Il fiordo di Isafjördur a circa 500 chilometri a nord di Reykjavík.

Una sfida da duri: l'Islanda in inverno

In pochi si avventurano nei fiordi nordici dellʼisola nel cuore dellʼoceano. Ma è proprio questa una delle occasioni per vivere il paese nel modo più autentico. 

Se vuoi vedere l’Islanda in inverno, la vera Islanda, allora devi andare nei fiordi di nord ovest», dice Ingvar Örn Ingvarsson. «Lo so, lavoro presso l’ente del turismo di Reykjavík e dovrei promuovere la città, i fiordi poi sono posti poco frequentati, ma lì l’inverno è davvero speciale».
Sorseggia il caffè fumante da dietro una scrivania e una barba bionda mentre racconta mille aneddoti sull’animo antico e riservato della cultura islandese. Fuori è buio da un pezzo. I negozi sono illuminati, qualcuno entra ed esce dalla libreria di fronte. «È un Paese di lettori assidui, colpa dei lunghi inverni», aveva appena detto sorridendo Ingvarsson. E quindi il programma è chiaro: qualche giorno a Rejkyavík, e poi una visita a sfiorare il circolo polare artico, a Isafjördur. Certo che fuori è già buio da un pezzo! Il sole ha fatto un salto sopra l’orizzonte per qualche ora, a metà giornata, e poi di nuovo giù. L’inverno qui è così. A mezzogiorno i ragazzi giocano a pallone sul Tjörnin, il lago gelato di fronte alla City Hall. Le scivolate sulla neve che ricopre il ghiaccio non si contano, ma loro giocano come se fossero sulle spiagge di Rio. Più tardi, poi, giovani e anziani si recano in una delle tre piscine pubbliche della capitale, e lì si immergono nelle acque tiepide (29 °C), calde (37 °C), o bollenti (42 °C) delle spa. Piscine all’aperto, beninteso. Intorno, la neve, e loro in mezzo ai vapori. «Sì, certo, c’è anche la famosa Blue Lagoon, con i chiari fanghi di silice, ma noi andiamo nelle piscine pubbliche, è tradizione».

Capitale marinara

A Reykjavík c’e perfino chi fa jogging sul lungomare, trottando tra vento e neve, passando di fronte al famoso monumento dedicato ai primi coloni che giunsero qui dalla lontana Norvegia. Il monumento è una nave vichinga stilizzata, una silhouette di solido e freddo metallo, un inno al viaggio ed alla luce. Continuando a correre nella neve con delle scarpe chiodate, gli atleti passano di fronte allo stupefacente edificio della Harpa, l’opera house della capitale. Come di consueto per una capitale marinara, l’edificio si affaccia sul mare. Il lato rivolto alla città è una complessa struttura di vetri incastonati in una intelaiatura con gli angoli a 120 gradi. Ricorda il complesso reticolo cristallino del quarzo o del ghiaccio. Alle otto l’enorme cristallo si accende e comincia un gioco di luci e di colori che danza sulla facciata dell’edificio. Il richiamo alla aurora boreale è chiaro. Per vedere l’aurora boreale, quella vera, però c’è da attendere. È vero che non mancano tour che da Reykjavík ti portano lontano dalla città a caccia del magico spettacolo celeste, ma a Isafjördur non sarà difficile scovarla. Forse. Il condizionale è d’obbligo quando ci si avvicina alle aree polari, soprattutto in inverno. «In Islanda in questa stagione non c’è nulla di certo, è pur sempre una isola nel cuore dell’oceano, il tempo è imprevedibile, possiamo rimanere avvolti nella neve per giorni, i voli possono essere cancellati da un momento all’altro», aveva avvertito Ingvarsson.

I fiordi del Nord

Così, quando il piccolo bimotore abbandona la capitale e nella notte fa rotta verso nord, è un sollievo. Poi però l’aereoplano si intrufola nelle nuvole e viene avvolto in una fitta nevicata. Infine l’aereo sbuca e comincia a fare ampi cerchi tra il mare (così vicino da distinguere i pennacchi di spuma sulle onde), le nuvole, e la costa a dirupo da un lato. L’aereo attende una pausa nella tempesta di neve che avvolge il piccolo aereoporto di Isafjördur. Dopo qualche giro si infila nel fiordo, sorvola la città ancora assopita, compie un’ampia virata, e atterra. A Heydalur, più a est di Isafjördur, c’è la fattoria di Stella Gudmunsdottir. Per raggiungerla bisogna ricamare alcuni fiordi in un paio di ore di guida (fotografie incluse). Mentre il sole si alza sopra il profilo degli altipiani vulcanici ora ricoperti di neve, il cielo si libera a tratti dalle nubi, ed il paesaggio artico diviene maestosamente gelido. I fiordi sono profonde incisioni nelle rocce scavate da antichi ghiacciai che si tuffafavano in mare. La luce tenue del sole basso sull’orizzonte li illumina, la neve si tinge di colori tra il rosa e l’ambra. La fattoria di Stella, che offre vitto e alloggio nel programma Icelandic Farm Holidays, in inverno è quasi a riposo. «D’estate vengono in molti, tante anche le famiglie», spiega l’anziana signora. È stata maestra elementare a Reykjavík. Ma da  anni, insieme al figlio Gísli, si è ritirata in uno dei luoghi più remoti dell’isola. Cura i suoi bei cavalli islandesi, la serra, le trote. La fattoria rimane avvolta in turbini di neve per qualche giorno, il pericolo di valanghe rinchiude i pochi ospiti per qualche giorno nella grande sala comune della fattoria. Un lungo tavolo, frequenti assaggi di marmellate di quelle poche bacche e mirtilli che la campagna concede a Stella nella breve estate artica (il circolo polare è a poche decine di chilometri a nord), ed un buon libro. Invita gli ospiti a fare il bagno nella pozza termale poco lontano, ma questi declinare l’offerta, temono di congelare appena usciti dall’acqua fumante. Appena il cielo si apre, però, tutti escono nella notte a caccia dell’aurora. Che non tarda a mostrarsi, con il suo sinuoso apparire e scomparire di luci verdastre. Non c’è dubbio: è uno dei fenomeni naturali più spettacolari che esistano su questo Pianeta. E vista da qui, nei fiordi innevati di quella che gli stessi islandesi definiscono la regione più selvaggia dell’isola intera è una esperienza indimenticabile. 

A Reykjavík ci si può arrivare con Icelandair, poco prima di atterrare i visitatori sono introdotti all’atmosfera boreale grazie ad un gioco di luci all’interno dell’abitacolo. Per volare ancora più a nord c’è Air Iceland, puntuale, a meno di tormente di neve. 
Per muoversi a  Reykjavík ora c’è la comoda comoda Reykjavík City Card, si può saltare su e giù dai bus liberamente, offre l’ingresso in molti dei musei della città, e nelle piscine termali della capitale. 
Dove mangiare? Il Perlan è un ristorante che gira, seduti al tavolo potete compiere un tour dall’alto della città, il Nautholl è un piccolo ristorante molto raccolto, amato dai locali (lì una delle migliori zuppe di aragosta, piatto tipico). Il MAR è nei pressi del porto in un vecchio edificio della associazione dei pescatori, ambiente caldo, accogliente, a tema mare. 
A Isafjördur, per escursioni nei monti circostanti, ma anche in sci (o in estate in canoa) il riferimento è Borea, di Runar Karlsson e Nanný Arna. «Scoprire in silenzio», questo è il loro motto, ed il loro suggerimento per addentrarsi nelle regioni polari.

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Testo e foto: Jacopo Pasotti

Pubblicazione:
lunedì 15.02.2016, ore 00:00


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