’ultimo decennio gli asili nido sono raddoppiati e il numero di bambini affidati alle famiglie diurne è aumentato – come dichiara Marco Galli, capo ufficio del sostegno a enti e attività per le famiglie e i giovani (Ufag) –. Il cantone tiene monitorato il fabbisogno delle famiglie, ma nonostante l’impegno per l’ampliamento delle strutture esistenti si stima che ci siano ancora centocinquanta posti scoperti nelle zone del locarnese, bellinzonese e nelle valli. Una lacuna che secondo Galli potrà essere colmata entro la fine del decennio con la realizzazione di nuove strutture come nidi e centri extrascolastici, questi ultimi ancora poco sviluppati in Ticino e in particolare con il coinvolgimento di comuni e aziende. Nel frattempo la qualità delle strutture è migliorata, grazie alla formazione di personale qualificato e alla consulenza dell’Ufag e di Cemea (centri di esercitazione ai metodi dell’educazione attiva) che fanno in modo che circa tremila bambini vengano accuditi ogni anno. Galli: «Se la necessità è di coniugare lavoro e famiglia, non va dimenticata la qualità educativa dei servizi, che deve essere incentrata sul benessere del bambino».

L’esperienza di Stefano e Jana
Stefano e Jana vivono in Mesolcina, sono entrambi attivi nel mondo del lavoro e sono i genitori di Elia, 4 anni e Leonie, 2 anni. Per loro gli asili nido non sono mai entrati in considerazione, perché cari e fuori mano. Nemmeno i nonni sono potuti venire in loro aiuto, vivendo a più di mille chilometri di distanza. «Abbiamo sperimentato le famiglie diurne di Roveredo» – raccontano –, ma da quando abbiamo traslocato in un altro paese è diventato scomodo portare i bambini al domicilio della mamma diurna e, soprattutto, non ci andava di svegliargli per spostarli in un altro ambiente che non fosse casa nostra». Per questo hanno cercato una tata mettendo un annuncio su internet. Dopo una lunga selezione – una quarantina le candidature esaminate – è arrivata Alba. «L’abbiamo scelta con l’aiuto dei bambini – raccontano i genitori –; è calma ed è piaciuta a tutti». Una scelta giusta secondo la psicologa dell’infanzia e psicoterapeuta FSP Corinna Höing, perché i bambini si sentono bene dinanzi a genitori fiduciosi e sicuri di aver optato per la migliore soluzione per i propri figli.



Papà Stefano e mamma Jana con i figli Elia e Leonie in un momento di svago per la famiglia. (Foto: Annick Romanski)


Benessere psico-fisico
Per Stefano e Jana, Alba è stata un colpo di fortuna, abita a pochi chilometri di distanza e si occupa dei figli quando la mamma lavora. Per i bambini un punto di riferimento, ma non sempre è facile trovare la persona adatta e la soluzione non vale per tutti. La psicologa dell’infanzia e psicoterapeuta FSP Corinna Höing rende attenti sul fatto che alcune mamme mal sopportano il legame affettivo che si viene a creare tra le baby-sitter e i bambini, perché può far scaturire la gelosia. Per questo motivo ognuno deve trovare il giusto compromesso, che tenga conto del proprio benessere psico-fisico, che per tante donne vuol dire realizzazione professionale.


Per Sonia Lurati, pedagogista, essere mamma è un impegno a trecentosessanta gradi e svolgerlo nella solitudine delle mura domestiche può essere difficile. È uno dei motivi per cui le donne preferiscono alternare il lavoro di mamme con quello fuori casa. È quindi importante che non si facciano sentire in colpa le mamme che tornano al lavoro, sia per motivi economici, sia perché vogliono mantenersi attive professionalmente. Quel che suggerisce la pedagogista è che la discussione avvenga all’interno del nucleo famigliare e che il compagno possa sostenere la donna nelle sue scelte. 


PRIMA INFANZIA E NIDI

L’aumento considerevole di posti a tempo parziale, occupati dalle donne, ha fatto in modo che la domanda di aiuto esterno per la cura dell’economia domestica e dei figli sia passata dal 26.6% del 2004 al 41.6% nel 2013 (fonte: Ustat).

Negli anni ’90 una donna su tre era impiegata part-time, oggi una donna su due lavora a tempo parziale [fonte: Rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (Rifos), Ufficio federale di statistica].

Sono più di cinquanta gli asili nido riconosciuti dal Cantone Ticino e distribuiti su tutto il territorio

http://www4.ti.ch/dss/dasf/ufag/cosa-facciamo/infanzia/asili-nido/.

Nei nidi riconosciuti è previsto l’eventuale diritto al rimborso della retta per il tramite dell’ufficio assegni famigliari.

Per ulteriori informazioni rivolgersi all

Ufficio del sostegno a enti e attività
per le famiglie e i giovani,


in

via H. Guisan 3
Bellinzona
091/821 92 35



ALTRI LINK:

http://www.crocerossaticino.ch/sezione-del-sottoceneri/attivita-e-servizi/per-il-bambino
Offre varie formule di baby sitting a domicilio

http://www.famigliediurne.ch
Servizio di famiglie diurne per il Sopraceneri, Luganese e Mendrisiotto

VAI AL SITO DELL'UFAG

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Testo: Amelia Valsecchi Iorio
Foto: Annick Romanski

Pubblicazione:
martedì 20.01.2015, ore 00:00


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