Elly Schlein di passaggio a Lugano: «Qui mi sento a casa».

Una giovane «engagée»

IL PERSONAGGIO — Elly Schlein torna spesso a Lugano, dove è nata e cresciuta. Il suo sogno è il cinema, ma per ora è impegnata in politica al parlamento europeo di Bruxelles. Incontro a Lugano.

Treni, aerei, ma anche tanta bicicletta. Tra un viaggio e l’altro, gli impegni politici che si moltiplicano, lei è sempre in movimento. Se la fermi un istante e le chiedi di dire in un lampo chi è, ti risponde con quella verve incontenibile e appassionata che la contraddistingue. «Sono Elly Schlein, nata e cresciuta tra Lugano e Agno, da padre americano e madre italiana. Dopo il liceo, sono andata a Bologna, per studiare giurisprudenza e coltivare la mia passione per il cinema e i diritti civili. Fino a due anni fa quando il mio percorso politico ha subito un’accelerazione». Così, dopo aver dato battaglia all’interno del Partito Democratico italiano ecco, la sorpresa, l’elezione a deputata nel parlamento europeo.

E ora basta collegarsi al suo seguitissimo profilo facebook per sapere tutto quello che succede a Bruxelles. Con tanto di foto che ironizza sul suo stakanovismo, visto che lei è spesso l’ultima a uscire dall’aula. «Proprio perché sono una persona dalle origini molteplici, mi piace ricollegarmi a quel sogno di un’Europa Unita che è stato dei padri fondatori e che adesso soffre perché è rimasto a metà». Questi gli orizzonti di un impegno che ha trovato le sue prime molle ai tempi del liceo cantonale di Lugano 1. Ed è qui che Elly riceve nel giorno della maturità il premio Maraini che si dà ai migliori allievi. Media spaccata del 6, roba che non si vedeva da anni. «In realtà – ricorda – erano più premi. Mi faceva piacere, ma al tempo stesso mi imbarazzava perché la mia intenzione non era di voler primeggiare. Più che altro, a spingermi a studiare erano la curiosità per tante materie, e l’insicurezza per cui pensavo sempre di non essere abbastanza preparata per gli esami».

Studente modello? Macché, oltre all’impegno, tante le passioni, come quella chitarra elettrica, portata in spalla anche il giorno dell’ultimo esame di latino. «Poche ore dopo aver finito l’esame, mi sono esibita sul piazzale della scuola con una band che faceva rock pesante, quasi metal». 

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Fare cinema rimane ancora il mio sogno, dopo la parentesi politica»

Si chiude così il capitolo luganese, anni in cui Elly Schlein partecipava anche alle riunioni del comitato studentesco della famosa aula K. «Lì sognavamo di cambiare il mondo, organizzando giornate autogestite ricche di corsi di ogni tipo. Era uno spazio di grande libertà. Ricordo lo sciopero che abbiamo fatto per via dei tagli che ci sarebbero stati alla gestione della scuola. Abbiamo occupato il piazzale della scuola e poi siamo andati a protestare fino a Bellinzona». Il salto a Bologna non cambia le sensibilità ma anzi le corrobora, finché nel 2008 Elly sente il «richiamo americano» e compie il grande salto di seguire da volontaria la campagna elettorale per Barack Obama a Chicago, dove tornerà anche nel 2012.

«Lì è sbocciato l’amore per la comunicazione politica e Obama in questo è stato un pioniere nel muoversi con una campagna «grassroots», a filo d’erba, coinvolgendo la gente più disparata su un grande progetto di proposta di cambiamento per il paese. Questa esperienza mi ha segnata profondamente». Da lì in poi, la vita di Elly si è fatta frenetica, senza per questo rinunciare a fermarsi, ogni volta che è possibile, in Ticino. «Ci torno puntualmente, ho i miei genitori che vivono sempre ad Agno. Per non parlare dei tanti amici con cui ci si ritrova e che per me rappresentano sempre una buona boccata d’ossigeno.

Tra chi è andato a studiare in altri cantoni svizzeri, chi invece come me in Italia, be’, alla fine il punto di ritrovo rimane sempre Lugano». E per una come lei con tante origini diverse, non è scontato riuscire a sentirsi a casa. E a Lugano ci riesce. «Qui mi sento a casa e non è cosa da poco. Perché se sei sempre in giro e magari a livello familiare hai ascendenze diverse, il senso di appartenenza rischia di rimanere un po’ a metà strada. O meglio, rischia di diventare un tema che in un modo o nell’altro uno nella vita cerca sempre di colmare». Un legame ticinese che però nel mese di agosto va a rafforzarsi, spostandosi solo di qualche chilometro.

E più precisamente a Locarno che per Elly è diventata tappa fissa da dieci anni durante il Festival del film. «Il Festival è stata una sorta di scuola di vita, un altro modo di viaggiare. Per seguirlo ho rinunciato molte volte alle vacanze. Per fortuna la pausa estiva del parlamento europeo mi permette di esserci anche quest’anno, non dovendo rinunciare così a vedermi i soliti cinquanta film in dieci giorni. Anche perché, tra l’altro, non c’è posto come Locarno che è capace di creare sinergie tra chi fa cinema e chi ama andarlo a vedere».

Un amore che per Elly non si è mai esaurito, visto che se le chiedi di andare a frugare tra i desideri che vorrebbe ancora realizzare, il cinema ritorna ancora. «Da piccola sognavo di fare l’avvocato. Il caso ha comunque voluto che io facessi giurisprudenza ma che finissi almeno per ora a fare tutt’altro. A questo sogno infantile si è affiancato anche quello più adulto di fare la regista, cioè di raccontare attraverso il cinema storie sui temi a me cari come quelli dell’immigrazione, delle carceri e dei diritti dei detenuti. Per il momento ho già realizzato delle video-inchieste e ho lavorato al documentario Anija-La Nave (vincitore del David di Donatello 2013), ma per il futuro non si sa mai. Fare cinema rimane ancora il mio sogno, dopo la parentesi politica».

Beppe Savary-Borioli

Elly Schlein — In pillole

Svizzera, italiana e americana. Ha tre nazionalità Elly Schlein, nata a Lugano nel 1985 ed eletta nello scorso maggio al parlamento europeo nelle file del Partito Democratico italiano con 53.702 voti di preferenze. Una biografia, la sua, dalle molte origini che attraversano la grande storia del Novecento. Dal nonno paterno Hermann, originario dell'Europa dell'Est, che emigra negli Stati Uniti d'America a quello materno Agostino Viviani, avvocato di Siena, che difese e aiutò i cittadini ebrei durante il periodo nazifascista e fu poi anche senatore. Così, mentre negli anni `70 suo padre Melvin diventa docente universitario al Franklin College Switzerland di Lugano, lei cresce in Ticino fino a quando si trasferisce a Bologna dove si laurea in Giurisprudenza. Una biografia e un percorso sfaccettato che l'hanno resa da sempre sensibile ai temi dell'immigrazione e dei diritti civili.

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Testo: Gudrun de Chirico
Foto: Annick Romanski
Pubblicazione:
lunedì 11.08.2014, ore 00:00


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