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Günther Pernthaler (a sin.) e Oskar  Messner, i padri della rinascita. (Foto: Pino Covino)

Günther Pernthaler e l’affettuoso Monni, montone di 7 anni.

Oskar Messner in visita ad una allevatrice di Funes di pecore con gli occhiali

Jacob ed Elias, i figli di Oskar Messner durante il gioco

Chiesetta di S. Giovanni in Ranui / Val di Funes

Pecore con gli occhiali in primo piano

Una pecora con gli occhiali

Salvare le “pecore con gli occhiali”: questa la missione di un ristoratore e di un allevatore della Valle di Funes, in Alto Adige. — PAOLO D'ANGELO

Jakob, non toccare. Prendi la scossa!», esclama in tedesco Oskar Messner. Il figlioletto, che si era aggrappato con le sue manine alla recinzione elettrica, a protezione di un gregge formato da una trentina di pecore dal muso arcuato, dalla colorazione nera attorno agli occhi e sulla punta delle orecchie, si mette a correre spensierato insieme al fratello Elias, sulla stradina sterrata in località San Giacomo, a Funes, a 1.300 metri di altezza.

“Per i nostri figli”
«Eccole, sono queste le pecore con gli occhiali», afferma il cuoco e ristoratore 43enne che, ai piedi delle Dolomiti, commercializza la carne di questa antica razza ovina «nata qui, nella valle di Funes nel ’700, dall’incrocio tra le pecore con gli occhiali della Carinzia e quelle padovane e bergamasche. Quindici anni fa – continua Messner – qui ne erano rimaste 250. Oggi, in tutto l’Alto Adige, ne contiamo circa 3.000». Salvare la biodiversità, lottare contro l’abbandono delle valli, valorizzare il territorio attraverso il recupero delle tecniche di produzione tradizionali, pagare prezzi equi: sono questi i principali obiettivi di Slow food, l’associazione no-profit ai quali Oskar Messner ha aderito e che Coop sostiene. «La nostra valle, come tutto l’arco alpino, vuole dare un futuro ai propri figli, un turismo dal volto umano, rispettoso dell’ambiente e degli animali», afferma Messner, che sottolinea l’importanza del benessere di queste pecore “occhialute”, «ad iniziare da ciò che diamo loro da mangiare: fieno della valle e un foraggio senza OGM, al 100% naturale e prodotto da un mulino altoatesino».



Ecco arrivare Günther Pernthaler, presidente dell’ottantina di piccoli allevatori altoatesini di pecore con gli occhiali. Al cielo si levano i belati di saluto al padrone, entrato nel recinto con un secchio pieno di mangime. Monni, il montone di sette anni, si avvicina a lui e si lascia accarezzare con tenerezza. Il 46enne è appena tornato dal macello di Bressanone, dove ha portato 30 agnelli. «La macellazione avviene quando il peso del capo raggiunge i 30-35 kg, dopo 4 – 6 mesi di vita. Si evitano così il trauma del distacco e problemi alla madre, che continuerebbe altrimenti a produrre latte». Pernthaler racconta dell’inverno delle sue pecore passato all’aperto, nel recinto, e non in stalla. «Prova riuscita. Gli animali non sono voluti andare nel tendone a ripararsi, ma sono rimasti fuori al freddo, fino a -12 °C». Hanno potuto così godere di spazio e aria aperta.
 «Tutto ciò ha influito positivamente sulla loro salute, grazie all’esposizione al sole, importante per la  vitamina D, e sulla capacità riproduttiva del montone. E la carne è ancora  più delicata e più buona». Pernthaler ha trovato acquirenti di capi dalla Baviera, dall’Austria e anche da San Gallo. Un buon segno, ma Messner ammette: «Senza la collaborazione con Coop, che sostiene il nostro progetto e acquista il nostro ragù d’agnello, sarebbe più difficile andare avanti».

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