Allegria e comunanza

LA TENDENZA — Ai tempi di internet dove tutto è veloce e basta un clic per ritrovarsi. La classe ʼ53, invece, che comprende circa ottanta persone, si ritrova intorno a una tavolata per un aperitivo o per una camminata.

Èda quasi quattro decenni che ci ritroviamo regolarmente, almeno un paio di volte all’anno. E ogni incontro diventa una grande festa». Lo dice con orgoglio, Michele Vicari, pensionato di Caslano. Lui è il vice presidente dell’associazione Classe 1953 Lugano e dintorni, uno dei gruppi più attivi nella Svizzera italiana per quanto riguarda le rimpatriate tra coetanei. Stavolta ci si è radunati per un aperitivo in un bar del centro cittadino. Oltre una ventina i presenti. «Se oggi siamo ancora qui – sospira Vicari – lo dobbiamo alla costanza del comitato e del nostro presidentissimo Renzo Delmenico. Questi gruppi a volte si sfasciano perché la gente non ha più tempo o voglia di darsi da fare. Noi invece non abbiamo mai mollato».

La buona compagnia
Una quota sociale di 40 franchi annui e un’assemblea in marzo. Due cene all’anno, qualche escursione, e poi anche alcuni appuntamenti inediti. La parola d’ordine della classe 1953 luganese è da sempre semplicità. «A spingerci – sottolinea Tiziana Inderbitzin, un’altra accanita frequentatrice degli eventi della classe – è il desiderio di stare insieme. La rimpatriata consente di fare nascere e di coltivare amicizie. E anche di guardarsi indietro e fare un bilancio della propria vita, partendo dal confronto con i pari età». E c’è pure chi, alla cena di classe, ha trovato l’amore. È il caso di Agostino e Marilena Barray. «Quindici anni fa – conferma Agostino – ci siamo conosciuti alla cena in un’osteria di Lugano. Sono stato io a fare il primo passo. Quella sera abbiamo scoperto di avere molte cose in comune, come la passione per il canto. Da quattro anni siamo sposati». Anche Gabriella Gaggini, di Melide, si è sposata grazie a un incontro durante una rimpatriata. «Da noi l’ambiente è così spontaneo che si entra subito in confidenza con la gente. I temi più ricorrenti? Il lavoro, le vacanze, i problemi quotidiani. Ora si parla anche della pensione, certo. Mentre in passato magari si discuteva un po’ più di pannolini e biberon».

Attività in comune
Sono circa ottanta i membri del gruppo. Ogni tanto arriva qualche volto nuovo, grazie alle inserzioni sui giornali e al passaparola. «A volte qualcuno lascia – ammette Vicari –, magari per ragioni professionali. E c’è pure chi, in questi anni, purtroppo è morto. Sono momenti tristi. Anche queste cose fanno parte della vita. In simili circostanze, ci si sente spontaneamente e ci si ritrova ai funerali». Poi il vice presidente puntualizza: «La nostra non è un’associazione chiusa in sé stessa. Se qualcuno vive in una regione in cui non c’è più il gruppo della sua classe può tranquillamente venire da noi. Col tempo siamo diventati il gruppo di riferimento per la classe 1953 nella Svizzera italiana. Accogliamo anche gli altri, coloro che sono spinti dal semplice desiderio di conoscere nuove persone». Un caso lampante è quello di Edy Gaffuri, agente di polizia che abita a Coldrerio. «Ho il compito di organizzare le escursioni. L’ultima l’abbiamo fatta sul Monte Lema, la scorsa estate. La prossima sarà a fine giugno del 2015, in Leventina. Opto sempre per uscite di un solo giorno e per tragitti semplici, adatti a ogni tipo di camminata, perché in fondo l’obiettivo è di fare partecipare più gente possibile».

La posta elettronica
Grazie alle nuove tecnologie, dai cellulari a internet, oggi è più facile creare un evento, rispetto al passato. «Una volta – sostiene Vicari – dovevamo mandare le lettere a tutti, imbustarle e affrancarle. Ci volevano tempo e soldi. Ora invece con la posta elettronica è tutto più facile. Riusciamo a farci un’idea, quasi subito, del numero di persone che parteciperanno a una cena o a un’uscita. Di solito, su circa un’ottantina di membri complessivi, ne raduniamo una trentina per volta». E conclude: «Ormai ognuno di noi ha la sua vita da portare avanti. La cena di classe non deve essere un obbligo, bensì un piacere. Il nostro compito è quello di regalare attimi di spensieratezza a chi si unisce a noi per una serata. Dopodiché uno ritorna alla routine quotidiana».

Si aggira attorno alle 4.300 unità il numero dei domiciliati in Ticino nati nel 1953. Tra questi anche alcuni personaggi noti, come Mauro Dell’Ambrogio, capo della Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione, e Luigi Pedrazzini, ex consigliere di Stato. Sono 223 le persone che nel 2013 a Bellinzona hanno partecipato alla festa cantonale del 60esimo della classe 1953. I membri della Classe 1953 Lugano e dintorni sono, invece, un’ottantina. Impossibile, infine, stabilire quanti sianocomplessivamente i gruppi che organizzano rimpatriate di classe nella Svizzera italiana. L’assoluta spontaneità degli eventi fa sì che il fenomeno sfugga alle statistiche numeriche.
www.classe53.com

In contatto con il mondo

Oggi le rimpatriate di classe hanno ancora un valore?
Il criterio della classe è un pretesto per stare insieme. Si riflette sul tempo che passa, ci si rincuora a vicenda in un periodo in cui ci sono grandi echi di crisi. Per alcuni è anche l’opportunità di aggrapparsi alle proprie radici, oppure di parlare in dialetto.

Questo genere di iniziative hanno un futuro?
Non credo. Da quello che intuisco le nuove generazioni hanno altri mezzi per restare in contatto, altri canali di conoscenza. Oggi bastano Facebook e WhatsApp per creare un gruppo, i rapporti sono più virtuali e anche più trasversali. Poi bisogna considerare l’entusiasmo di chi gestisce queste organizzazioni. A volte esso viene meno perché la gente ha tanti altri interessi.

Per i più anziani la cena di classe è ancora un’istituzione?
Può essere un valore aggiunto. Finché si lavora, i rapporti sociali ci sono. Ma quando arriva la pensione subentra il rischio di restare isolati. Certo, c’è chi fa sport, chi teatro, chi politica. E ci sono persone che non hanno mai frequentato le cene di classe, ma che ora lo fanno per essere in contatto con gli altri. 

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Testo: Patrick Mancini
Foto: Sandro Mahler

Pubblicazione:
lunedì 12.01.2015, ore 01:00


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