Michela Cristinelli: «ho iniziato a giocare a 16 anni».

Una seconda vita

Dopo un grave incidente, Michela Cristinelli ha ricominciato da zero, creando l’hockey club Chiasso al femminile.

Leggi la rubrica sportiva di Armando Ceroni «La rivincita al femminile»

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Ha saputo rialzare la testa, nello sport e nella vita, dopo un terribile incidente in moto. Non solo. Michela Cristinelli, classe 1974, ha pure lasciato un segno indelebile nella storia dell’hockey su ghiaccio ticinese, fondando, nel 2008, la squadra femminile del Chiasso. Le «leonesse» militano nella serie B nazionale e trovano in Michela un vero e proprio punto di ­riferimento. «Nella scorsa stagione abbiamo partecipato per la prima volta ai playoff. Una cosa paz­zesca e inattesa. Quest’anno si punta alla salvezza, ma chissà…». È una ragazza tutta da scoprire, Michela, di ruolo difensore. Energica e grintosa. «Ho iniziato a giocare a hockey a 16 anni, nelle Ladies del Lugano. Ero una tifosa della prima squadra, andavo sempre in curva. Poi mi si è presentata l’occasione di scendere sul ghiaccio. È stato il mio medico a spronarmi, visto che in quel periodo avevo bisogno di rinforzare le ginocchia». Michela, che oggi per professione gestisce una importante impresa di baby-sitting a domicilio, giocherà fino al 1995, l’anno dell’incidente in moto. «Il mio corpo ne è uscito mezzo distrutto, la mia vita era da ricostruire. Ci ho messo sette anni a tornare quella di prima. La riabilitazione sembrava non finire mai».

Nel 2004, Michela riprende con lo sport. Stavolta veste i colori del Ceresio, squadra che sparirà per mancanza di effettivi. È il preludio a un capolavoro. «A un certo punto ho deciso di rimboccarmi le maniche, ripartendo da Chiasso. Ho lanciato l’appello ad alcune mie compagne di un tempo, ho fatto volantinaggio. Alla fine ho tirato assieme ben 27 giocatrici pronte a partire dalla serie C». Due anni più tardi arriva addirittura la promozione in cadetteria. Oggi la squadra del Chiasso femminile è una realtà consolidata, guidata da un coach, Davide Conconi, bravo anche dal punto di vista psicologico. «Perché con le donne devi sempre fare attenzione a come parli – puntualizza Michela –, a volte sono permalose. Nel nostro spogliatoio per fortuna c’è un certo equilibrio. E le parole chiave sono rispetto ed educazione. Se una giocatrice non condivide questi due principi, è libera di andarsene». Il campionato è duro, con otto squadre sparse in tutta la Svizzera. «Ci vuole tanto spirito di collaborazione. Da noi si ride tanto, ci si diverte. Manca un po’ di disciplina a volte, soprattutto a livello di puntualità. Però siamo un gruppo unito. Lavoreremo anche su questo».

www.hc-chiasso.ch

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Testo: Patrick Mancini

Fotografia:
Nicola Demaldi
Pubblicazione:
lunedì 28.10.2013, ore 11:25


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