Fabio Guglielmini: «Sono un combattente».

Un carioca a Minusio

Fabio Guglielmini corre per la nazionale brasiliana. Un infortunio gli impedisce di partecipare alle Olimpiadi di Sochi.

Espansivo, loquace, allegro. Fabio Guglielmini, classe 1994, nazionale brasiliano di sci alpino, porta in sé tutta la carica del popolo carioca. Per lui, giovane adottato da una famiglia svizzera, cresciuto a Minusio, questo è un periodo particolare. Perché dopo le ultime prestazioni della passata stagione, tutto sembrava andare in un’unica direzione: Sochi 2014. «Invece un dannato infortunio, lo scorso luglio su un ghiacciaio austriaco, ha fatto saltare tutto. Il ginocchio ha ceduto, ho rotto i legamenti. I tempi di recupero sono lunghi, i Giochi me li guarderò in tivù».

Fabio, per anni legato ai colori dello Sci Club Sporting Gottardo, e avvicinatosi allo sci grazie al padre adottivo Gabriele, ex allenatore della nazionale, avrebbe avuto tutte le carte in regola per essere protagonista nella rassegna olimpica. Lui che all’ultimo mondiale assoluto di Schlamding aveva stupito tutti per i suoi passi da gigante. «Sono partito dall’81esima posizione e ho chiuso le prove al 30° posto, mancando le gare ufficiali per soli cinque posti». Anche i risultati ottenuti in competizioni come la Coppa Veneto erano dalla sua parte. «Avevo ritrovato le migliori sensazioni. Come quando gareggiavo nelle categorie giovanili. Incredibile, visto che ero reduce da una pesante crisi. Ho avuto però la fortuna di incontrare un allenatore, Luciano Magi, che mi ha saputo ridare stimoli. Avrei voluto fare strage di punti nel campionato sudamericano, ma poi è arrivato il crack». È un rapporto per certi versi travagliato quello che Fabio ha avuto finora con lo sci.

«Sono abituato alle difficoltà. Nel 2009 mi sono fratturato tibia e perone. Ma ce l’ho fatta comunque a rimettermi in forma. Sono un combattente». Gli ultimi 5 anni sono stati particolari per il giovane brasiliano, che ora frequenta la Scuola per sportivi di élite di Tenero. «È strano pensare che tu gareggi per il Brasile, ma ti alleni in Europa. La mia sede di riferimento è a migliaia di chilometri di distanza, ho pochi contatti con i miei compagni di squadra. Così è difficile creare amicizie stabili. Non hai radici e la vita sociale ne risente. Ho dovuto maturare in fretta».

Infine, si scherza sul Brasile. Famoso per il calcio, per lo judo, per il nuoto. Non certo per lo sci. «Noi ragazzi che viviamo in Europa rappresentiamo una risorsa per lo sci brasiliano, che altrimenti non avrebbe un vivaio a cui attingere. Certo che se girasse qualche sponsor in più, non sarebbe male…».

www.fabio.guglielmini.ch

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Sandro Mahler

Pubblicazione:
venerdì 24.01.2014, ore 15:25


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