La prima tappa di un après-ski è rigorosamente tra le piste, ad esempio al bar della capanna Alpina,
al Corviglia.

Le travolgenti serate
tutte su in montagna

Speciale Bio — Per coloro che all’ultima pista ancora non sono stanchi, ma anche per quelli per cui lo sci è solo il contorno di una vacanza sulla neve, c’è l’«après-ski».

In italiano si dice «dopo-sci» ed è un fenomeno inventato dagli austriaci che si sta diffondendo in tutto il territorio alpino. Feste sfrenate in tuta e scarponi, spuntini gourmet con il berretto in testa o cena a lume di candela con i guanti da sci appoggiati sulla sedia, qualsiasi divertimento in compagnia è ben accetto. La Svizzera, anche se non è ancora alla stregua dell’Austria, propone svariati bar e igloo a fondo pista, basta saperli scovare.

In quest’occasione abbiamo voluto esplorare St. Moritz, una delle stazioni sciistiche più conosciute in Europa. Con i suoi 350 chilometri di piste soleggiate, è frequentata dalla gente più glamour ed esclusiva, da appariscenti signore in pelliccia e personaggi noti, ma anche da famiglie tranquille e giovani amanti della neve. Nana Riz (27) e Olivia Studer (31), escono dai cliché e si lasciano travolgere dalla musica, ballando per i locali di questa variopinta località a 1.822 m.s.m.

«Ieri sera siamo state in un grande hotel ad ascoltare jazz dal vivo, oggi ci lasciamo sorprendere –scherza Olivia –. Per approfittare appieno della serata occorre non avere regole né piani e, in caso di dubbio, chiedere indicazioni a chi ha l’aria più simpatica». La prima tappa di un après-ski è necessariamente sulle piste. Uno dei luoghi più storici tra le discese del Corviglia, stazione sciistica alle spalle del paese, è la capanna Alpina. L’«Alpina Hütte» ha festeggiato lo scorso dicembre i 100 anni di attività e da tempo offre anche un ristorante. Un lungo bancone in legno, musica e sedie prendisole arredano la terrazza dove si sorseggiano caffè-fertig, cioccolata calda o vin brûlé. Appena tramonta il sole, la temperatura cala e tutti scendono in paese.

Nel cuore di St. Moritz, proprio di fianco alla partenza della funicolare, le ragazze ci conducono a «La Gondla». È un bar inserito in una vecchia cabina della funivia, usata fino agli anni Settanta alla Diavolezza. Dietro al bancone c’è Gian Tumasch Appenzeller, giovane artista engadinese che gestisce il bar insieme a Silvio Staub e Lidia Boltera. Ogni angolo del locale è curato nei dettagli, sedie coperte con pelli di pecora, lampadari antichi, candele e le decorazioni più strampalate: «Ogni tanto i clienti portano dei regali, oggetti ricordo come questo – spiega Gian indicando un cucchiaino russo infilato in una manopola – vorrei che la Gondla venisse personalizzata dai suoi ospiti, vorrei che raccontasse una storia». I gestori di questo piccolo bar mettono a loro agio tutti, vi sono famglie con bambini, personaggi noti e maestri di sci: ogni cliente è protagonista, come ci racconta Gian. «Ieri sera ho chiuso il bar alle nove di sera. Un paio d’ore più tardi mi ha chiamato un gruppo di venti persone chiedendo se la Gondla era ancora aperta… Mi sono alzato dal letto e sono sceso a festeggiare con loro». L’offerta è variegata e creativa, non mancano i grandi classici come vini e champagne, ma di marche quasi introvabili; il tè caldo è una miscela di erbe raccolte d’estate sul Corvatsch, con cui producono anche la loro grappa aromatica; il vin brûlé è fatto con vino bianco.

Non meno di una sciata, bibite e balli stimolano l’appetito: «Dopo l’après-ski, ci si rifugia in un ristorante o a casa per una cena che non impegni troppo ai fornelli come le intramontabili raclette e fondue» dice sorridente Nana. Allora, si chiamano un paio di amici, si accende il camino e ci si rilassa, almeno per qualche ora. Se dopo cena ancora nessuno è crollato sul divano, Olivia e Nana consigliano lo Stübli, bar in legno all’interno dell’Hotel Schweizerhof, per smaltire il formaggio al ritmo di musiche di tutti i generi, suonate con la chitarra.

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Testo: Elisa Pedrazzini
Foto: Pino Covino

Pubblicazione:
lunedì 03.02.2014, ore 10:08


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