Per strada, in movimento

Percorso casa-scuola: per gli esperti intervistati meno viaggi in auto e più attività fisica portano benefici a bimbi e traffico, aumentando la sicurezza

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Niccolò e Tommaso, casco in testa e zaino in spalla, escono muniti di monopattino dalla porta che separa il muro del giardino di casa dalla strada cantonale di Cureglia. I due bambini, di nove e dieci anni, frequentano le scuole elementari del paese. Da settimana prossima, come altri 35.644 allievi della scuola dell’obbligo in Ticino, torneranno sui banchi… e sulla strada.
I due ragazzini ci mostrano il tragitto casa-scuola che riprenderanno a percorrere quotidianamente dal 31 agosto (nel video sul portale di Cooperazione questa settimana): un percorso di quattro minuti a piedi o in monopattino – che inizia con l’attraversamento della trafficata strada cantonale, ad un semaforo «non ben visibile agli autisti», racconta Corina, mamma dei due fratellini. «Ora hanno allargato il marciapiede, messo paletti parapedonali e organizzato un servizio di pattugliatori. Grazie dalle modifiche, e dato che sono cresciuti, ora mi fido a lasciarli andare da soli a scuola. Trovo sia importante lo facciano», aggiunge la madre. Solo quando dormono dal padre vengono accompagnati in auto. «Questione di comodità. Anch’io quell’ora parto per il lavoro», spiega papà Federico, che abita a pochi minuti di distanza, nel comune di Comano.

Meglio in movimento
Lo spostamento in monopattino o a piedi è una scelta approvata dal professor Giacomo Simonetti, primario di pediatria degli Ospedali regionali di Bellinzona e Valli e di Mendrisio e sostenitore del movimento fisico sul tragitto casa-scuola. «L’attività – spiega l’esperto, che dichiara di parlare «da medico, sportivo e papà» – rinforza ossa e muscolatura e, se eseguita in età infantile, diminuisce i rischi di malattie legate al sistema cardio-circolatorio più tardi. Mi piace citare Wordsworth: ”Il bambino è il padre dell’uomo”. Ciò che facciamo da bambini influisce sull’adulto che saremo». Un chiaro invito del medico ad abituarsi al movimento fin dalla tenera età: «Perciò trovo positive iniziative come il Pedibus», dichiara ancora.
Il progetto dell’Associazione traffico e ambiente (ATA) consiste in un sistema di accompagnamento dei ragazzi sul percorso casa-scuola sotto la sorveglianza di adulti in una sorta di carovana a piedi con «fermate» organizzata dai genitori. Oltre ai benefici legati all’attività fisica, gli argomenti forniti dall’ATA sono la sicurezza, la socialità e l’ambiente.
Il percorso casa-scuola è ancora meglio se fatto non solo a piedi, ma senza genitori. Questo il contenuto del messaggio diramato settimana scorsa da pro Juventute. Se lasciati autonomi, i bambini «possono stringere nuove amicizie, scoprire la natura circostante, svolgere una parte del loro moto quotidiano, imparare a valutare delle situazioni, a prendere decisioni e acquisire più fiducia nelle loro capacità», scrive Stéphanie Kebeiks, capo del settore Formazione e Informazione presso la fondazione, nel comunicato. «Ai bambini che vengono accompagnati in macchina manca un importante processo d’apprendimento, utile per lo sviluppo fisico e mentale», si legge ancora. Con o senza l’occhio vigile degli adulti, la parola d’ordine degli esperti anche in questo caso resta «movimento». Ecco che si delinea sempre più l’importanza di una pianificazione del percorso per i bambini da parte di genitori e autorità.
I Piani di mobilità scolastica (PMS) partono dall’analisi dei problemi del territorio nei singoli Comuni per fornire soluzioni e sono il fulcro di «Meglio a piedi» (MaP), il primo progetto istituzionale a livello cantonale in Svizzera. Dal 2010 promuove la mobilità lenta e sostenibile sul percorso casa-scuola coinvolgendo autorità comunali, scolastiche e genitori. Oggi sono «almeno quindici i PMS approvati dai Municipi e una ventina quelli in corso», indica il responsabile per il progetto Kurt Frei. Per citare un recente risultato, la fermata «scendi e vivi» di Camorino, inaugurata l’agosto 2014, è un’area di sosta per quei genitori che non possono fare a meno di portare i figli in auto e che dà la possibilità a quest’ultimi di scendere e continuare a piedi fino a scuola. Un progetto, ad esempio, che prenderà forma, anche a Locarno nel corso del nuovo anno scolastico, spiega Stéphane Grounauer, ingegnere responsabile delle migliorie pianificate nella città sopracenerina.

«

Ora mi fido a lasciarli andare a scuola da soli»

Corina (46), mamma di Niccolò (9) e Tommaso (10). 

Pericoli reali e cicli viziosi
In Svizzera, nel 2014, sono stati 73 i ragazzi (fino a 15 anni) rimasti gravemente feriti a causa di incidenti sul tragitto casa-scuola (vedi infografico). Tre vi hanno perso la vita nel 2013, indica l’Ufficio federale delle strade (USTRA). Sei decessi infantili su un totale di 530 incidenti l’anno sono i dati segnalati dall’attuale campagna «Ruote ferme, bimbi salvi!» del Touring Club svizzero (TCS). Dati del genere, è ovvio, mettono i brividi ai genitori, che di conseguenza preferiscono accompagnare i figli a scuola in auto, congestionando la strada e diminuendone la sicurezza. Un circolo vizioso che ha alimentato anche la «mitolgia» delle «mamme col Suv». 
Claudio Poretti, direttore dell’Istituto scolastico della zona di Monte Bré (responsabile anche dei quartieri di Castagnola, Cureggia, Gandria e Viganello) dichiara non facile togliere le (cattive) abitudini a certi genitori che ostruiscono le entrate delle scuole: «Noi ticinesi ci spostiamo in macchina. È nella nostra mentalità. Ma si è fatto tanto negli scorsi anni per favorire il dialogo con i genitori». Una certa apprensione, ammette, è comprensibile: «Sono un amante della bici, ma a Viganello, ad esempio, in certe zone e orari spostarsi con questo mezzo è pericoloso anche per un adulto». In generale, le scuole invitano a muoversi a piedi e, anche se non emettono divieti veri e propri, possono scoraggiare l’uso di alcuni mezzi. Sempre a Viganello, spiega ancora il direttore, infatti, non è stato previsto un parcheggio per questi mezzi.
E non si può incoraggiare la mobilità lenta senza fornire la dovuta educazione stradale, non solo da parte dei genitori ma anche a scuola. A Cureglia è Orio Galli, vicecomandante della Polizia comunale Torre di Redde, a occuparsi dell’istruzione al traffico degli allievi. A partire dalla scuola dell’infanzia e fino alla quinta elementare, le Polizie comunali, in collaborazione con l’apposito gruppo della Polizia Cantonale, organizzano lezioni e distribuiscono negli istituti il materiale informativo fornito da TCS, ACS (Automobile Club svizzero) e upi (Ufficio prevenzione infortuni). «Si parte con regole base, come ad esempio quelle per attraversare la strada, e si va fino alla sicurezza in bici o con mezzi simili a veicoli (cioè pattini, monopattino, skateboard, ecc...)», spiega il vicecomandante.
Tommaso e Niccolò sono stati attenti a lezione. Al semaforo pedonale, sul tragitto per scuola, sulla strada cantonale, aspettano che diventi verde. Poi, quando le auto frenano, attendono che le ruote si fermino completamente. Solo allora attraversano.

Per Giuliana Giandeini, insegnante di sostegno pedagogico, i ragazzi vanno incoraggiati a essere autonomi sul tragitto casa-scuola.

Che ruolo ha il tragitto casa-scuola nello sviluppo dei bimbi?

Esso permette al bambino di sperimentare la sua autonomia e responsabilità. È una parentesi che collega la sicurezza dei muri di casa, dove la presenza dei genitori può aiutare a superare qualsiasi crisi, con quelli della scuola, dove ancora una volta c’è un adulto di riferimento. Sul tragitto i ragazzi si raccontano segreti, ripetono le tabelline, progettano birichinate, si relazionano agli altri e imparano a risolvere i primi conflitti. È un’occasione di crescita offerta dal quotidiano. Peccato che a volte i genitori non ne approfittino, preoccupandosi poi di creare altre situazioni di semi-indipendenza (doposcuola o corsi sportivi) per rendere i ragazzi più forti.

Esistono regole universali che i genitori farebbero bene a seguire?

La scelta migliore per me si traduce in un contratto educativo con i figli che si potrebbe riassumere con: «Ci fidiamo di voi e vi lasciamo una bella dose di libertà, siete informati sulle regole che pretendiamo siano rispettate e sui pericoli che potreste dover affrontare, siamo pronti ad aiutarvi se vi trovaste in difficoltà, ma anche contenti se ce la farete a sbrogliarvela da soli». Chiaro: l’educazione di un bambino procede per passi. Non si può passare in breve tempo dalla dipendenza totale all’autonomia. Non è sempre facile capire gli ostacoli che impediscono un’evoluzione: il docente fatica a giustificare la mamma che accompagna sempre in auto il figlio, che gli toglie giacca e scarpe e che gli infila le pantofole, quando magari
è stata invitata più volte a favorire l’autonomia del bambino.

Scelte sbagliate nuocciono allo sviluppo del figlio?

In molti casi capisco le paure dei genitori: il pericolo esiste e lo si deve considerare. A volte mi sembra di osservare troppa ansia nel vedere che il proprio figlio cresca. L’autonomia presto o tardi è un obiettivo che ogni ragazzo raggiungerà. L’importante è pensare a lungo termine. Mi infastidiscono le “non scelte”: l’uniformarsi alle abitudini comuni, senza riflettere sui bisogni e i desideri del proprio figlio.

Testo: Giorgia von Niederhäusern
Foto: Sandro Mahler, mad.

Pubblicazione:
lunedì 24.08.2015, ore 01:00