Nelle vesti di una «moderna» Biancaneve. (Foto: Nicola Demaldi)

Sexy e pazza: «Ecco perché mi travesto».

Dana Ghiringhelli, da ragazzina, pratica l’attrezzistica. Poi l’incontro con il burlesque. Oggi crea i suoi spettacoli e insegna la pole dance. — Patrick Mancini

La coppa di champagne, piena di bollicine. Un palo piazzato in pieno salotto, tra il tavolino e il televisore. E lei che se ne sta rannicchiata sul divano, con la vestaglia rosa e le calze a pois, abbracciando la sua gatta, Nala, una tigrotta veneziana. Tipa strana, questa Dana Ghiringhelli, in arte Dana Tramp. Un po’ trasgressiva, un po’ pantofolaia, un po’ montanara. Bellinzonese doc, classe 1991, burlesque performer e pole dancer, cubista e barista, si definisce scherzosamente «una pazzoide». «In realtà – ammette – sono semplicemente una ragazza che ama andare controcorrente».


I mille volti di Dana
Nel burlesque Dana ha trovato un terreno fertile in cui coltivare la sua vena creativa. La 24enne si traveste da Biancaneve, da vamp, da cigno, da Cleopatra, da cappellaio matto. Danza, flirta con le emozioni del pubblico, e piano piano si spoglia. Ogni spettacolo è una storia, scritta e raccontata da lei. «È tutta farina del mio sacco. Sono io a ideare il copione e a scegliere le musiche. Da tre anni mi esibisco con altre ragazze nella Svizzera italiana e in Italia. Insieme formiamo il gruppo delle Poison Ladies». Ora, nella vita della vulcanica artista ha fatto irruzione anche quel palo. «Da quando ho conosciuto la pole dance, la danza attorno al palo appunto, mi sento ancora più completa. Anche qui mi muovo in modo sensuale e atletico. Spesso a stile libero. Però non c’è lo spogliarello». Dana trattiene per un attimo il respiro. «A volte è difficile fare capire alla gente che quello che faccio non è qualcosa di volgare. Molti hanno pregiudizi verso quest’arte. Mi capita con una certa frequenza di ricevere proposte indecenti. In ogni caso non dò corda a nessuno. Non sono una ragazza facile. E sul palco faccio semplicemente il mio lavoro. Sono entrata in questo mondo grazie a un concorso, ma sono sempre stata una persona molto dinamica, ho fatto tanta ginnastica in passato, soprattutto attrezzistica. Mio padre e mia madre mi hanno, comunque, sempre sostenuta in ogni mio progetto».


Ritmi frenetici
La settimana di Dana è piena di impegni. Ci sono gli spettacoli. Ma poi c’è anche il lavoro in un bar della capitale. «Conosco tutti i clienti, il clima è bellissimo». E poi la sua nuova sfida, in una palestra della regione. «Da poco ho iniziato a insegnare proprio la pole dance. Sono felicissima. Ho un gruppo sempre più numeroso e variegato». La 24enne rivela un altro aspetto del suo carattere. «Il mio nome d’arte è Dana “Tramp” (dall’inglese “vagabonda”) perché mi piace viaggiare. Sono stata in tanti posti. Da Zanzibar a Los Angeles. Dal Salento a Creta. Un giorno mi piacerebbe portare la mia arte in giro per il mondo». Ed ecco emergere un altro lato apparentemente contraddittorio. «Perché adoro anche starmene in Ticino. Soprattutto nella valle di Osogna, dove i miei genitori hanno un rustico in cui trascorro spesso i momenti liberi. Lì ho passato le estati della mia infanzia. Ci si arriva in elicottero o camminando per oltre tre ore. Ricordo le lunghe escursioni, i bagni nel fiume. Penso di avere un lato selvaggio, rurale. Anche per questo quando posso dò una mano nel vigneto di famiglia, a Giubiasco».La mente di Dana torna ai tempi in cui i suoi nonni gestivano la pista di pattinaggio a Bellinzona. «Da bambina ero già scattante come una molla. Anche per questo ho avuto una serie impressionante di incidenti. Mi sono rotta un dente, mi sono spaccata 2 volte il mento. Una volta, in montagna, ho pure rischiato di farmi tagliare la testa dall’elica dell’elicottero. Ricordo ancora le urla di mia mamma, incavolata nera con me perché non stavo mai ferma». La maledizione di Dana continuerà anche in tempi più recenti. «L’ultimo grosso disastro l’ho combinato lo scorso anno in vacanza a Ibiza. Stavo viaggiando in scooter e sono finita a gambe all’aria. Sono rientrata in Svizzera su una sedia a rotelle. In seguito, 7 mesi per rimettermi in sesto. Un calvario. Ho rischiato davvero grosso».     

Una trasformista
Ama il cibo giapponese e la musica rock. E confessa di essere un’inguaribile freddolosa. Difficile inquadrare completamente Dana. E quando apre le porte dei suoi armadi, le carte si rimescolano ulteriormente. «Questi sono gli abiti che uso per le mie esibizioni. Mantelli, reggiseni, mutande sexy, pantaloni, scarpe di ogni genere. Ho centinaia di indumenti. Mi sento una vera trasformista. E mi viene da ridere se penso che spesso provo gioia semplicemente infilata sotto al piumone, a mangiare cioccolata e a guardare la tivù».Notando una certa confusione, Dana mostra un tatuaggio. «Molte parti del mio corpo sono tatuate. Ho ben sei tatuaggi. E in futuro vorrei farne altri. Sono una persona estroversa e vulcanica, ma che ama anche lasciare il segno. Ogni dettaglio ha un senso nella mia esistenza. Ho fatto sempre cose fuori dagli schemi, ma perché lo sentivo io. Per stare bene, io ho bisogno di seguire il mio istinto».

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