Il quadro è esposto al Kunsthistorischen Museum di Vienna. 

Un quadro inquietante: l'inverno visto da Arcimboldo

L’opera del mese è «L’inverno» dell’artista milanese Giuseppe Arcimboldo (1527-1583): la stagione più fredda e buia dell’anno con il volto di un vecchio, composto di elementi vegetali, dove spiccano due agrumi. Un ritratto allegorico di Massimiliano II d’Asburgo. — BENEDETTA GIORGI POMPILIO

L’inverno è la stagione più fredda e buia, quella in cui la natura si ferma e sembra che la desolazione prenda il sopravvento, tanto che spesso è associata alla morte. In realtà la consapevolezza della rinascita, che si sa avverrà nei mesi a seguire, non viene mai meno. È a questa speranza che alludono i due agrumi, un limone e un’arancia, che spiccano sul collo di una delle rappresentazioni più originali di questo periodo dell’anno, la spoglia figura di Giuseppe Arcimboldo. Il pittore milanese segue l’iconografia classica, che vede l’inverno rappresentato come un vecchio, utilizzando uno dei suoi singolari ritratti dove le sembianze umane sono il risultato dell’accostamento di fiori, ortaggi, animali o degli oggetti più disparati.
La testa, di profilo, è resa qui con elementi vegetali: un tronco nodoso di legno simula l’effetto della pelle raggrinzita dall’età con barba ispida e cicatrici. L’occhio è una fenditura nella corteccia e la bocca gonfia, sdentata, è un fungo. Orecchie e naso sono rami deformi, così come i radi capelli tra cui spicca però l’edera, altro elemento di speranza, vista la sua resistenza alle temperature fredde. L’opera fa parte del celebre ciclo delle «Stagioni» e degli «Elementi» (aria, fuoco, terra e acqua), dipinto tra il 1563 e il 1566 per Massimiliano II d’Asburgo e di lui sarebbe il ritratto allegorico: come l’inverno è caput anni designando l’inizio del nuovo anno, Massimiliano è caput mundi, in qualità di imperatore del Sacro Romano Impero. Esiste, inoltre, una precisa correlazione, in coppia, fra i profili, suggerendo un dialogo fra gli elementi e le stagioni: l’inverno è in relazione con l’acqua, essendo entrambi freddi e bagnati.

Giuseppe Arcimboldo (Milano 1527-1583) operò dal 1562 alla corte asburgica di Praga. La sua è una pittura illusionistica, legata al manierismo e all’allegorismo del tardo Cinquecento. Nel XX secolo la sua arte, singolare anticipazione di certi aspetti del surrealismo, ha incontrato grande fortuna.