Dal Ticino all’Irlanda,
riecco i The Vad Vuc

Una storia lunga (e bella) quella dei The Vad Vuc, paladini del folk-rock ticinese. A cui ora s’aggiunge un nuovo cd, Disco Orario, che conferma il loro amore verso la tradizione irlandese rivisitata in chiave locale. — DIEGO PERUGINI

Si canta in italiano, inglese e dialetto, fra suoni forti e popolari, fisarmonica, chitarre e violino, e tante storie da raccontare. I The Vad Vuc parlano chiaro e senza peli sulla lingua, come nell’invettiva di Rendez Vous, contro social network e istituzioni. Ma nel loro carnet ritroviamo un omaggio a Primo Levi (Se quéstu l’è un óm), la critica alla superficialità dei media (Rügin) e la denuncia di certo autoritarismo (Addormentato in stazione). Ciliegina sulla torta le illustri collaborazioni, dai Modena City Ramblers ai The Dublin Legends, fra ricordi dei Pogues e classici “irish”. Un disco fuori dal tempo e dalle mode, fieramente indipendente. Da ascoltare ad alto volume. E, quando capiterà, da godere in concerto.

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