Nel 1974 i muscoli erano il suo segno distintivo e ancora oggi, a 70 anni, Arnold Schwarzenegger si allena con i pesi. (Foto: George Long /Sports Illustrated/Getty Images)

Terminator: «Io non mi preoccupo mai»

Arnold Schwarzenegger ha compiuto 70 anni. Ambientalista convinto, ci racconta come ha fatto carriera a Hollywood, nonostante il suo accento austriaco e il suo rapporto con Donald Trump.  — ROBERTA COHEN

Arnold Schwarzenegger, austriaco fino al midollo e immigrato modello in America, è stato Mister Universo, ha conquistato Hollywood e ha poi governato
la California. Il 30 luglio “Terminator” ha compiuto 70 anni. Il suo ultimo progetto presentato al Festival del Cinema di Cannes insieme a Jean-Michel Cousteau, figlio del leggendario subacqueo Jacques, è stato il film “Wonders of the Sea”, una spettacolare avventura in 3D sulla magica vita delle creature marine. Schwarzenegger è produttore del film, ma anche voce narrante, con l’inconfondibile slang austro-americano.

Arnold Schwarzenegger, nei film d’azione lei ha spesso vestito i panni dell’eroe che salva il mondo. Nell’era di Trump, l’ex Mister Universo salverà ora i mari del pianeta?
È già da qualche tempo che sono partito per una crociata a favore dell’ambiente. Per mia fortuna mio nipote, un avvocato nel settore dello spettacolo, si è imbattuto nel progetto di Cousteau e ha pensato che dovessi assolutamente vederlo, perché le immagini erano incredibilmente belle e il film in 3D mi avrebbe entusiasmato. Un mese dopo l’ho visto e me ne sono davvero innamorato.

È tornato quindi come paladino dell’ambiente? Oggi si considera un attivista politico o un attore?
Sono solo una persona che si appassiona con entusiasmo a qualcosa e si impegna. Una volta era per il sollevamento pesi e il culturismo, ora è per l’ambiente. Vorrei che la gente capisse che sta a tutti noi proteggere la nostra natura. Non possiamo aspettare che siano i governi a muoversi, dobbiamo noi prendere l’iniziativa.

Il 30 luglio ha compiuto 70 anni. È l’età che avanza uno dei motivi per cui si preoccupa tanto del pianeta?
Le sembro uno che si preoccupa? (ride) Io non mi preoccupo mai. Invece di preoccuparmi o di lamentarmi, preferisco far sentire la mia voce e agire. E lo consiglio a tutti: «Fai qualcosa per cambiare le cose!» Allo Schwarzenegger-Institut insegniamo ai bambini che limitarsi a studiare la protezione dell’ambiente non basta: se non ci attiviamo in prima persona, non cambierà nulla. Questo è il mio motto: bisogna farsi sentire e sporcarsi le mani, e allora sì che succede qualcosa! Anche Jean-Michel Cousteau è fatto così: ha ereditato da suo padre Jacques l’amore per il mare e vuole proteggerlo. Per questo ha fatto riprese subacquee per cinque anni, per mettere in moto qualcosa.

Che cosa l’ha spinta a commentare il film con il suo accento austriaco?
Per me è stato un messaggio a favore della natura. Gli oceani ci donano il 50% degli alimenti e dell’ossigeno che ci servono per vivere. Per questo ho contattato Cousteau e i suoi, abbiamo scritto i testi della voce narrante e li abbiamo registrati. E poi all’improvviso è saltato fuori che il film andava a Cannes.

Dal 2003 al 2011 è stato governatore della California. Come politico ha fatto abbastanza per l’ambiente?
Abbiamo approvato le leggi più rigorose degli Stati Uniti per la protezione dell’ambiente. Siamo addirittura andati in giudizio contro le autorità federali, perché ci avevano messo i bastoni tra le ruote. Allora alla presidenza c’era ancora Bush. Siamo arrivati fino alla Corte Suprema. In pratica ho citato in giudizio il mio stesso partito. E noi abbiamo vinto. Per questo oggi la California è leader nella protezione ambientale negli Stati Uniti. Non bisogna mai accettare un “no” come risposta.

Se dovesse oggi ricandidarsi per una carica politica, lo farebbe nel partito democratico?
Perché dovrei? Seguo principi diversi dai democratici. Per quanto riguarda i problemi ambientali, però, repubblicani e democratici respirano la stessa aria, bevono la stessa acqua e vivono sullo stesso pianeta, o no? I politici devono capire che devono unirsi, al di là delle differenze di partito.

Ha realizzato in America i suoi sogni?

Per i miei desideri l’America era perfetta. Se mi fossi specializzato in musica classica, Austria e Germania sarebbero state più adatte, ma io volevo diventare campione del mondo di culturismo e poi attore. La “patria dei muscoli” si trova in California, e anche Hollywood: è per questo che sono andato lì e ho raggiunto i miei obiettivi, con molta risolutezza e molto lavoro duro.

L’America è ancora la terra dalle infinite opportunità?

Assolutamente sì. Uno dei motivi è che negli Usa le persone non sono invidiose del successo degli altri. Se racconti che hai appena guadagnato il tuo primo milione, nessuno si sogna di graffiarti la macchina, ma festeggiano con te.

È capitato anche a lei quando è diventato milionario?

Sì, avevo comprato una casa per 200.000 dollari e al telefono ho saputo che valeva  oltre un milione. Lo hanno annunciato all’altoparlante mentre mi trovavo in palestra: «Ascoltate tutti, Schwarzenegger è appena diventato milionario». E intorno avevo 25 persone che festeggiavano insieme a me. La gente si fa ispirare dal tuo successo. Qui si preferisce continuare a guidare un’auto vecchia prima di osare a mostrarne una nuova.

Il suo accento austriaco è uguale dopo quasi 50 anni negli USA. Non è più uno svantaggio ma un segno distintivo…
Sì. All’inizio a Hollywood mi sentivo sempre dire: «Lascia perdere il cinema. Con quell’accento non ti daranno mai un ruolo da protagonista» E mi ripetevano sempre che il mio corpo era troppo massiccio. Negli anni Settanta andavano per la maggiore tipi come Dustin Hoffman, Al Pacino e Woody Allen. Durante i casting sul mio accento il commento alla fine era: «quando parli mi si drizzano i capelli. Per un ruolo secondario come ufficiale nazista il tuo accento magari va bene, ma per il resto è inservibile». Ho dovuto combattere contro molti feedback negativi.

Ha sfondato nel 1982 nei panni di Conan il barbaro. A quel punto i critici erano ammutoliti?

Una volta John Milius, il regista di Conan, disse in una conferenza stampa: «Se non ci fosse Schwarzenegger, avremmo dovuto costruircelo». A partire da allora il mio fisico è sempre stato un vantaggio in più.  Un paio di anni dopo, alla prima di “Terminator”, James Cameron dichiarò: «Quello che rende questo film così credibile è che Arnold parla come una macchina». (ride).

Che cosa ne pensa di Donald Trump? A marzo vi siete già scontrati, quando ha denigrato la sua moderazione di “The Apprentice” in TV e lei hai controbattuto che potreste scambiarvi il lavoro e che con lei come presidente gli americani riprenderebbero a dormire tranquilli...
Io non l’ho votato, ma mi prendo comunque la libertà di criticarlo, se ritengo che faccia un errore. Per esempio l’ho attaccato quando voleva risparmiare 1,2 miliardi di dollari nei programmi di assistenza pomeridiana ai bambini. È un problema per cui mi sono impegnato molto per 25 anni, e adesso non sto certo zitto. Quindi è naturale che lo abbia criticato. Ma è servito a qualcosa, perché la stampa e i social hanno ripreso la cosa. Così adesso questa voce è di nuovo nel bilancio. Allo stesso modo mi comporterò se intende fare qualcosa di sbagliato per l’ambiente.

Arnold Schwarzenegger, nato nel 1947 in Austria, emigrò nel 1968 negli Stati Uniti, dove inizò prima come venditore di attrezzature da fitness e poi come agente immobiliare. Da allora “Arnie”, come lo chiamano i suoi fan, non si è più fermato: è stato Mister Universo, ha conquistato come attore Hollywood ed è diventato governatore della California.

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