Frank Ocean, radiografia
di un successo

È uno degli artisti più chiacchierati del momento, incensato dalla critica e dai fan. — DIEGO PERUGINI

Tutti pazzi per Frank Ocean, nuovo talento «black» e personaggio sfuggente e antidivo. Un tipo che va controcorrente, capace di pubblicare due album nel giro di pochi giorni, rompendo con una major e prendendo la via dell’indipendenza. Il suo stile, minimale e avvolgente, ha già fatto scuola ed è diventato un punto di riferimento importante per le ultime tendenze in fatto di soul e r’n’b. Un nome di culto, insomma, che però va forte anche nelle classifiche. Vera gloria o bluff clamoroso? Al di là delle esagerazioni diremmo la prima. Perché Blonde (Boys Don’t Cry) è un lavoro scarno e affascinante, con ritmi lenti, melodie emozionali, elettronica soffusa, riff di chitarre, voce suggestiva e citazioni sparse. Una sorta di «flusso di coscienza», dove Ocean racconta il suo mondo complesso e tormentato. Un disco intenso, privo di singoli accattivanti, da ascoltare con attenzione e senza pregiudizi.

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