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Una lezione all’interno della scuola, ubicata in una regione montagnosa nel Nord dell’India.

Mara Casella con un allievo della Munsel School fondata nel 2005. (Foto: Paolo Casella, Mad)

Volontariato in India con la Munsel School di Mara Casella

India del Nord — La bellinzonese Mara Casella è l’anima della Munsel School, aperta a bambini e adolescenti affetti da handicap. — Mattia Bertoldi

http://www.munselsocietyleh.org/

Il mese di giugno coincide in Ticino con la fine delle scuole e l’inizio delle vacanze per migliaia di persone – allievi e insegnanti. In molti approfittano della pausa per intraprendere un viaggio, e questo talvolta si trasforma in qualcosa di più. Lo sa bene Mara Casella che, nonostante le origini bellinzonesi, ha trovato una seconda e una terza casa: nell’India del Nord, che le ha catturato il cuore in occasione delle ferie estive del 2003. «Quell’anno visitai per la prima volta il Ladakh e mi trovai molto bene, avvertii delle vibrazioni positive. Sognavo da tempo la possibilità di lavorare all’estero come volontaria, magari in qualità di insegnante specializzata proprio come facevo in Svizzera. Quella sembrava essere l’occasione buona».

Una scuola su misura
Mara tornò nella regione settentrionale del Paese asiatico nel 2004 e scoprì che da quelle parti non esisteva ancora una scuola speciale, nonostante gli oltre 270mila abitanti. Bisognava inventarne una. «Feci le valigie nel 2005 e mi trasferii da quelle parti. L’anno successivo nacque il progetto Munsel, che a dieci anni di distanza può vantare una scuola che accoglie una ventina di allievi affetti da diversi handicap, di età compresa dai 6 ai 19 anni. Per la prima volta le famiglie del luogo hanno trovato un posto in cui i propri figli potevano ricevere un supporto adeguato al loro livello d’apprendimento, costruito su misura per loro».

Riconoscimento ufficiale
Nell’ottobre 2013 Mara è tornata a lavorare a Friburgo, ma segue molto da vicino lo sviluppo della scuola. Il governo indiano l’ha riconosciuta ufficialmente come prima scuola speciale della regione e, anche grazie alla coordinatrice locale Kunzang e all’aiuto dei sostenitori svizzeri, è possibile guardare al futuro con fiducia. E ricordare con piacere i risultati raggiunti. «Percepire l’enorme motivazione con cui gli allievi si presentano in aula e constatare i miglioramenti raggiunti da alcuni di loro mi riempie il cuore. Penso a una bimba di cinque anni affetta dalla sindrome di Down: arrivò alla Munsel in braccio alla mamma, riusciva a malapena ad articolare dei piccoli versi; oggi sa leggere e scrivere. Per me questa è una grande, grandissima esperienza di vita – non sempre facile, ma comunque arricchente».


La Munsel School accoglie ex studenti di scuole pedagogiche e persone provenienti da altre esperienze accademiche o professionali per svolgere attività di volontariato.



http://www.munselsocietyleh.org/

Maria Boschetti Alberti è stata una figura importante nel panorama dell’educazione del canton Ticino.

È ricordata in Ticino come la principale propagatrice del metodo Montessori, approccio educativo volto a stimolare l’indipendenza e le capacità autonome dell’allievo. Iniziò a insegnare nel Malcantone ad appena 16 anni e successivamente si spostò di pochi chilometri: prima a Muzzano e poi ad Agno, località dove visse per buona parte della sua vita. Qui fondò nel 1925 la «scuola serena», basata appunto sul metodo Montessori e animata da lei stessa per oltre cinque lustri.

L’animo però era quello di una grande viaggiatrice, considerati anche i natali... uruguaiani: la Boschetti Alberti nacque infatti a Montevideo nel 1879 e vide per la prima volta il Ticino all’età di quattro anni, quando la famiglia decise di tornare nel comune natale di Bedigliora.

Oltre a svolgere la professione di insegnante, nel corso dell’esistenza fu protagonista di diverse battaglie di carattere socio-politico e culturale orientate all’emancipazione femminile e alla parità tra uomo e donna a livello salariale. Un tema (purtroppo) ancora di grande attualità che ha visto in lei una delle principali paladine ticinesi.


Si cercano storie di emigrazione

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