Kariem Hussein come vincitore del bronzo ad Amsterdam

Karim Hussein: «Sono legato alla mia terra»

Il trionfatore agli Europei del 2014 si è comprato una casa «piena di emozioni». E ora è pronto per Rio. Grazie anche a sua madre. — MARTIN ZIMMERLI

Lui è quello che si definisce un vero multitalento: due anni fa, Kariem Hussein (27) è divenuto protagonista della scena dell’atletica leggera con l’oro vinto nei 400 m ostacoli ai Campionati Europei di Zurigo; a metà mese ha fatto il bis ad Amsterdam conquistando la medaglia di bronzo. E mentre altri atleti si dedicano esclusivamente al loro sport e ciononostante non possono nemmeno sognare di raggiungere simili successi, Hussein – di padre egiziano e madre svizzera – porta avanti «marginalmente» anche gli studi di medicina: a settembre, infatti, inizierà il suo sesto e ultimo anno universitario. E non è tutto: «Potresti benissimo decidere di fare carriera come modello dall’oggi al domani» commenta il fotografo durante l’incontro nel paese natale di Hussein, Tägerwilen nel canton Turgovia.


Qui, sul lago di Costanza, è dove l’atleta è cresciuto. Ed è anche il luogo dove ha da poco acquistato una casa. «È un edificio di 100 anni, a cui sono molto legato emotivamente» racconta. «Si tratta della casa di famiglia di mia madre, la stessa in cui mia nonna ha vissuto per circa 80 anni.» La madre di Kariem, Vreni, è contenta che la sua casa, a cui anch’essa è molto affezionata, rimanga in famiglia - anche se dopo i lavori di ristrutturazione manterrà solo esternamente il suo aspetto originale. Si tratterà di un vero e proprio «rinnovo totale» dice Kariem: finestre, porte e pareti saranno tutte sostituite e spostate a sua assoluta discrezione. «Se avessi voluto, mi sarei senz’altro potuta immischiare nel progetto» spiega la madre Vreni, «ma avevo grande fiducia in lui. Mi piace».

Durante i lavori di ristrutturazione della sua casa a Tägerwilen/TG.

L’acquisto della casa di Tägerwilen rappresenta dunque un omaggio alla provincia? «Per certi versi sì» afferma Kariem, che per la sua carriera di atleta mondiale di punta è costretto a viaggiare in tutto il globo. «Finché dovrò allenarmi e studiare, Zurigo resterà il mio punto di riferimento. Ma non escludo affatto l’ipotesi di ritornare in Turgovia».


Quando avverrà di preciso non sa dirlo, forse è scritto nelle stelle – ma d’altronde non è neanche sicuro. La carriera di Kariem nell’atletica leggera è straordinaria, proprio come la lunga serie dei suoi talenti. «Il mio allenatore sostiene che ci vogliono circa dieci anni di allenamento alle spalle per porre le basi per i 400 m ostacoli». Hussein, invece, è passato a questa disciplina solo all’età di 20 anni. Prima, giocava a calcio. E non senza buoni risultati: a soli 16 anni militava già nella Seconda Lega del campionato – «e non ero poi tanto male» commenta con grande modestia.
Soprattutto a quei tempi, sua madre è stata un vero angelo custode che vegliava nell’ombra. «All’epoca non me ne accorgevo» confessa Kariem. «Tornavo dagli allenamenti e in tavola era tutto pronto, e quando uscivo di nuovo, i miei abiti erano già perfettamente ripuliti». Tuttavia i genitori, la mamma grande appassionata di nordic walking e il padre ex pallavolista professionista, non lo hanno mai pressato troppo. «Ma mi hanno sempre sostenuto in ogni occasione». E continuano ancora oggi.

Kariem Hussein e la mamma Vreni a passeggio a Gottlieben/TG.


Il passaggio dal calcio all’atletica leggera non è avvenuto in modo del tutto spontaneo: «Volevo continuare con l’agonismo anche quando ho iniziato l’università» racconta Kariem Hussein. Ma conciliare gli studi di medicina con il programma di allenamenti della squadra di calcio si è rivelato piuttosto complesso. «Così ho deciso di provare l’atletica leggera». Con risultati noti a tutti: medaglia d’oro agli Europei dopo solo cinque anni di allenamento. «Chissà dove sarei adesso se avessi iniziato già a dieci anni o ancor prima» commenta Hussein. Tuttavia non crede che oggi vanterebbe prestazioni migliori: «Forse avrei perso la voglia e mi sentirei esausto e demotivato».

Cosa che invece non è. Affatto. Ora guarda alle imminenti Olimpiadi di Rio (eliminatorie fissate per il 15 agosto), e il suo prossimo obiettivo è la finale del 18 agosto. L’anno scorso, ai Mondiali di Pechino, non si è qualificato per soli 0,05 secondi. Nella classifica mondiale del 2016 Hussein occupa la 9a posizione... «Ma una volta che si è in finale, tutto è possibile» afferma; «a quel punto è solo la forma del giorno che conta». Attualmente Kariem Hussein e sua madre Vreni sono i testimonial svizzeri della campagna «Grazie di cuore, mamma» di Procter & Gamble. Per la terza volta, la multinazionale rende omaggio al contributo delle mamme di tutto il mondo che affiancano i propri figli e li sostengono nelle loro imprese sportive.

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