Cosa c’è d’interessante da leggere? Reto Fehr si sofferma a studiare un pannello informativo. Sullo sfondo, il suggestivo paesaggio dei Churfirsten. (Foto: Christoph Kaminski)

Tutta la Svizzera su due ruote

Il ciclismo è uno degli sport più praticati in Svizzera, che, con i suoi circa 12mila km di piste ciclabili segnalate, possiede una delle reti più diversificate al mondo per densità nazionale. Reportage con un ciclista che ha attraversato tutti i comuni svizzeri. — SYLVAIN BOLT

L’imponente catena montuosa dei Churfirsten si eleva quasi in verticale sulla riva settentrionale del lago di Walenstadt, conferendogli l’allure di un fiordo. Alla stazione della città eponima, Reto Fehr ci attende con la sua bicicletta.



Da bravo ciclista, non ha scelto questo itinerario nella regione turistica del “paese di Heidi” per caso: «Questa pista fino a Weesen, dall’altra parte del lago, riassume la Svizzera. C’è il lago, ci sono le montagne e la natura. Vedrete, è magnifico!», si lascia sfuggire pieno d’entusiasmo. Il giornalista sportivo zurighese, che ha visitato oltre 80 paesi, non aveva mai visto il Titlis, la Jungfrau o il getto d’acqua di Ginevra. Così nel 2015 si è lanciato in un’impresa insolita: attraversare i 2.324 comuni della Svizzera in bicicletta.



Per realizzare l’obiettivo di conoscere meglio il proprio Paese, ha percorso in 4 mesi 11mila km, una distanza pari a quella tra Zurigo e Pechino. Il tragitto del giorno costeggia una parte del «Percorso dei Laghi», che conduce dal lago Lemano al Lago di Costanza. È uno dei 9 itinerari nazionali realizzati da SuisseMobile, una fondazione di pubblica utilità che propone anche 54 itinerari regionali e 46 locali, segnalati in maniera uniforme su una lunghezza totale di circa 12mila km. Alcune tappe ricavate in funzione dei trasporti pubblici si prestano anche a escursioni di giornata. Macinati i primi chilometri, Reto Fehr conferma che «la Svizzera in bici è molto diversificata, soprattutto per la sua topografia. È fantastico avere tante piste ciclabili, sulle quali molto spesso ci si sente soli al mondo. Di fatto, il 90% dei ciclisti pedala sul 20% delle piste disponibili. Ci sono talmente tanti itinerari sconosciuti, e io stesso ne ho ancora molti da scoprire».



Uno dei tracciati più belli del Paese

Un venticello fresco spazza l’aria di una delle prime belle e calde giornate di primavera, mentre pedaliamo su un percorso stretto a strapiombo sul lago dall’acqua turchese. «In auto è troppo veloce e a piedi troppo lento. Invece, è ideale il ritmo in bicicletta, in sella alla quale tutto è più intenso. Si sentono tutti i movimenti, dalle discese alle salite. Ma anche la natura, come l’odore della foresta, il rumore di un ruscello o ancora il vento che soffia. La bicicletta è fatta per tutti i sensi», esclama Reto Fehr, prima di ammettere che il vento contrario è stato il suo peggior nemico durante le 95 tappe del suo tour attraverso la Svizzera.

Su certi tratti del tracciato, che la nostra guida descrive come uno dei più belli del Paese, il rumore del treno e dell’autostrada, che si trovano poco più in alto sul fianco della collina, stona con il silenzio che predomina sull’insieme del percorso. «Gli automobilisti, che appena più sopra corrono a oltre 100 km orari, ignorano che un percorso ciclabile così bello si trovi a qualche metro più in basso. Il fatto di pedalare con calma, così vicino a un’arteria molto transitata, apporta un contrasto impressionante». La prima e unica ascensione del tracciato è superata, e noi approfittiamo dell’occasione per fare una breve pausa ammirando il porto di Weesen. Dopo una salita, generalmente c’è una discesa. Quella che ci offre il tracciato è molto ripida: il cartello indica una pendenza del 25%. Mani sui freni, superiamo la difficoltà del giorno senza scendere dalla bici.



In bici per “vivere” il paesaggio

Dall’asfalto alla ghiaia passando per il terreno di una foresta, le gomme delle nostre biciclette sfregano contro diverse superfici che apportano varietà all’itinerario. «Non penso che in bici ci si possa annoiare, c’è talmente tanto da vedere, e spesso sono piccole cose», racconta Reto Fehr. «Guardi sulla destra!»: un cartello autostradale piantato in maniera insolita sul percorso riservato a ciclisti ed escursionisti sostiene le sue tesi. «Legare coi luoghi è più facile in bici che in macchina, il ricordo resta più impresso, prosegue il ciclista 37enne. E siamo vicini alla gente, è facile fermarsi o chiacchierare fianco a fianco pedalando». Nella bici Reto Fehr ha trovato il mezzo ideale per scoprire la Svizzera o, piuttosto, per “viverla”. Curioso di saperne di più sui luoghi attraversati, lo zurighese ha incontrato molte persone e raccolto storie e aneddoti per quasi ogni regione. Apprendiamo, ad esempio, che a La Cure (Vaud) esiste un albergo unico al mondo, situato a cavallo tra Svizzera e Francia. In alcune sue camere è perfino possibile dormire con la testa in Francia e i piedi in Svizzera. I chilometri scorrono e il porticciolo di Weesen si avvicina, mentre Reto Fehr continua a inanellare le storie tanto bizzarre quanto originali. Per condividerle e per «far conoscere la Svizzera in modo diverso», il giornalista pubblicherà un libro che racconta il suo tour del Paese: «Tour dur d’Schwiiz», la cui uscita è prevista questa primavera.



Densissima rete di piste ciclabili

Stiamo pedalando da una ventina di chilometri e abbiamo incrociato solo un pugno di ciclisti. La bella stagione è appena cominciata e questo, senza dubbio, spiega il poco traffico. «Sulla mia strada ho incrociato tantissime persone, conferma Reto Fehr. Persone incontrate o informate della mia avventura hanno fatto un pezzo di strada con me per farmi scoprire la loro regione, e alcune di loro sono diventate amiche». Sarebbero circa 3 milioni le biciclette in circolazione nel 2016, secondo l’Ufficio svizzero di consulenza due ruote. Il ciclismo è il secondo sport nazionale dopo l’escursione ed è praticato da oltre un terzo della popolazione svizzera, come rivela l’inchiesta «Sport Svizzera» realizzata nel 2014 dalla Confederazione. Mentre incrociamo il cartello che annuncia il comune di Weesen e segna la fine del nostro giro, è il momento opportuno per conoscere il nome di quello più bello. «Iseltwald (BE), Salvan (VS), Malcantone, Soubey (JU),…», enumera Reto Fehr, che si è fotografato davanti a ogni cartello come previsto dalla sua impresa. «Soprattutto, sono rimasto stupito dalla solidarietà fra i ciclisti. Più che un luogo particolare, sono gli incontri umani a rimanere piacevolmente impressi nella memoria», ricorda nostalgico Reto Fehr. Siamo seduti su una panchina a contemplare il getto d’acqua in miniatura del porto di Weesen dominato dalla vetta innevata del Rautispitz. Reto Fehr annunciava questo tour come magnifico. Ed è difficile dargli torto.

Ben 200 anni di bici, l’appassionante storia delle due ruote
Tutto inizia il 12 giugno 1817, quando il barone tedesco Drais de Sauerbronn percorre sulla sua «Laufmaschine» (macchina per correre), o draisina, il tracciato di andata e ritorno da Mannheim alla stazione di posta di Schwetzingen: il tragitto di 14 chilometri alla velocità di 15km/h rappresenta il primo giro in bici della storia. Ma bisognerà attendere il 1861 perché essa conosca un’espansione con l’invenzione del «velocipede» da parte del francese Pierre Michaux, munito di pedali e manovelle sulla ruota anteriore.

Materiali più leggeri ed economici ne favoriscono la produzione, diverse novità come la ­catena o i freni ne rendono l’uso più sicuro: la democratizzazione della bici è in atto. Nel XX secolo, la plastica e l’alluminio vengono ­rinforzati dalla più resistente fibra di vetro: vedono così la luce la BMX (1975) e la MTB (1990). Se la prima bicicletta ad assistenza elettrica viene recensita verso la fine del XIX secolo, conoscerà un autentico boom a partire dagli anni 2000. Nel 2016, circa una bici su quattro ­acquistata in Svizzera era un’e-bike. Un aumento del 14% rispetto al 2015, che porta il loro numero in Svizzera a più di 400mila, secondo l’associazione vélo-suisse.

Bike hotel di Svizzera Turismo
Gli hotel certificati «Swiss Bike Hotels» propongono una serie di servizi tagliati su misura per rispondere alle esigenze dei ciclisti. In particolare, i 68 Bike Hotels proposti da Svizzera Turismo sono muniti di un locale biciclette chiuso a chiave, un’area di pulizia con attrezzi, un servizio di lavanderia per le tenute sportive. Ma propongono anche pic-nic da asporto su richiesta o materiale informativo dettagliato.

Prima di mettervi su strada, ecco un check-up in 6 punti

1. Pressione pneumatici: il profilo deve essere in buono stato e la pressione corrispondente all’indicazione sui pneumatici.
2. Freni: rimuovete dai cerchioni la fuliggine e lo sporco. Sostituite i pattini dei freni usurati.
3. Luce: esaminate i cavi e controllate i catarifrangenti (dispositivi riflettenti): manubrio, portapacchi e ruote devono esserne provvisti.
4. Marce: verificate se tutte le marce si innestano ancora in modo impeccabile. Se necessario, lubrificate la catena. Se è molto sporca, pulitela.
5. Sicurezza: soprattutto in caso di bici dei più piccini, è bene adeguare di anno in anno l’altezza della sella. È bene controllare anche le dimensioni del casco e la calzata.
6. Pulizie: rimuovete lo sporco con un panno e pulite con detergente per biciclette e acqua. Se possibile, distribuite su tutte le parti mobili dell’olio spray: proteggerà la bici da sporco e ruggine.

Per maggiori info:



Inoltre, Coop edile+hobby ha istituito il soccorso stradale 24h/24 «Bike Assistance» del Touring Club Svizzero (TCS), che offre assistenza in caso di guasto, furto e incidente. Se lo specialista non è in grado di riparare la bici in loco, il TCS, il taxi o un trasporto pubblico qualunque conduce il socio del club a destinazione senza costi aggiuntivi.

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