Tv giovane nel mondo digitale

Gli smartphone e i tablet alimentano l’esodo dei giovani dalla tv tradizionale. La RSI e la TSR corrono ai ripari ampliando l’offerta nel web e con programmi innovatvi come «Linea Rossa» e «26 Minutes».

http://www.rsi.ch/la2/programmi/intrattenimento/linea-rossa/
http://www.rts.ch/play/tv/emission/26-minutes?id=6368115



I nativi digitali non guardano più la televisione» sentenziano sbrigativamente molti profeti di sventura. Ma di quale televisione stanno parlando? Forse del vecchio elettrodomestico in salotto? È vero, per i giovani 2.0 è roba del secolo scorso. Con i genitori riescono a condividere al massimo il TG o una partita di calcio della Nazionale. Perché sono «multitasking», non amano il palinsesto fisso della televisione generalista. Armati di smartphone o tablet preferiscono attivare video e prodotti tutoriali su YouTube, cercare sul web contenuti informativi e musicali, anche televisivi. «Guardo solo il TG delle 20 e Falò il giovedì sera» racconta Olena Corzetto, 19 anni, San Vittore. «È sul mio iPhone e al computer che vedo film in streaming, ascolto musica e seguo canali tematici» (cfr. box a pag. 16). «Noi nativi digitali vogliamo tutto e subito, e quindi ci cerchiamo le cose in altre piattaforme» dice Vasili Skoromnick, di Oreselina, coetaneo di Olena. «I film e i documentari me li guardo in streaming su google, mentre la musica l’ascolto sulla piattaforma online spotify». Tutto ciò ha effetti negativi sugli indici d’ascolto delle emittenti televisive generaliste. Un dato eloquente: nella Svizzera italiana, tra il 2011 e il 2014, nella fascia d’età 15-29 anni, il consumo di tv giornaliero è sceso da 80.9 a 72.1 minuti. E colpisce soprattutto le tv italiane. «La RSI è in controtendenza. Dai 21.1 minuti al giorno del 2011 siamo passati a 25.6 minuti del 2014» sottolinea con orgoglio Milena Folletti, responsabile Programmi e Immagine dell’emittente di Comano.

La RSI in controtendenza
Come si spiega questo «successo»? In parte per l’offerta mirata a catturare il volatile pubblico giovanile. Pensiamo al programma per ragazzi S-quot su LA1 e soprattutto al talkshow Linea Rossa su LA2. Questa trasmissione, una tribuna in cui gli adolescenti dibattono temi d’attualità, nella quota di mercato 15-29 anni, è salita dal 15,7% del 2013 al 18.8% del 2014. «La RSI persegue da anni la strategia di intercettare i giovani là dove si trovano, cioè nel mondo digitale» precisa Milena Folletti. «Quindi, pubblichiamo contenuti pensati per la Rete. Alcuni esempi: sul canale YouTube RSI vengono proposti programmi o selezioni di programmi già trasmessi. Poi ci sono le webserie. L’attuale proposta sul serial killer Arthur è stata preceduta da Notte Noir, che ha ottenuto in media 6500 visionamenti a puntata e ha vinto lo scorso anno un premio al Roma Web Fest. E prima ancora c’è stata la piattaforma ludico-informativa Fakebook, per riflettere sulla veridicità delle informazioni che si trovano su Facebook. Infine, gli stessi programmi S-quot e Linea Rossa hanno una seconda vita nel nostro sito e una forte interazione via Facebook e Instagram».



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Un progetto: il TG per i giovani
La RSI non si culla sugli allori. Impedire l’esodo del pubblico giovane è una sfida vitale. Per questo ha lanciato il progetto «Vicinanza al Pubblico digitale». «È un cantiere sperimentale per creare nuovi formati rivolti proprio ai nativi digitali. Attualmente stiamo discutendo in un laboratorio come realizzare un TG per i giovani, con un registro linguistico e contenuti cònsoni alla loro sensibilità. Speriamo di riuscire ad attivarlo il prossimo anno», promette Milena Folletti. Per la «vecchia» televisione generalista, la minaccia di perdere l’audience giovanile non viene solo dalla rete, ma anche dai programmi a pagamento di Cablecom, Swisscom, Sky o Netflix. Difficile immaginare la RSI, azienda di servizio pubblico che gode degli introiti del canone, proporre contenuti a pagamento. Come fronteggiare questa concorrenza? «La RSI deve aumentare la produzione propria a scapito degli acquisti, legandola al territorio, a una dimensione regionale (tipo la serie Affari di famiglia, ndr). Inoltre, offrire strumenti per facilitare la fruizione on demand e mobile, come avviene con l’applicazione Play RSI» afferma Milena Folletti.

La «guerra di posizione» per frenare la fuga dei giovani 2.0 non riguarda solo la RSI ma anche tv pubbliche di oltre San Gottardo. La SRF, per esempio, cerca di conquistare gli under 30 con dei workshop universitari. Una scelta radicale viene dalla Germania, dove ZDF e ARD stanno investendo 45 milioni di euro per creare un canale online. Una particolare menzione merita anche la RTS, la televisione romanda, per l’attenta programmazione in favore dei nativi digitali. In particolare, spicca la trasmissione 26 Minutes (dura 26 minuti) del venerdì sera su RTS1. Ottiene un successo strepitoso tra i giovani e non. Nata come programma radiofonico, condotto dai brillanti Vincent Veillon e Vincent Kucholl, è diventato un talkshow che tratta l’attualità settimanale in modo umoristico e leggero. Viene registrato in un club di Losanna, il «Chauderon 18», e il pubblico fa la ressa per entrare, gratis. «Ci sono stata già diverse volte e dalla platea, dal vivo, l’atmosfera è diversa rispetto alla televisione», esclama Melanie Ganz (27 anni), di Gilly (VD). «26 Minutes è un buon modo per informarsi ridendo e divertendosi. Anche perché non sono molto ferrata in politica». Ma ci sono tanti giovani che lo guardano a casa in salotto o nella Rete. «Da quando il programma è passato dalla radio in TV lo seguo di più, è più dinamico. E che risate!», racconta Sarina Gnecchi (27 anni), di Rolle (VD). I dati sugli ascolti di settembre sono significativi: in media 186 000 telespettatori (quota di mercato: 36,9%) e 14 000 sono i giovani fra i 15 e i 29 anni (quota di mercato: 38%). I nativi digitali, però, imperversano soprattutto nella rete con 2 milioni di visite su Facebook, oltre 150 000 su YouTube e più di 200 000 sul sito e sull’app della RTS.Insomma, nessun de profundis per la televisione generalista se riesce a creare e a  offrire ai giovani 2.0 prodotti innovativi e ricchi di contenuto.


Nel 2014, l’audience di «Linea Rossa» nella fascia 15-29 anni è stata del 18.8% (quota di mercato).

Vasili Skoromnik, 19 anni, Orselina

«Film e documentari in streaming su youtube»

«Non sono il tipo che la sera si piazza in poltrona con i genitori a guardare la tv. Di solito, dopo cena, mi fiondo nella mia stanza e con un orecchio “ascolto” in internet le notizie del TG della RSI o le storie di qualche intrigante documentario della BBC, mentre gli occhi e le mani sono concentrati sui miei lavori scolastici. Frequento il CSIA a Lugano. In generale, sulle notizie internazionali mi informo attraverso le app del Guardian e della BBC, mentre per gli eventi locali su Ticinonline. Noi nativi digitali vogliamo tutto e subito, e quindi ci cerchiamo le cose dove è più comodo. Infatti, come tanti miei coetanei cerco film e documentari in streaming con google e sento la musica sulla piattaforma online spotify. La RSI propone dei contenuti informativi validi per i giovani, ma sono limitati. In ogni caso, anche se perde ascolti, ha il merito di raccontare il nostro territorio, la nostra piccola realtà, che nessun network digitale può fare».


Olena Corzetto, 19 anni, San Vittore

«Sto tre ore al giorno al computer»


«Guardo solo il TG delle 20 e Falò il giovedì sera. Poi, mi fermo con i genitori davanti alla tv solo se c’è un film o un documentario che mi interessa. Sui contenuti per i giovani della RSI, non sono una fan di webserie e ho guardato per curiosità una sola volta il programma “Linea rossa”. Non era così stimolante da spingermi a seguirla nelle puntate successive. In casa abbiamo anche l’abbonamento Swisscom, che utilizziamo quando la RSI o la RAI non offrono programmi allettanti. Mediamente sto tre ore al giorno sull’iPhone e al computer. Su youtube vedo film in streaming e ascolto musica, ma seguo anche canali tematici sulle persone all’estero, su come truccarsi o sulla cucina».

La fruizione flessibile

A colloquio con il prof. Lorenzo Cantoni, direttore dell’Istituto di tecnologie per la comunicazione all’Usi.

I giovani guardano sempre meno la tv tradizionale, in salotto, con il telecomando. Questo elettrodomestico è in via di estinzione?
Certamente è in corso un profondo processo di cambiamento. Anzitutto la fruizione dettata dagli orari del palinsesto si sta «fluidificando»: strumenti come la possibilità di registrare i programmi o intere serie tv, o di riguardare le ultime ore/giorni di programmazione permettono una fruizione molto più flessibile. In secondo luogo, la tv è diventato solo uno tra gli strumenti su cui guardare video, a essa si sono aggiunti lo schermo del pc, il tablet e lo smartphone. In terzo luogo, si sta passando a una fruizione che usa più di uno schermo: per esempio, la tv per guardare la partita e il telefono per commentare in tempo reale su Facebook o su Twitter.

Come si sta adattando la tv a questi processi?
Attraverso numerose strategie. Pensiamo per esempio agli abbonamenti proposti da diversi operatori che includono la registrazione dei programmi, alla distribuzione di contenuti in tempo reale su internet, alla messa a disposizione online di parte dell’archivio come video-podcast…

Qual è lo scenario tecnologico sul futuro prossimo della tv?
È impossibile fare previsioni. Nel breve/medio termine, la tv avrà ancora un pubblico importante, e continuerà a giocare un ruolo decisivo – insieme ad altri mass media – nella formazione dell’opinione pubblica, soprattutto su temi di rilevanza socio-politica.

Che cosa dovrebbero proporre le emittenti pubbliche per conquistare i «nativi digitali»?
Credo che la sfida principale rimarrà quella della qualità informativa. A una prima fase di «disintermediazione» informativa – mi trovo da me le informazioni in rete, senza bisogno di giornali/radio/tv – si è passati a una diffusa consapevolezza della necessità d’intermediari autorevoli, capaci di fare sintesi e di verificare la qualità delle fonti. In questa partita, i media tradizionali hanno ancora molto da giocare.

Testi: Rocco Notarangelo e Basile Weber
Foto: mad, Sandro Mahler

Pubblicazione:
martedì 17.11.2015, ore 00:00