Carlo Crivelli e Fernando Sanchez, durante la potatura invernale.

Una realtà tutta Momò

Qualche anno orsono, Carlo Crivelli rilevò i vigneti di Fumagalli nel Mendrisiotto. Ora li coltiva con un occhio di riguardo per ľecologia. — Andrea Conconi

Erano anni che Carlo Crivelli, titolare dell’azienda di famiglia Borgovecchio, sognava
di ampliare l’assortimento aziendale con  vini che rispettassero la sua filosofia.
«Alcuni anni fa,» ci racconta Crivelli, «si è presentata l’occasione di poter realizzare questo sogno. A poche centinaia di metri dai nostri uffici, Giuseppe Fumagalli cercava qualcuno interessato a rilevare l’azienda paterna fondata negli anni Venti». Nove ettari di terreno vignato, la gran parte in affitto, sparsi sui diversi terroir del Mendrisiotto. Trovato l’accordo di cessione, bisognava trovare qualcuno che mi affiancasse nella conduzione aziendale. «Di formazione sono laureato in economia e nel mondo del vino ci sono arrivato seguendo le orme di mio padre, diplomato alla scuola di enologia di Montagibert» specifica Crivelli.

Ecologia in vigna
Un’azienda, la sua, dedita all’importazione e al commercio. La sua attività nella produzione risaliva agli anni in cui aveva diretto la Fratelli Corti, sempre di Balerna. «Tra le peculiarità che doveva avere il mio braccio destro c’era, e c’è tuttora, il pieno rispetto dell’ambiente». Non ancora pronti per una coltivazione biologica, ci tengono comunque a rispettare appieno l’habitat naturale. Ad esempio a Pedrinate, dove producono il Sud Sud Sud, c’è un biotopo dall’alto valore naturalistico.
La scelta cade su Enrico Trapletti: «Lo stile dei suoi vini mi è sempre piaciuto – afferma l’economista – fin dai suoi esordi, nei primi anni Novanta». Nasce così un’azienda al 100% Momò non solo nei vigneti, ma anche negli uomini. I vigneti sono situati sui Comuni di Pedrinate, Morbio Inferiore, Arzo e Meride. Il problema di non avere tutti i terreni accorpati, non facilita certamente il lavoro, ma garantisce un’eterogeneità nei vini, ognuno con le sue specifiche caratteristiche.

Un vino per ogni terroir
A questo proposito Giuseppe Fumagalli e suo fratello sono stati lungimiranti, riconoscendo nella struttura di origine morenica del San Giorgio le caratteristiche ideali per ottenere uve dal ricco potenziale aromatico. È un terroir ideale con temperature fresche la notte, per la coltivazione di Chasselas, Chardonnay, Sauvignon blanc e Müller Thurgau, che sono alla base della Cuvée del bianco San Giorgio. Analogo discorso improntato sui vini rossi che, ad eccezione del Stortacoll che è un rosso del Ticino a base di Merlot, Gamaret e Carminoir, sono ottenuti al cento per cento da uve Merlot e si distinguono tra loro per il terroir. Il Ramina, da viti coltivate ad Arzo, subisce una vinificazione unicamente in botti d’acciaio, esprimendo al meglio il carattere del territorio. Nell’assortimento della cantina non mancano poi i barricati: Ronco d’Arzo e Sud Sud Sud.

La salamandra delle terrazze


Sin dall’XI secolo la coltivazione della vite su angusti terrazzamenti sostenuti da muri di pietra ha rappresentato per il Lavaux il motore economico della regione. Numerose generazioni di viticoltori hanno lavorato con cura per preservare questo eccezionale mosaico, patrimonio dell’umanità. A tutt’oggi, la gran parte degli abitanti dei 14 villaggi compresi in questo paesaggio culturale sono viticoltori, e alcuni di loro appartengono a famiglie che da ben 20 generazioni coltivano le stesse terre. Il Lavaux AOC Salamandre con il suo giallo paglierino esprime un bouquet floreale con sentori di fiori bianchi. Fresco, fruttato e delicato, rivela una tenue mineralità che lo rende il compagno ideale di antipasti a base di pesce di lago e pollame.






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