Selina Gasparin con la sua inseparabile bouillotte rossa e il suo fucile Berta.

Una biathleta da podio

Selina Gasparin è guardia di confine ma anche la prima rossocrociata ad aver portato la Svizzera al trionfo in una gara di biathlon.

Ci mostra la sua bouillotte rossa, a forma di cuore, e sorride. La porta sempre con sé, in ogni suo viaggio. «Perché – ammette lei stessa – ho sempre freddo ai piedi». Selina Gasparin, classe 1984, è una ragazza che ha il dono dell’ironia. Ma è anche una delle sportive rossocrociate del momento. Perché è stata la prima a portare la Svizzera al trionfo in una gara di biathlon. È accaduto lo scorso 6 dicembre, a Hochfilzen, in Austria. Una settimana più tardi, ecco il clamoroso bis, stavolta a Le Grand-Bornand, in Francia. «E quando sono tornata qui a S-Chanf, il paese dove vivo, la gente mi ha accolta come una regina. D’altra parte, mancavo da casa già da diverso tempo».

Un sorriso da copertina, due occhi vispi che trasmettono felicità. Selina nasce e cresce in Engadina, nei dintorni di Samedan, e finisce sugli sci quasi per inerzia. «Perché da queste parti – spiega – tutti praticano sport invernali. Ho iniziato con lo sci di fondo, ero piccolina…». Il fucile, invece, arriva più tardi, attorno ai 20 anni. «C’era qualcosa che mi attraeva nel biathlon. Fare un giro con gli sci e poi sparare, a intervalli regolari. La velocità e la concentrazione. Due opposti così lontani tra loro da risultare irresistibili per me». La 29enne engadinese contagia, in seguito, anche le sorelle più giovani: Elisa (22) e Aita (19). In Engadina si racconta che il giorno della cresima di Aita, Selina le regala un fucile. Per convincerla a praticare a sua volta questo sport. «Ora siamo tutte e tre in nazionale – fa notare Selina –, e facciamo tutte le trasferte insieme. Siamo molto legate, come delle vere amiche. Il biathlon adesso è una questione di famiglia».

Una situazione curiosa anche per mamma Patrizia, originaria di Morbio Inferiore, e papà Renato, trevigiano. «I miei genitori – sottolinea Selina – non sono mai stati particolarmente sportivi. Però mi hanno trasmesso la grinta, il carattere, la voglia di non mollare mai. È vero, non ero mai salita su un podio prima dello scorso dicembre. Però avevo sempre fatto bene, anche alle Olimpiadi. E questo lo devo soprattutto alla mia determinazione. Il mio motto d’altra parte è chiaro: se una persona ha successo, è perché è riuscita a rialzarsi una volta in più delle volte che è caduta».

«

Ho fatto cose che altri, in Svizzera, non erano mai riusciti a fare»

Poi l’atleta engadinese ci parla della sua formazione come guardia di confine. La osserviamo sospettosi, facciamo fatica a immaginare una ragazza così dolce in divisa. Selina, tuttavia, non fa una piega. «Quando sono in servizio come guardia, lavoro alla frontiera con Livigno. Grazie a un programma speciale, posso essere contemporaneamente anche una sportiva professionista. È una soluzione interessante». Il lavoro in divisa, comunque, piace parecchio a Selina. «E non è un caso. Sono una tipa un po’ autoritaria anche nella quotidianità. Pure con gli amici, a volte». Le chiediamo se è autoritaria anche in amore, visto che da oltre due anni fa coppia fissa con l’atleta russo Ilia Chernousov, professionista nello sci di fondo. Selina si apre: «Dovreste chiederlo a lui. Credo di sì, però. Sono esigente. D’altra parte Ilia mi capisce molto. Conosce anche lui i ritmi e lo stress dello sport professionistico. Se sono stata in Russia? Sì, una volta. Ho trovato persone in apparenza distaccate, ma poi molto gentili una volta che le conosci. La Russia mi sembra un Paese immenso, dove tutto è possibile».

Selina si definisce ambiziosa per vocazione, ma anche paziente e socievole. Ci confessa di essere cattolica, ma sostanzialmente neutrale. Grande amante della natura. «Quando è possibile, mi piace andare a raccogliere i funghi nei boschi. È un’occasione per stare con me stessa e in cui non c’è nessuno che mi disturba. Mi prendo il mio tempo, cammino adagio, mi rilasso». Tutto il contrario di quando ci sono le competizioni che contano. «Guardate, questo è il mio fucile. Si chiama Berta». La guardiamo, di nuovo, un po’ stupiti. «Sì, gli ho dato un nome. In fondo è il mio migliore amico, è sempre con me, e lo vedo più del mio ragazzo». Con Berta, Selina ha vissuto due momenti storici per lo sport rossocrociato. «Ho fatto cose che altri, in Svizzera, non erano mai riusciti a fare. Nemmeno i miei colleghi maschi. Se ci penso, mi vengono i brividi. Dopo queste due vittorie, mi hanno cercato tutti. Per interviste, per fotoshooting... È stata una sensazione particolare. Dal punto di vista sportivo, credo sia il coronamento di dieci anni di duro lavoro».

Sì, perché la vita di Selina è tutto tranne che soft. «Sono sempre in giro. Ormai sono abituata a fare e disfare la valigia, a dormire in albergo, a lavare i miei vestiti nelle nazioni più disparate. Beh, avrò tempo in futuro per stare a casa, adesso voglio concentrarmi sulla carriera sportiva». Già, il futuro. Selina ci pensa e, tra 10 anni, si vede mamma. «Sì, vorrei avere una famiglia tutta mia. Mi basterebbe che i miei figli fossero sani. Non ho particolari pretese». Ma precisa: «Abbandonerò l’attività agonistica ad alti livelli, ma non lo sport. Quello farà sempre parte della mia esistenza, non riuscirei a immaginarmi senza. Io ho bisogno di muovermi».

In pillole

Nasce il 3 aprile del 1984 a Samedan, in Engadina. Oggi vive a S-Chanf.
Professione: atleta di biathlon e guardia di confine.
Curiosità: ha due sorelle, Elisa (22) e Aita (19), entrambe in nazionale con lei.
Le date storiche: lo scorso 6 dicembre si è piazzata al primo posto nella «7,5 chilometri sprint» di Hochfilzen, in Austria. È il primo successo di sempre per i colori rossocrociati in questo sport. Il 14 dicembre, Selina ha concesso il bis a Le Grand-Bornand, in Francia.
Parla cinque lingue: italiano, tedesco, romancio, inglese e norvegese.
Il film preferito: «Barfuss» di Til Schweiger.
La canzone: «Up in the sky» dei 77 Bombay Street.
Il piatto: i pizzoccheri.
Il pregio: «Cerco di essere corretta con tutti».
Il difetto: «Sono sempre un po’ in ritardo».




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Testo: Patrick Mancini

Foto: Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
venerdì 10.01.2014, ore 09:52


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