Tra Roma e il Brasile, ecco Mannarino

È uno dei più originali nuovi cantautori italiani, poco “passato” sui network radiofonici ma molto amato da un pubblico di fedelissimi. Non a caso i suoi concerti registrano puntualmente il “tutto esaurito”. — DIEGO PERUGINI

Mannarino rilegge in modo personale le proprie radici romane (anzi, romanesche) e le mescola ai suoni del mondo, così come nel suo ultimo cd Apriti Cielo (Universal), titolo che vale come esortazione o esclamazione. «Siamo noi che possiamo trovare un senso positivo o negativo a quello che viviamo. E questo è un po’ il significato del disco: la tua vita dipende da te», spiega. Mannarino spazia dal folk al rock e al blues, con particolare attenzione alla musica brasiliana. Canta con voce roca e profonda di vizi e virtù della nostra società. Roma è il ritratto spietato della sua città, Gandhi una polemica invettiva contro gli eccessi del buonismo, La frontiera tratta in maniera delicata il tema dei migranti. Simpatica Babalú, filastrocca “tropicalista” che potrà piacere anche ai bambini.

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