Tiziano Zanetti nella sala patriziale di Bellinzona. (Foto: Massimo Pedrazzini)

Tiziano Zanetti: patriziati

Il presidente della Alleanza patriziale ticinese (Alpa) ci parla di problemi, compiti e sfide future dei patriziati in Ticino. Senza nostalgie e falsi preconcetti. — Gerhard Lob


Il porto di Ascona appartiene al Patriziato.



Di recente ha fatto clamore la notizia che nell’arco di un biennio cinquecento persone hanno rinunciato allo statuto di patrizi d’Intragna, Golino e Verdasio. Si tratta di un caso isolato oppure problemi del genere sono la regola nei patriziati?
Certamente si tratta di un caso isolato. È il risultato di una gestione non appropriata da parte del patriziato. Per capirne la storia, si deve ritornare a più di quindici anni fa, al momento della realizzazione di una strada, che ha originato dei debiti che adesso devono essere onorati. La nuova amministrazione patriziale ha ripreso la situazione in maniera professionale, ma alcuni patrizi purtroppo hanno preso le distanze.

A tanti cittadini sfugge in generale il compito dei patriziati. Cosa fanno esattamente?
Il patriziato è un ente che sostiene e supporta il Comune politico nella gestione del territorio, ma non solo. Le attività che svolge sono molteplici, dalla cura del bosco, al ripristino di archivi storici, alla realizzazione di zone sportive.  Si occupa inoltre della creazione e del mantenimento di pregiate zone di svago, di promozione di eventi culturali, della realizzazione di stabili a pigione moderata, della gestione di alpi, pascoli e cave, del ripristino di selve castanili e della gestione di aziende forestali.

Tutte attività che provocano dei costi. Come fanno i patriziati a mantenersi finanziariamente?
Oltre alle diverse entrate generate dalle proprietà e dalle tasse patriziali, il Cantone, con il quale sussiste un ottimo rapporto, ha creato, con la nuova Legge organica patriziale, un Fondo di aiuto patriziale e, dal 2014, un Fondo per la gestione del territorio. I patriziati che non hanno disponibilità finanziare possono far capo a questi fondi, che da quando sono stati istituiti hanno generato indotti per oltre 160 milioni di franchi soprattutto nelle zone periferiche.

Ogni tanto si sente dire che i patriziati stentano a trovare persone per le loro attività. Lei può constatare una disaffezione verso il patriziato?
Ritengo che si tratti di un’affermazione troppo generica. Ci sono patriziati molto attivi in svariati campi; per citare solo degli esempi: Airolo, Ascona, Bellinzona, Carasso, Castel San Pietro oppure Losone. Il patriziato di Ascona, ad esempio, è proprietario del golf, del Porto patriziale, di un Azienda forestale, dove lavorano molte persone, e promuove molti altri eventi. Il patriziato di Bellinzona propone ogni anno i Beatles Days, cioè un’offerta culturale. A volte, purtroppo, queste attività sono poco riprese e valorizzate dai media.

A differenza di quanto avviene con il cittadino del Comune politico, patrizi lo si è per nascita. Non è un concetto superato in un mondo globalizzato?
Sono convinto di no. I patrizi portano storia e valori di un luogo e rafforzano l’identità locale, senza per questo essere nostalgici.

Si potrebbe pensare di gestire il territorio senza questo dualismo fra Comune politico e patriziato?
È una discussione che si è fatta già oltre trent’anni fa, ma oggi non è proponibile abbandonare i patriziati. Anche l’autorità politica si è resa conto della grande importanza degli enti patriziali radicati sul territorio e che fanno tanto volontariato. E questo vale per tutta la Svizzera, anche se la presenza dei patriziati varia molto da regione a regione.

Quali sono le sfide del futuro?
Occorrerà ottimizzare la gestione contabile, introducendo per tutte le Amministrazioni la contabilità a partita doppia entro il 2018. Poi operativamente si dovrà ulteriormente monitorare la situazione dei boschi nel canton Ticino, e ciò in stretta collaborazione con le sezioni forestali. Altro compito importante è il ripristino degli stabili storici nelle nostre valli. Infine, e soprattutto, dobbiamo promuovere la nostra attività per far capire che lavoriamo per tutta la comunità, compresi i turisti che trovano sentieri, rifugi e zone di svago adeguatamente curati.

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La rubrica "Il quadro" di Cooperazione

TESTO: Gerhard Lob
FOTO:  Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
giovedì 28.01.2016, ore 00:00


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