Raffaele Previtali ha fatto su e giù per le scale del Pretorio di Locarno per tutta la sua carriera professionale. (FOTO: Massimo Pedrazzini)

Un volume che scotta: «Ho interrogato oltre 1000 testimoni»

Raffaele Previtali, ex segretario assessore in pretura, ci parla delle sue passioni e del suo libro fresco di stampa. — RAFFAELA BRIGNONI

«La Pretura mi ha segnato, 37 anni non sono pochi!» esordisce Raffaele Previtali, pensionato da un anno, e che, come segretario assessore alla Pretura di Locarno-Città, nel corso della sua carriera ha interrogato più di mille testimoni. «Ho incontrato persone interessanti e altre meno. Ma sono sempre stato dedito alla carità cristiana e ho cercato di aiutare il prossimo, dentro e fuori la Pretura». E per far capire al pubblico che cosa succeda in un’aula di tribunale, Previtali ha scritto un libro: “Quarantadue anni a campo base”. Vi si trovano aneddoti più o meno divertenti, una miriade di piccoli episodi scritti in burocratese e un sacco di nomi (veri!). Racconti basati su materiale originale e su eventi realmente accaduti, il tutto conservato man mano in un classificatore blu. «L’idea del libro era già nata nel 2010 quando avevo raccolto un sacco di materiale di cose spiritose» spiega Previtali. Il libro verrà ufficialmente presentato in gennaio al Palacongressi di Muralto, ma non sarà disponibile in libreria: dato che i proventi andranno tutti in beneficenza, l’autore vuole evitare costi di distribuzione. «Ho già ricevuto circa 200 pre-comande del libro, 85 esemplari sono già stati pagati» si felicita l’attivo pensionato. Non teme il giudizio della gente, magari di chi è stato citato? Che cosa hanno pensato i suoi famigliari di questa idea? «Non temo conseguenze giuridiche. Ma mi sono lamentato con la mia famiglia: né i miei figli, né mia moglie hanno voluto leggere il libro in anteprima. Mia moglie pensa che io lo abbia scritto per una sorta di sfogo, ma io non la vedo così. Quando sono andato in pensione ero stanco, è vero. Ma il mio lavoro e il contatto con la gente mi piacevano e mi mancano». L’ex segretario assessore sembra quasi immaginarsi al banco degli accusati. Ma con la serenità di chi sa di non correre alcun rischio.

L’importanza della famiglia
La stessa serenità del pensionato che non deve guardare l’orologio e gestisce la giornata come meglio crede. Mentre racconta la sua storia, al tavolo di un bar di Locarno, un conoscente cerca di raggiungerlo per telefono. La suoneria è un brano corale russo. Previtali non nasconde certo le sue passioni. «Ho fatto parte del coro Vos da Locarno per 35 anni. È lì che ho conosciuto mia moglie, e i nostri due figli sono cresciuti a pane e Vos da Locarno!» sorride. «La più grande soddisfazione nella mia vita è la famiglia, sono i figli. A volte penso “cavolo come sono stato fortunato!” Ne ho visti di casi di famiglie disastrate in Pretura. Come padre, la mia unica esigenza era il rispetto delle regole. Le prime volte che avevo dato a mio figlio il permesso di uscire, stavo sveglio aspettando che tornasse. Quando sentivo il motorino arrivare a mezzanotte meno due, potevo addormentarmi tranquillo» ricorda. Da ragazzino, invece, avrà dormito sonni un po’ meno comodi quando aveva ceduto il suo letto ai terremotati accolti in casa dalla sua famiglia nel 1968. «Credo di dover a mia madre la volontà di aiutare gli altri. Era una migrante italiana della prima ora, arrivata in Svizzera prima della seconda Guerra mondiale. Faceva la portinaia in un palazzo a Muralto. Non aveva un centesimo ma aveva un telefono, e così organizzava delle collette di materiale e di beni di prima necessità per questa povera gente. Mi ricordo ancora una scena: ho visto arrivare sull’uscio di casa i terremotati provenienti dal Belice con una valigia di cartone e un foglietto con il nostro indirizzo di casa» si ricorda.

Di progetto in progetto
Tra le sue diverse attività, Previtali ha anche fatto politica a livello municipale. «Un mercoledì a pranzo mio figlio, che allora andava alle scuole medie, mi dice: “Papi, è da domenica che non ti vedo” e lì ho capito che qualcosa non andava e ho deciso di dedicare più tempo ai figli». Adesso poi ci sono anche i nipoti. «Per ora il nonno lo faccio poco. Sono piccoli, c’è da cambiare i pannolini…». Ma gli stimoli non mancano, il sessantenne sta lavorando già al suo prossimo progetto: tracciare l’albero genealogico. Per questa missione si è recentemente recato in Italia, nel Veneto. «Ho scoperto che mio bisnonno aveva 19 figli!». A proposito di dati anagrafici: si sta avvicinando il giorno del suo compleanno e quindi dei festeggiamenti, il 20 di dicembre. «È il giorno in cui aprono la pesca alla trota di lago. Come tutti i compleanni sarò sul lago a prendere freddo!» sorride. E chissà che oltre a qualche trota, non peschi anche qualche pesce grosso tra i lettori! 

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