Il ricetto di Candelo con vista sulla passeggiata lungo le mura.

Un tuffo
nel Medioevo

Sono circa duecento i ricetti in Piemonte, ma in pochi hanno mantenuto intatto il loro fascino. Candelo, a pochi chilometri da Biella, ha conservato la sua struttura fortificata. Un gioiello che merita di essere visitato.

Non c’è un solo Piemonte. C’è ovviamente Torino, la grande ex-capitale del Regno d’Italia e dell’industria automobilistica. Ci sono i suoi laghi e le alte montagne verso il nord Europa. E poi le colline e i paesi delle Langhe e del Monferrato che generosamente regalano vini indimenticabili, formaggi prelibati e piatti che ormai sono storia della cucina italiana. Ma il Piemonte, seppur in modo eccezionalmente riservato, è ricco e rivela sorprese inaspettate come il Ricetto di Candelo, a pochi chilometri da Biella.  

«In pochi lo conoscono, ma è qualcosa di assolutamente unico in Europa! – ci racconta Cesare Augusto, la cui famiglia ha radici a Candelo dal 1300 ed è uno dei Testimoni di Cultura Popolare del Comune di Candelo –. Il Ricetto è un borgo fortificato che venne costruito tra il XIII e il XIV secolo. Era la cassaforte della comunità che, grazie a torri e mura,  vi proteggeva le cose più preziose. A piano terra dei piccoli edifici del borgo, i contadini candelesi conservavano il vino. Al piano superiore, a cui si accedeva dalla rua attraverso una scala esterna, portavano le granaglie. Le piccole cellule edilizie non sono dunque mai state abitate, ed è per questo che il Ricetto di Candelo si è conservato perfettamente senza alcuna modifica strutturale». In Piemonte si contano circa 200 ricetti medievali, e solo nel biellese una dozzina, ma della maggior parte se ne trova solo qualche traccia ormai soffocata dalle ­costruzioni di epoche successive. Invece, a Candelo, ci si tuffa nel Medioevo. «I materiali usati per costruirlo – continua Cesare Augusto – sono poveri: le pietre dal torrente Cervo e il legno dalla Baraggia, quella zona che noi chiamiamo la Savana, un altopiano selvaggio e affascinante che ricorda le praterie africane e dove, con vista sulle montagne biellesi, vale la pena fare lunghe passeggiate».

  • Cesare Augusto, testimone di cultura popolare di Candelo.
 

Tornando all’interno delle mura del Ricetto, il protagonista assoluto della visita è un’enorme macchina per la pigiatura delle uve e la torchiatura delle vinacce, conservata nella cantina di quello che oggi è il ristorante Il Torchio 1763. Si tratta di un vero monumento dell’attività vitivinicola di tutta la zona, prima che la filossera, la peronospera e l’oidio decimassero per sempre la vite europea. «Era il torchio della comunità candelese – ci spiega Alberto Barbirato, proprietario del ristorante con il fratello Antonio –. È un ciclope, costruito con il tronco di una quercia millenaria. Per fargli posto, uno dei muri della cantina – che di solito misurava 4 x 5 metri – dovette persino essere abbattuto per allargare il locale. Dal 1763 al 1964 il gigantesco torchio a vite ha funzionato ininterrottamente con un volume di vinificazione impressionante». « Bisogna pensare – sottolinea ancora Barbirato – che tra il Settecento e l’Ottocento, la produzione del Rosso di Candelo arrivava almeno a 1.300.000 litri l’anno. Si trattava di un vino semplice di circa 6 gradi, quasi un alimento che anche i bambini potevano bere».

L’atmosfera della locanda è molto suggestiva (non a caso, è stata scelta per girare parecchi film di ambientazione storica come La Freccia Nera, Dracula, La Vita di Michelangelo, I Promessi Sposi). Alberto Barbirato accoglie i suoi ospiti con garbo e cordialità proponendo piatti tipici quali il carpaccio di manzo con bagna cauda, il risotto alla biellese con salsa al Nebbiolo, la pulenta cunscia o il tagliere con i formaggi locali e con la Paletta, il prosciutto di spalla della zona da affettare o mangiare a dadini come antipasto.

Il ricetto nel suo insieme regala un’atmosfera tranquilla, uno stacco dal XXI secolo. Periodicamente pe­rò si anima: dal 10 maggio del prossimo anno le rue «sbocceranno» con la manifestazione Candelo in Fiore. Se poi non si è insensibili al piacere di un buon bicchiere di vino, ogni settembre si tiene Vinincontro al Ricetto. «Segniamo in agenda, prima o poi, di trascorrere un weekend al Ricetto di Candelo – come suggerisce Gianni Pozzo, il presidente della Pro Loco dal 1999 –. Una buona ragione si trova sempre».

Informazioni pratiche per visitare Candelo

Associazione Turistica Pro Loco ­Candelo, piazza Castello 16, Candelo; tel. 0039 015 2536728 o www.prolococandelo.it e www.candeloeventi.it

Il Torchio 1763
, Ricetto di Candelo; tel. 0039 340 4213851. Ottimo il rapporto qualità – prezzo.

Al Ricetto,
via San Sebastiano 35, Candelo; tel. 0039 015 2538838 e 0039 347 6886144; www.alricetto.it. Un gradevole bed & breakfast a pochi passi dal Ricetto.

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Testo: Barbara Brevi

Foto: Ghigo Roli

Pubblicazione:
lunedì 16.12.2013, ore 08:51


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