Coperture vegetalizzate: oasi che fanno solletico al cielo. 

Tetti verdi: la quinta facciata

I punti a favore dei “green roofs”? Risparmio energetico, tutela della biodiversità e tanta bellezza in più nei centri abitati. — ISABELLA PANIZZA CAMPONOVO

Decidere di istallare una copertura vegetalizzata sul tetto: una soluzione che comporta vari benefici a breve e lungo termine. Mitiga gli effetti del cambiamento climatico e aiuta le specie vegetali a prosperare in aree urbane. «Il tetto verde permette di recuperare la superficie inutilizzata delle coperture piane ricoperte di ghiaia con un progetto che prevede il tipo intensivo, completo di arbusti e alberi, oppure il tipo estensivo, che non sovraccarica la copertura perché ha uno spessore ridotto, con piante perenni, rigeneranti e autopropaganti di facile manutenzione», spiega l’architetto Walter Giovanzana, contitolare dell’atelier AGMA Giovanzana&Montorfani di Lugano, artefici della Scuola Media di Barbengo con tetto verde. Secondo i dati forniti dall’ Istituto di ricerca per il progetto urbano contemporaneo dellUSI di Mendrisio, a Lugano la superficie occupata da edifici è di circa 1.923.000 metri quadrati, di cui circa il 50% ha copertura piatta: qui si potrebbero quindi recuperare 961.500 metri quadrati di verde.

Più protezione
Compito principale di un tetto è quello di assicurare la protezione dell’edificio da intemperie e variazioni climatiche, come pure da elementi artificiali che possono risultare sgradevoli, tipo rumori e polveri. «Il tetto verde prolunga la durata della copertura grazie alla riduzione degli sbalzi termici, protegge il manto impermeabile dai raggi UV e permette un risparmio energetico durante l’inverno, con un effetto rinfrescante in estate», spiega l’ingegnere Danilo Leonardi, responsabile tecnico della ditta specializzata in rinverdimento Begrünungen Hunn. «Edificazioni e impermeabilizzazione dei suoli creano il problema dello smaltimento delle acque meteoriche, che convogliano nel sistema fognario cittadino, costantemente ampliato – continua Leonardi –. Lavori e spese si possono arginare realizzando tetti verdi che ampliano la superficie di captazione e filtrazione delle acque piovane, rimesse nell’atmosfera tramite il normale ciclo dell’acqua».

L’introduzione nei piani regolatori
I primi ad accorgersi dei benefici sono stati i paesi del Centro e nord Europa, come la Germania, dove da anni i tetti verdi vengono promossi nei piani regolatori. Anche la Francia nel 2015 ha approvato una legge che obbliga le nuove costruzioni in zone commerciali ad adottare coperture piantumate o pannelli solari. In Svizzera non vige un obbligo specifico: cantoni come Zurigo, Basilea e Argovia hanno ridotto le tasse di smaltimento delle acque nere per edifici con tetto verde e il Canton Turgovia nel 2016 ha portato in Parlamento una proposta di legge per dotare i nuovi edifici di tetti verdi, che però non è stata accolta. Anche in Ticino l’iniziativa sta ai singoli Comuni. La Sezione cantonale della logistica ha realizzato tetti verdi presso la Scuola media di Ambri, la Scuola media di Camignolo, e il CSIA di Lugano. A Mendrisio, come comunica l’Ufficio tecnico della Città, il Dicastero dell’ambiente e la Commissione energia e ambiente vogliono proporre un’ordinanza municipale circa la possibilità di erogare incentivi a favore dell’inverdimento di tetti e pareti.


La realizzazione di queste coperture è compito di aziende specializzate in impermeabilizzazioni, che si avvalgono poi di ditte di giardinaggio specializzate. «Capita che in fase esecutiva lo strato destinato al verde sia sostituito con la ghiaia per problemi di budget, ma alla nuova Coop di via Beltramia a Lugano, alla residenza Ronco a Cadempino e nel progetto del Campus universitario dell’USI a Lugano si possono osservare esempi interessanti di verde estensivo», conclude Massimiliano Sala, consulente tecnico roofing della Sika Schweiz di Cadenazzo.

Che fuori splenda il sole o che piova, il mio tempo libero lo passo all’aria aperta, nelle vallate ticinesi o occupandomi dell’orto. Sono cresciuto in mezzo ai boschi di Biasca e della Val di Blenio, dove con gli altri bimbi giocavo e aiutavo i contadini. Da loro ho imparato tante cose, che poi ho approfondito studiando biologia. La mia indole può apparire un po’ selvaggia, ma la mia anima docile la riservo soprattutto ai giovani, che amano riempirsi le tasche di bastoncini e sassolini raccolti durante le scorribande all’aperto. Proprio come facevo io.
È importante insegnare ai giovani che la Natura è un’entità viva di cui noi facciano parte, che ricambia il nostro rispetto accogliendoci e rigenerandoci. Grazie a questo potere terapeutico ho visto ragazzi crescere, affrontare e risolvere con il giusto atteggiamento anche situazioni di particolare disagio. Curiosità e spirito d’avventura sono innati in ognuno di noi, ma spesso per imposizioni educative o per paure legate al proprio vissuto, alcuni hanno timore di sporcarsi le mani con la terra o sono teorizzati da animaletti, come per esempio dai ragni. Osservare, ascoltare, giocare immersi nel verde, senza forzature e rispettando i tempi di ognuno è cruciale per sviluppare e nutrire il proprio rapporto con la Natura, oggigiorno cosi minacciato. Nessuno resta indifferente al suo fascino e, quando avviene la magia, tutti capiscono l’importanza di un cambio di direzione.

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